La festa dei baristi dopo l'arresto dei giostrai: «Ci vorrebbe Stacchio»

Iniziativa choc degli esercenti di Conegliano: cena per ringraziare l’Arma. Oggi, 1 aprile, l’interrogatorio della banda di nomadi che svuotava i videopoker
Un frame della videocamera di sorveglianza di un locale saccheggiato dai giostrai
Un frame della videocamera di sorveglianza di un locale saccheggiato dai giostrai

CONEGLIANO. «Adesso che li hanno presi vanno tenuti dentro, non vogliamo trovarli di nuovo liberi. Va buttata la chiave delle celle. Peccato, comunque, che non ci sia uno Stacchio anche qui». È un coro unanime e un appello ai magistrati, quello di esercenti e baristi trevigiani, soprattutto del Coneglianese, presi di mira dalla banda del videopoker. Gente esasperata che ora però vuole festeggiare l’arresto dei malviventi con una cena, alla quale inviteranno anche i carabinieri. In attesa dell’interrogatorio fissato per oggi, i sette giovani banditi rimangono intanto in cella. In manette sono finiti Alan Cassol 19 anni di Fontanelle, figlio di Albano Cassol, il rapinatore ucciso dal benzinaio Graziano Stacchio. Con lui Matteo Zilli 20 anni, Nicolls Garbin 20 anni, Michele Garbin 23 anni, Denis Maronese 20 anni, tutti di Mareno di Piave, oltre a Nicholas Floriani 20 anni di Loria e Giacomo Zolini 33 anni di Giavera.
Il timore delle loro vittime è che presto vengano rimessi in libertà: «Una decina di giorni prima del furto erano venuti nel nostro locale», rivela Rossana Dal Borgo, titolare del Globus di Santa Lucia, «tra noi esercenti si era sparsa la voce, conoscevamo alcune di quelle facce. Siamo soddisfatti dell’arresto, ma bisogna capire cosa avverrà dopo. Noi lavoriamo dal mattino alla sera per guadagnarci da vivere. Noi siamo dalla parte di Stacchio, peccato che non ci sia uno Stacchio anche qui». Il Globus ristopub fu razziato la notte tra l’8 e il 9 febbraio.

Assalti ai videopoker, in cella il figlio del nomade ucciso dal benzinaio Stacchio
I vertici dell'Arma di Treviso durante la conferenza stampa

Altro caso emblematico, che aveva segnato la vita di una intera famiglia, era stato quello del tabaccaio trentenne Samuele Padoan. Il suo negozio di via Liberazione a Fossamerlo di San Vendemiano, al confine con Conegliano, dal giorno del furto è rimasto con le serrande abbassate. Lui, padre di un bimbo, dopo quanto avvenuto la notte del 22 gennaio, ha deciso di mollare l’attività. Troppo pericoloso continuare, troppo alto il rischio di vedere violata propria incolumità: così, ha chiuso il negozio. «Dopo quanto avvenuto la rivendita è rimasta chiusa», spiega l’uomo, «sono stato fortunato poiché ho avuto un’altra opportunità di lavoro e ho trovato chi da giugno gestirà il negozio. Non si può vivere con l’ansia e il terrore». In quel caso la banda del videopoker era stata ripresa con uno smartphone da un residente, che aveva sentito il rumore provocato dai ladri. «Sono molto contento, le forze dell’ordine hanno mantenuto una promessa che mi avevano fatto», aggiunge l’ex esercente, «adesso va buttata la chiave».
C’è poi qualche barista pronta al brindisi con i carabinieri: Mara Pulit, del bar Pulit di Colfosco, assaltato due volte a febbraio nel giro di quindici giorni. Ha già inviato un messaggio di congratulazioni ai carabinieri e ha in progetto di fare una festa nel suo locale, per dare merito agli investigatori, insieme ai suoi clienti: «Mi aspettavo venissero resi pubblici i volti della banda, così sappiamo a chi dobbiamo stare attenti», afferma la donna, «l’importante è comunque che rimangano dentro, la legge deve essere più severa e restrittiva, altrimenti viene vanificato il lavoro delle forze dell’ordine. Noi siamo stanchi, facciamo sacrifici, dopo quanto avvenuto, ogni volta che entro al mattino mi sale l'ansia».
L’ultimo furto, in ordine temporale, era stato al caffè Alla Piramide di Mareno, lo stesso paese in cui risiedono diversi dei giovani fermati. All’alba di mercoledì 18 marzo i soliti ignoti avevano assaltato il locale, per la quarta volta nel giro di pochi mesi. «Sono soddisfatta», commenta la titolare Sonia Vanzella, «adesso però devono rimanere dentro, perché sappiamo come funziona a volte la giustizia in Italia». L’antifurto e l’impianto fumogeno non avevano fermato i banditi, che avevano scassinato sul posto i videopoker e poi lasciato lì un furgone rubato. La barista pensa a una richiesta di risarcimento danni.

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