Tassa rifiuti non pagata per 2,2 milioni

Un buco nel bilancio da 2,2 milioni di euro frutto di oltre 5.400 utenti che nel 2013 hanno omesso di pagare la tassa sui rifiuti, la vecchia Tares. Questo è l’incredibile conteggio che emerge dai tabulati del Comune di Treviso a tre anni esatti dalla nascita della “tariffa sui rifiuti e servizi” andata in pensione dopo appena dodici mesi di redditività.
A conti fatti, si tratta di circa un settimo di tutti i destinatari delle bollette all’interno del Comune di Treviso (all’epoca circa 39mila), ma soprattutto di utenti che da soli rappresentavano circa un quinto dell’intero ammontare del gettito delle Tares (calcolato al tempo in circa 10 milioni di euro).
Possibile un ammanco così importante? Ca’ Sugana afferma di essere arrivata a queste conclusioni dopo «un lungo lavoro di verifica da parte del Servizio Tributi del Comune di Treviso e di Contarina». Analisi e calcoli che vengono fatti necessariamente a distanza di tempo dallo scadere delle bollette ma che in questo caso specifico potrebbero essere stati resi più difficili a causa una serie di fattori, gli stessi che potrebbero a aver generato un così altro numero di “morosi”.
Il 2013 è stato infatti il primo e unico anno della “Tares”, il tributo nato per mandare in pensione la vecchia Tia (tariffa di igiene ambientale) e la vecchia Tarsu (tariffa rifiuti solidi urbani), scattato l’1 gennaio del 2013 e morto a fine dicembre con l’ingresso di una nuova bolletta: quella della Tari. Tre tariffe diverse in soli tre anni; possibile che questo caos tutto italiano nella gestione delle tasse e dei servizi abbia mandato nel pallone alcuni utenti? Possibile, ma non è l’unico elemento da tenere in considerazione.
Il 2013 fu infatti l’anno in cui Ca’ Sugana iniziò il processo che ha portato il capoluogo all’interno del consorzio rifiuti gestito da Contarina, società all’interno della quale il Comune di Treviso proprio tra 2013 e 2014 fece confluire la sua società municipalizzata TrevisoServizi che si occupava della raccolta dei rifiuti con relative bollette. Possibile che nel passaggio di mansioni qualcuno si sia perso per strada qualche bolletta? Difficile a dirlo. Ma non è finita qui. Perchè a voler aggiungere un po’ di pepe al giallo del maxi ammanco da 2.207.000 euro, scoperto dalla revisione contabile fatta dal Comune, c’è anche l’elemento politica: il 2013 è stato infatti l’anno delle elezioni, l’anno in cui una giunta lasciava, un’altra entrava, a una non conveniva spingere sull’acceleratore delle bollette, l’altra ignorava forse di doverlo fare travolta da un mare di cose da gestire e imparare a gestire.
Come se non bastasse, poi, nel 2014 Ca’ Sugana ha perso anche lo storico e solertissimo dirigente del settore tributi, Alessandro Prezzamà, passato ad altro impiego costringendo l’amministrazione ma soprattutto il nuovo responsabile degli uffici a un superlavoro; all’uscita di scena della Tares si sommavano infatti l’arrivo di Tari, Tasi, Imu...
Ma torniamo ai numeri: 2 milioni e 207.000 euro da riportare in cassa, 5.400 cartelle esattoriali che partiranno nell’arco dei prossimi dieci giorni e dovranno essere saldate o contestate entro 60 giorni per una media di circa 407 euro a bolletta, cui va aggiunta la sanzione per il ritardo (30% dell’importo omesso).
Chi sono i morosi? La Tares nel capoluogo si applicava a 39 mila famiglie e 5 mila attività commerciali, oggi tra gli intestatati delle cartelli ci sono così tantissime utenze domestiche, e tante utenze commerciali. Stabilire però chi siano i principali debitori è impossibile. Ca’ Sugana chiarisce solo una questione: «Due milioni non è una cifra di poco conto se pensiamo alla difficoltà di far quadrare il bilancio in questa fase di difficoltà economica. I soldi incassati potranno essere rimessi in circolo e distribuiti alla collettività sotto forma di servizi. Sapere poi che i controlli esistono e vengono attuati in modo puntuale tutela anche chi rispetta le scadenze».
Federico de Wolanski
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