Goldin chiude, salta la grande mostra

«Mancano le garanzie su tempi e penale, definitivamente concluse le trattative con Comune e Consorzio»
Di Alessandro Zago

«Questa è Treviso, me ne vado». Marco Goldin sbatte la porta lasciando l’amministrazione comunale spiazzata, sgomenta, infuriata: salta la mostra che doveva celebrare, nel prossimo autunno, il grande ritorno di Goldin nella sua città dopo gli anni d’oro di Ca’ dei Carraresi, con le mostre evento pagate, allora, da Fondazione Cassamarca prima del divorzio, 11 anni fa, con il presidente Dino De Poli. E oggi, ma ancora prima di partire, un altro divorzio, con Manildo stavolta. Perché a dire del critico d’arte ci sono state troppe polemiche sul suo ritorno; perché i lavori di sistemazione di Santa Caterina sono partiti troppo in ritardo; (soprattutto) perché il Consorzio di Promozione Marca Treviso non ha voluto (potuto) garantire i tre milioni di euro chiesti da Goldin come penale qualora, per motivi indipendenti dallo stesso Goldin, la mostra fosse saltata.

L’annuncio. Goldin sbatte la porta e lo fa con una nota molto dura, firmata dalla sua società, Linea d’Ombra, piombata ieri sera come un macigno sulla testa del sindaco Giovanni Manildo, sull’assessore alla cultura Franchin, sull’assessore Camolei, colui il quale ha orchestrato a fine 2014 la rete delle associazioni di categoria che, pur in tempi di crisi, hanno messo sul piatto un milione di euro per l’evento. Inutilmente. E che ora dicono: «Con noi Goldin ha chiuso». Ma anche Ca’ Sugana ha messo a bilancio un milione e 200 mila euro per sistemare il museo di Santa Caterina per la mostra di Goldin, lavori appena partiti, «ma il museo ha comunque bisogno di una nuova impiantistica», oggi si affretta a dire il Comune, che però non potrà a questo punto sperare di recuperare i soldi attraverso l’Art Bonus: quali privati metteranno i loro soldi su Santa Caterina ora che Goldin se ne va? Durissima la chiusura della nota di Goldin: «In questo clima di incertezza, anche in ordine ai tempi di esecuzione dei lavori di adeguamento della sede museale di Santa Caterina, e di fronte al rifiuto del Consorzio Marca Treviso di fornire la garanzia richiesta, Linea d’Ombra non ha potuto che dichiarare definitivamente concluse le trattative relative all’organizzazione dell’ evento, incontrando e informando anche personalmente il sindaco nella giornata di giovedì 5 marzo».

L’occasione mancata. Salta così quella che doveva essere l’occasione cruciale per il rilancio culturale, commerciale e turistico del capoluogo. Ma la strada è stata subito in salita, l’aspetto organizzativo gestito male da tutti gli attori in campo, poi sono arrivati gli assalti frontali del comitato Santa Caterina Bene Comune che, pur ripetendo di non avercela con il metodo di Goldin nell’organizzare mostre d’arte - e invece al comitato non piace neppure quello - ha sempre sostenuto che Santa Caterina era il posto sbagliato, che i lavori avrebbero deturpato il museo civico. Sono stati mesi frenetici. Lo scorso giugno le prime voci del ritorno di Goldin a Treviso, poi l’annuncio dell’arrivo di grandi capolavori a Santa Caterina come “L’autoritratto con cappello” di Van Gogh e “La donna melanconica” di Pablo Picasso e altri capolavori della collezione del Detroit Institute of Arts. A ottobre Goldin saggiò la piazza presentando ai suoi fan in un affollatissimo teatro Del Monaco la mostra di Vicenza. Ma sempre a fine 2014 i prestiti di Detroit saltarono. Goldin si mise allora al lavoro per un altro tipo di mostra di cui però Ca’ Sugana ha detto di non saperne nulla.

I soldi. Servivano 4 milioni per i prestiti: Goldin disse di avere gli sponsor, ma anche che ben 2 milioni e 300 mila euro li avrebbe messi Linea d’Ombra. A gennaio le critiche contro Goldin si fecero ancora più pesanti, con la lettera a Manildo di 50 artisti e intellettuali: «Non c’è solo Goldin», dissero. Poi il caso dei permessi mancanti da parte della Soprintendenza per Santa Caterina, infine il pesante “processo” pubblico a Goldin inscenato alle Stefanini dal Comitato Santa Caterina, a febbraio. Quindi la richiesta della penale: e così a far saltare tutto, come accade quasi sempre, è stato l’aspetto economico.

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