Via Legnago, un business da centomila euro al mese

Merciai e Marinese: l’affare gira attorno a questi due cognomi, e corre sull’asse tra Veneto e Toscana. Un intersecarsi di rapporti tra le famiglie, a vario titolo coinvolte nell’accoglienza
La palazzina in via Legnago a Quinto
La palazzina in via Legnago a Quinto

QUINTO. Merciai e Marinese: l’affare gira attorno a questi due cognomi, e corre sull’asse tra Veneto e Toscana. Un intersecarsi di rapporti tra le famiglie, a vario titolo coinvolte nell’accoglienza dei profughi a Quinto e Paese, che garantirà un affare da 100 mila euro al mese (un contributo da 35 euro al giorno per ognuno dei 101 immigrati). È questo il business a cui si riferivano i sindaci Francesco Pietrobon e Mauro Dal Zilio.

Le palazzine di via Legnago sono state realizzate a partire dal 2000 dalla Ing. Pio Guaraldo Spa, e poi passate nelle mani di un'altra società del gruppo, la Guaraldo Immobiliare spa. I primi due condomini sono stati ultimati nel 2002, gli altri cinque tra il 2008 e il 2009. Una decina di anni prima la Guaraldo era stata rilevata da Lorenzo Marinese, che però - mentre è alla guida - dovrà vedersela con la durissima crisi del settore scoppiata nel 2008. La società accumula debiti, circa 90 milioni, e dopo un’istanza di fallimento ottiene l’accesso al concordato preventivo. All’atto della richiesta del concordato, stando a quanto afferma il commissario giudiziale, il gruppo Guaraldo è riconducibile anche alla moglie di Lorenzo, Adriana Manaresi, e ai tre figli Rugiada Camicina, Gian Lorenzo e Vincenzo.

Nel 2012, quando arriva la richiesta di concordato, il capitale sociale di 5 milioni apparteneva interamente alla Nova Marghera spa, che ha sede al Parco scientifico Vega. Ad oggi la proprietà dei palazzoni in cui si trovano i profughi resta alla Guaraldo Immobiliare Spa.

L’amministratore della società? Proprio Adriana Manaresi Marinese. Ed è qui, a Marghera, che si gettano le basi dell’affare andato in porto a Quinto. Ma serve trasferirsi in Toscana. Qui la famiglia Merciai gestisce alcuni agriturismi, tra cui la residenza Vivalda. Non molto tempo fa la famiglia decide di creare un nuovo ramo aziendale fondando l’associazione Xenia Ospitalità, presieduta da Mauro Andreini che proprio alla residenza Vivalda (a Suvereto) ha recentemente accolto 42 profughi.Ed ecco il tassello che manca per completare il puzzle. Marco Merciai passa un periodo di lavoro in Arabia Saudita come manager dell Società Guaraldo Saudi, nata «grazie alla collaborazione con H.R.H. Prince Fahad Bin Mugrin Bin Abdul Aziz Al Saud e il Gruppo Societario Guaraldo S.p.A.», si legge nel suo curriculum. Successivamente Merciai si trasferisce a Venezia dove lavora, guarda caso, nella Società Nova Marghera, di cui la Procura della Repubblica sostiene faccia ancora parte. La stessa Nova Marghera, che con il suo ramo legato alla logistica, ieri, stando a quanto sostiene il presidente della regione Luca Zaia, distribuiva i pasti ai profughi. È questo il business additato dal sindaco di Paese Francesco Pietrobon e dal sindaco di Quinto di Treviso Mauro Dal Zilio. Basta fare due conti per valutare il possibile profitto: almeno centomila euro al mese, 35 euro al giorno per ciascun profugo. Gestito dalla cooperativa Xenia di Grosseto a cui spetta la gestione dei profughi e l’attività di mediazione. E da Nova Marghera che si occupa della logistica e la consegna dei pasti.

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