Un anno di gusto tra nuove stelle e vini "centenari"

Dalla A di Associazione Sommelier alla Z di Zanotto, nota dinastia di chef trevigiani. Seguendo le lettere dell’alfabeto stiliamo un’ideale classifica del gusto: personaggi e fatti del mondo del cibo e del vino, che si sono messi in luce nell’anno che sta per finire, accanto alle prospettive per quello che verrà.
Associazione Sommelier. L’AIS Veneto quest’anno ha rinnovato tutti i vertici: il presidente regionale è il veronese Marco Aldegheri, mentre la delegazione di Treviso ora è guidata Wladimiro Gobbo. Da segnalare il successo della manifestazione al Castello San Salvatore di Susegana “Il Veneto al 300x100” e la quarta edizione di “Alba Vitae”, che fonde solidarietà ed enologia: il magnum Imperial Brut Riserva 2005 - Villa Rinaldi selezionato da AIS è stato messo in vendita per le feste di Natale ed il ricavato devoluto alla Fondazione Francesca Rava - N.P.H. Italia.
Bruno Bassetto. Il “ maestro” macellaio trevigiano recordman della salamella ha chiuso la bottega di San Liberale e gira l’Italia con il suo libro “Fra Tagli d'Italia, dalle corna alla coda”. Dal Piper di Roma al Festival dell’editoria culinaria di Montecatini Terme, Bassetto insegna ai “carnivori” italiani come mangiare meglio, spendendo meno e riscoprendo antichi sapori. E nel nuovo numero in edicola anche la rivista “Sale e Pepe” gli dà risonanza nazionale.
Carmenere. L’enoiteca di Lancenigo in ottobre ha festeggiato dieci anni di impegno nella promozione della cultura del buon bere, tra serate a tema ed incontri con i produttori di vini da tutta Italia, abbinata alla cucina “sincera” del territorio. Una passione che coinvolge papà MarioBardin, la moglie Vittorina e l’espertissima figlia Valeria, che da settembre ha preso in mano la guida del locale al posto del fratello Flavio.
Dinato. La terza stella assegnata dalla prestigiosa Guida Michelin 2015 ad un ristorante trevigiano è andata al “Feva” che lo chef patron Nicola Dinato ha aperto tre anni fa a Castelfranco, richiamando subito l’attenzione dei gourmet. Risultato brillantissimo che ora va consolidato in vista di altri obiettivi.
Episcopo. Lo chef Donato Episcopo nel 2013 è salito dalla Puglia a Follina per guidare la cucina del ristorante “La Corte - Hotel Villa Abbazia” subito conquistando la stella Michelin, confermata quest’anno. Due “forchette” e 80 i punti nella Guida del Gambero Rosso. Gusto mediterraneo innestato nella tradizione veneta con leggerezza e grande tecnica. Nel 2015 sono in agenda serate a quattro mani con altri chef stellati: Nino Di Costanzo e Luisa Vallazza.

Formaggi. I produttori caseari e gli affinatori della Marca hanno riscosso grande successo a maggio, nell’ambito del 17º Cibus di Parma: il concorso Alma Caseus ha visto sul podio la Casatella Trevigiana Dop Latteria Soligo, il Perbacco della Casearia Toniolo e il Capra infossato creato dal mastro casaro Carlo Piccoli della Latteria Perenzin di Bagnolo. Piccoli poi ha vinto un oro al World Cheese Awards di Londra, in cui 250 esperti degustatori hanno assegnato anche tre medaglie d’argento e una di bronzo agli affinamenti della Casearia Carpenedo di Camalò.
Gellius. Metà ristorante, metà museo, a Oderzo è sempre una certezza il locale premiato ancora una volta dalla Guida Michelin con una stella.
Cucina moderna, elaborata e accurata scelta dei prodotti sotto la regia dello chef Alessandro Breda.
Helix. È il tappo in sughero che si svita e riavvita brevettato dal Gruppo Amorim Cork, leader mondiale nella produzione di tappatura in sughero (casa madre in Portogallo, filiale italiana a Conegliano). L’innovativo Helix, che mantiene i benefici del sughero facilitando la stappatura delle bottiglie di vino, ha vinto nel 2014 l’Oscar per l’imballaggio.
Identità Golose. L’undicesimo meeting internazionale degli chef ideato dal Paolo Marchi si svolgerà a Milano dall’8 al 10 febbraio sul tema “Una sana intelligenza”. Quest’anno la regione ospite è il Veneto e anche la ristorazione trevigiana sarà presente.
Locanda Baggio. Nino Baggio con la moglie Antonietta è il motore di questo ristorante d’atmosfera tra i colli asolani molto apprezzato da Carlo Petrini, “padre” di Slow Food. Nino è stato invitato all’ultimo Salone del Gusto di Torino a cucinare piatti con i presìdi Slow Food veneti. I suoi menu raccontano il territorio con prodotti a km 0; da provare la tartare di Burlina, razza bovina autoctona veneta allevata solo sul Grappa.
Manzoni. L’auspicio è che il 2015 veda una maggiore promozione del Manzoni Bianco 6.0.13, ovvero Incrocio Manzoni il clone più famoso tra quelli firmati negli anni ’30 da Luigi Manzoni, mitico preside della Scuola Enologica di Conegliano. Vitigno autoctono trevigiano, nasce dall’incrocio tra Riesling Renano e Pinot Bianco ed è coltivato in tutta Italia. Fine e delicato, buon corpo e straordinariamente equilibrato, merita un migliore “posto al sole” nelle carte dei vini.
Olio d’oliva. Nella terra del Prosecco, c’è posto anche per la pianta dell’olivo nella Pedemontana. Produzioni limitate ma apprezzabili come quella di Cappella Maggiore, sotto il Cansiglio, che a maggio dedica anche una festa all’olio d’oliva con la Cooperativa Reitia, che gestisce un frantoio e organizza degustazioni per cinoscere l’olio trevigiano.

