Temeva di perdere casa e pensione

Delitto di Cessalto, Francesco Sgroi sarebbe stato preoccupato per un errore nel 730 della madre. Ora è piantonato a vista
Di Serena Gasparoni
Ferrazza agenzia foto film treviso interoggatori conferma arrsta per francesco sgroi
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CESSALTO. Aveva sbagliato a compilare il 730 della madre, per questo temeva la donna potesse perdere la pensione e la casa. Potrebbe essere questa la causa che hanno minato la stabilità mentale di Francesco Sgroi, il sessantenne che domenica sera ha ucciso l’anziana madre. Un uomo oggi a rischio suicidio. Che per questo necessita di essere sorvegliato giorno e notte. E di essere ospitato all’interno di una struttura specialistica che possa prendersi cura di lui. Insomma: Francesco Sgroi ha bisogno di cure. Questo in base al parere dello psichiatra e del medico generale del carcere di Santa Bona, in cui il sessantenne di Cessalto è rinchiuso da domenica sera, da quanto è stato arrestato per aver soffocato l’anziana madre, Zina Amelia Castagnotto, con un cuscino. Una questione ribadita ieri mattina nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto che si è svolta al Tribunale di Treviso dinanzi al gip Silvio Maras durante la quale l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere. Testa bassa, sguardo perso nel vuoto e atteggiamento dimesso. Il magistrato responsabile del fascicolo ha chiesto per l’uomo la custodia cautelare in carcere. Il gip si è riservato: la difesa infatti, rappresentata dall’avvocato Marco Rebecca, ha chiesto invece per il suo assistito una misura meno “afflittiva tenendo conto delle necessità di cura di Sgroi”. Non si esclude dunque che nell’immediato futuro dell’uomo possa essere disposto un trasferimento (in un’altra casa circondariale, più “preparata” per casi come quello di Sgroi, come quella nel veronese di Montorio ) o strutture adatte ad occuparsi di casi come il suo. Al momento l’uomo è piantonato a vista, 24 ore su 24. Il timore è che possa far del male a se stesso. L’ipotesi di reato è quella di omicidio volontario con l’aggravante del vincolo familiare e della minorata difesa. L’omicidio è avvenuto domenica sera, attorno alle 19.30. Prima i vicini avevano avvertito alcune urla, un litigio tra madre e figlio. Non c’è certezza al momento sulle cause che hanno scatenato il diverbio e la successiva violenza. Secondo una prima ipotesi, legata ad alcune parziali ammissioni dell’uomo, in quei giorni era particolarmente teso. L’uomo da tempo si occupava della madre. Aveva perso il lavoro dopo la crisi del mobilificio Europeo. Dopo gli anni di cassa integrazione ora era disoccupato. Difficile definire con chiarezza se sia stata anche la sua difficile condizione lavorativa a minare la sua stabilità mentale. Su questo si interrogano non solo gli inquirenti ma anche la famiglia e i sindacati che l’avevano accompagnato nel corso della vertenza.

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