Profughi abbandonati in stazione, i sindaci fanno muro

Sono arrivati con un pullman lunedì notte. Il mezzo si è fermato davanti alla stazione ferroviaria di Treviso ma i migranti non hanno nemmeno avuto la possibilità di utilizzare i bagni della stazione che erano chiusi.
Il sindaco Manildo non intende mollare: "Treviso nei mesi scorsi nell'ottica di una risposta all'emergenza e in nome di principi di solidarietà ha messo a disposizione alcune proprie strutture, ha contribuito a promuovere incontri tra sindaci, ma ora il territorio è saturo – tuona Manildo -. Nessun progetto d’integrazione, nessun impegno per trovare effettive soluzioni, solo una mera accoglienza a carico dello Stato, con i Comuni supplenti, che poi si trasforma in clandestinità, come i numeri impietosamente dimostrano, con tutte le conseguenze sociali che questo comporta. Non possiamo continuare ad alimentare un modus operandi che non affronta i problemi e non tiene conto del crescente disagio sociale che i cittadini provano”.
Dove verranno alloggiati? Nessuno lo sa, ma stavolta non si potrà contare sull’aiuto della Caritas che ha già occupato 90 posti sui 95 recuperati nelle varie strutture diocesane della provincia. E anche le cooperative che collaborano con la prefettura sono al completo. Un’emergenza vera, impellente, che nelle ultime ore ha scatenato anche un duro confronto tra Caritas e sindaci.

Il direttore della Caritas Tarvisina don Davide Schiavon, nel corso di un convegno tenutosi venerdì ha parlato di «comportamento imbecille», riferendosi a quello assunto «da chi non vuole affrontare i problemi come la povertà, le emergenze sociali, i profughi». Nemmeno a dirlo, ed ai tanti sindaci che hanno risposto picche alle richieste di disponibilità fatte negli ultimi due anni dalla prefettura di Treviso per accogliere gli stranieri sbarcati dalle carrette del mare sono fischiate le orecchie. «Non credo di aver detto nulla di male», ribadisce Schiavon, «non sono imbecilli i sindaci, è imbecille negare quanto avviene dimostrandosi deboli, incapaci, imbecilli, appunto».
Ma tant’è, le repliche non mancano ad arrivare. Marco Serena, sindaco leghista di Villorba, sfida Schiavon sulla filologia e incalza: «Giusto: imbecille è chi è senza forze, senza nervo, senza guida. Ma chi l’ha detto che la guida giusta sia quella di Schiavon? Che sia giusto accoglierli tutti? Forse la cosa giusta da fare oggi sarebbe un’altra, e a Roma dovrebbero capirlo». Da Oderzo, il sindaco Dalla Libera allarga le braccia: «La Caritas non incolpi noi. Quando la prefettura ci ha chiesto se avevano spazi per i profughi abbiamo risposto no perchè effettivamente non ne abbiamo. Prima ci sono le famiglie in difficoltà, gli sfratti, i poveri. E sono tantissimi».
Da Vittorio Veneto, tra proteste dei residenti contro i profughi e proteste degli immigrati, il sindaco Roberto Tonon (Pd e civiche) è chiarissimo: «Il problema dell’accoglienza va gestito, ma non va gestito così come si fa oggi. I profughi vanno distribuiti sul territorio in base alla popolazione residente nei comuni, ad ogni comune il suo giusto numero di profughi, ma assieme ai profughi devono arrivare anche i soldi per gestirli e pagare vitto e alloggio. La gestione dell’emergenza fa fatta su base provinciale, o addirittura regionale, ma va fatta bene». Da Treviso più volte si era già sollevato il caso chiedendo – invano – prima «la collaborazione di tutti i sindaci», poi «un piano generale». Non c’è stata l’una, nè l’altro. «Innanzitutto distinguiamo profughi da clandestini. I primi vanno gestiti, gli altri trattati come tali» dice il sindaco di Conegliano Floriano Zambon. «Per i primi noi abbiamo fatto tanto. Ma la questione va gestita diversamente. No allo sparpagliamento, riuniamoli in luoghi dove possano essere gestiti bene con minori costi per la collettività. Con Caritas ci siamo sempre trovati in accordo, oggi serve una regia diversa perchè così non si va avanti».
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