Profughi ammassati alla stazione tra caldo, sporco e bagni chiusi

Ai 21 rifugiati stipati da mercoledì mattina all’ex Mondadori ieri se ne sono aggiunti altri 40. La Croce Rossa: «Qui sono troppi». Scatta il trasferimento in via Pasubio. Prefettura grande assente
Il prefetto Marrosu davanti all'ex Mondadori in stazione
Il prefetto Marrosu davanti all'ex Mondadori in stazione

TREVISO. Profughi stipati come bestie in una stanza. Oppressi da un caldo infernale. Costretti a fare i bisogni corporali sui marciapiedi, tra i binari, mercoledì notte, perché i bagni della stazione erano stati chiusi alle 21. E ieri notte hanno rischiato di dover addirittura dormire a turno, nel centro di prima accoglienza allestito in fretta e furia all’ex Mondadori, alla stazione dei treni, perché nel pomeriggio sono arrivati altri 10 profughi e in serata altri 30, destinati ad aggiungersi ai 21 già presenti da mercoledì mattina, e così alcune brande stavano per sparire per fare spazio, in quel forno di stanza. Ma per 20 immigrati dell’ultimo contingente non c’era comunque più spazio, in stazione, e così è iniziata una surreale serie di telefonate tra Comune e Prefettura, un rimpallo assurdo, l’ennesimo, alla disperata ricerca di un altro ricovero. Fino a che ancora una volta, bisogna dirlo, Ca’ Sugana ha risolto in parte l’emergenza mettendo a disposizione per le 21 il dormitorio comunale di via Pasubio: con i sui 35 posti letto già occupati, ma comunque assai più spazioso dell’ex Mondadori.

Caos profughi, anche il prefetto Marrosu in stazione

Ma i locali della ex libreria Mondadori, a fianco della stazione, dove sono stati messi i profughi, «sono solo una situazione temporanea, massimo una settimana o 10 giorni», ha detto ieri durante un sopralluogo il prefetto di Treviso Maria Augusta Marrosu, accompagnata dal vicesindaco di Treviso Roberto Grigoletto che, come il giorno prima il sindaco Manildo, ha ribadito: «La stazione è una sistemazione inaccettabile, ma almeno durerà pochi giorni. Poi basta: il capoluogo ha già dato abbastanza in tema di accoglienza. Gli altri Comuni, invece, molto meno o nulla».

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Il sindaco Giovanni Manildo

Ne arrivano altri 130. Fanno parte di un nuovo contingente di 130 rifugiati, l’ennesimo, destinato alla Marca. Ma siccome, faceva sapere ieri mattina la Prefettura, almeno ad oggi «ci sono posti letto solo per 50 di loro», tra Caritas e cooperative, già piene di rifugiati arrivati nelle scorse settimane, per gli altri 80 bisognava trovare un ripiego d’urgenza. La stazione di Treviso, appunto, frutto di un accordo volante tra prefettura e Ferrovie dello Stato, proprietarie dello stabile che si trova a sinistra rispetto all’ingresso della stazione.

Lo stallo. Una situazione di stallo, mentre in provincia di Treviso sono già presenti circa 600 profughi, a fronte di un totale di 1.700 arrivi dall’inizio dell’emergenza umanitaria: molti se ne sono andati via per conto loro, ma molti altri sono rimasti. E gli altri arrivi previsti, per questa estate, sono massicci. Ma di ricoveri non ce ne sono più, e la stazione è solo un tetto provvisorio. E infatti sempre sabato il prefetto Marrosu ha tuonato: «Nessuna altra offerta di alloggiamento è sin qui giunta dagli enti locali, alcuni dei quali hanno, anzi, in vario modo e a più riprese ostacolato l’opera di questa prefettura volta all’individuazione di luoghi di accoglienza». Capoluogo a parte, che in più occasioni ha messo a disposizione il dormitorio pubblico di via Pasubio. E già sabato Marrosu avvertiva: «Ove dovessero mancare nuove prospettive allocative, si determineranno situazioni già viste in altre città d'Italia con concentrazioni di migranti in luoghi pubblici che andranno a coinvolgere i vari Comuni della provincia». E quindi Marrosu invitava soprattutto i Comuni che oggi non ospitano ancora profughi, a farsi avanti poiché «tutte le spese e gli oneri di utilizzo saranno rimborsati dalla prefettura». Parole cadute evidentemente nel vuoto.

I precedenti. Come fallimentare è stato il tentativo, ai primi di giugno, di trasformare l’ex caserma Salsa in un centro di prima accoglienza: essendo inagibile, i profughi ci sono rimasti solo pochi giorni. E prima ancora non hanno preso corpo le ipotesi di due tendopoli, in aprile, a Susegana e San Biagio. Per non parlare dello scandalo dei 35 profughi lasciati a bordo di una corriera per un giorno intero, davanti alla stazione, a Carnevale, con il prefetto a invitarli a «disperdersi». Ma il prefetto Marrosu, beccandosi il plauso di Lega e centrodestra, lo va dicendo da mesi al Viminale: «Nella Marca non c’è più posto».

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