Rumore, la città fuorilegge Traffico e locali nel mirino

A Treviso livelli di inquinamento acustico ben oltre i limiti di legge anche di notte Salta l’accordo con Arpav e Ca’ Foscari per un piano d’azione. Arriva lo specialista
AGOSTINI TREVISO TRAFFICO SUL PUT A PORTA S. TOMMASO E LARGO MANZONI
AGOSTINI TREVISO TRAFFICO SUL PUT A PORTA S. TOMMASO E LARGO MANZONI

di Federico de Wolanski

Le quarantamila auto che quotidianamente sfrecciano lungo il Put di Treviso oltre a rappresentare, di fatto, un’emergenza traffico, sono la causa di un’altra piaga che affligge la città: il rumore. A Treviso, secondo i rilievi e le simulazioni fatte dall’Arpav, l’inquinamento acustico è a livelli più che fuorilegge. E chi paga di più sono gli abitanti della prima fascia fuori mura.

I dati lasciano pochi dubbi. Il rumore, in una zona densamente abitata qual è sia il centro storico che la prima “periferia”, dovrebbe raggiungere al massimo i 55 decibel durante il giorno, e i 45 durante la notte. Valori che si abbassano ancor di più se riguardano aree ospedaliere, scolastiche o destinate a parco pubblico (45 di giorno, 35 di notte). Bene: in città, ma soprattutto lungo tutto il Put e le principali strade di collegamento (via Montello, viale IV Novembre, Terraglio, viale Vittorio Veneto), «la prima schiera di edifici fronte strada è soggetta a livelli di rumore che nel periodo diurno superano o pareggiano i 70 decibel» scrive il Comune, «e nella notte raggiungono anche i 60 decibel».

E dove non c’è il traffico, come in alcune aree del centro storico, a generare rumore fuorilegge sono le attività pubbliche come bar e locali che animano le piazze» e nei fine settimana fanno registrare un vero picco di «inquinamento acustico». La città dovrebbe insomma “darsi una regolata”, ma negli ultimi quattro anni non ha fatto nulla complice anche la scarsa attività dell’Arpav, «impossibilitata a fornire al Comune il supporto tecnico e scientifico per l’elaborazione dei piani di risanamento acustico» scrive l’agenzia, «a causa del restringimento delle risorse umane a disposizione dell’unità Fisica Ambientale». Oggi, per chiarire, il capoluogo, si affida agli stessi strumenti normativi per la limitazione dell’inquinamento acustico di 15 anni fa, quando venne fatta una prima classificazione del territorio che già evidenziava «forti problematiche» e imponeva soluzioni. Ca’ Sugana, incassato il belservito da Arpav, ha quindi bussato alla posta di Ca’ Foscari, e per l’esattezza al pool di tecnici con cui ha avviato i piani per lo sviluppo della “smart city”, ma anche qui nulla di fatto: «I tecnici sono impegnati», ha risposto l’università. Finiti a vuoto, a fine estate, anche i contatti con l’università di Padova e con lo Iuav, l’amminstrazione ha deciso così di rivolgersi al suo tecnico di fiducia, quello che proprio in estate l’aveva salvata dalle grane con i residenti per via dei rumori del chiosco sulle mura e di Suoni di Marca: l’ingegner Lamberto Tronchin, professore del dipartimento di ingegneria industriale e ambientale all’università di Bologna.

A lui, ora, il compito di ridisegnare i piani acustici del territorio comunale tenendo conto dei limiti imposti dalla normativa, degli incredibili sforamenti che oggi caratterizzano il territorio, dei problemi di traffico, della salute dei residenti e della vitalità del centro storico. Come farà? Difficilissimo, se non impossibile, salvare capra e cavoli. Ca’ Sugana, che è responsabile della salute pubblica, mette nero su banco l’intenzione di rilanciare il centro storico dando corda ai locali e alle attività commerciali e di intrattenimento che danno lavoro e stimoli in tempi di crisi. Ma che dire ai residenti?

E che dire a chi convive con il Put o le strade più trafficate della città?

Fa sorridere pensare che redigendo il piano acustico di Treviso, nel 2000, l’amministrazione stabilisse che le abitazioni non avrebbero dovuto stare a meno di 20 metri da strade come via Montello, via IV Novembre e simili; e che la “fascia di rispetto stradale” per Put, Feltrina, Terraglio, Noalese, viale Felissent, viale Brigata Treviso e Marche non avrebbe dovuto prevedere abitazioni per 30 metri (da ambo i lati).

La distanza minima dalla tangenziale? Cinquanta metri. Eppure, negli ultimi anni (vedasi il caso delle abitazioni Ater a Borgo Venezia) si è costruito molto, ma molto più vicino. E senza barriere fono-assorbenti.

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