Pane. IL Gruppo Panificatori Trevigiani si è distinto anche per gli atti solidarietà. Oltre alla cena con i Poeti della Sopa Coada dedicata alla Cooperativa sociale Solidarietà, a novembre ha inviato al Comune di Treviso un progetto per il 2015, “Pane in attesa”, un aiuto alle famiglie più bisognose.

Radicchio. Produzione autunno-inverno inficiata dalle temperature elevate e dalla troppa pioggia, le cicorie Igp di Treviso e Castelfranco sono come sempre al centro di due rassegne gastronomiche che quest’anno registrano delle new entry per “rinfrescare” il format: il gruppo Cocoradicchio ha associato anche “Le Marcandole” di Salgareda, mentre i Ristoranti del Radicchio hanno aperto a due stellati” fuori Marca, il San Martino di Scorzè e Locanda San Lorenzo di Puos d’Alpago.

Sopa Coada. C’è la più nota versione con la carne di piccione, ma quella alla mottense di pollame del quasi centenario Ristorante Disarò di Motta, in riva al Livenza, è da 10 e lode. A novembre la cuoca Paola prepara fumanti piatti che richiamano buongustai da ogni parte, utilizzando per la zuppa il pane artigianale di Renzo Dridani. Piatto dell’anno.
Trattoria Brunello. Una trattoria di famiglia che s’innalza a tempio della cucina tradizionale, attirando a Scandolara palati fini. La signora Franca ai fornelli da decenni è una garanzia di qualità e “antica” sapienza, in particolare nella preparazione della cacciagione procurata dalla doppietta del marito Giovanni, mentre al figlio Andrea è delegata la sala e la scelta dei vini, con cantina prodiga di grandi rossi. Da non perdere: il risotto con la pernice.

Uva Raboso. Il vitigno autoctono rosso è alla base della crescente fama di questo vino del “nonni”, che si è conquistato anche la denominazione superiore Malanotte (il borgo di Tezze di Piave). Da segnalare che il Gelsaia di Giorgio Cecchetto (di cui da novembre è disponibile la nona annata, la 2011)compie 20 anni e che il Raboso 15-18 Centenarius della cantina Bonotto delle Tezze sarà distribuito in 600 magnum nel novembre 2015, destinate anche agli ambasciatori dei Paesi coinvolti nella Grande Guerra.
Vecchie Viti. Casa Ruggeri di Valdobbiadene si è conquistata un posto d’onore nell’affollato mondo del Prosecco. Le guide del vino 2015 hanno premiato Vecchie Viti 2013 (prodotto solo in 5000 bottiglie) con i Tre Bicchieri del Gambero Rosso, la corona di “Vini Buoni d’Italia”del Touring Club, la nomina aVino Slow e l’inserimento nella guida “Vignaioli e Vini d’Italia”, selezione dei migliori 200 vini nazionali.
Zanotto. Armando, decano degli chef-ristoratori trevigiani, ha appena festeggiato al “suo” Tre Panoce di Conegliano (oggi gestito da Tino Vettorello) la ristampa del suo volume “Il radicchio in cucina”, a trent'anni dall'uscita della prima edizione. Ma la dinastia annovera anche il fratello Adriano, che nel suo Gambrinus di San Polo è tornato a proporre i succulenti gamberi preparati con la ricetta che dal 1847 si tramanda in famiglia e che ha fatto la fama dell’osteria Borsò sul fiume Lia.
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