Adesso «nonno Astorre» riposa in pace

Una cerimonia semplice, raccolta e commovente. L’ultimo saluto ad Astorre Vecchiati, il clochard di 98 anni morto due mesi fa e abbandonato in una cella frigorifera dell’obitorio in attesa che qualcuno gli desse i degni funerali. Le esequie si sono svolte ieri alla chiesa di San Lazzaro.
C’era anche il figlio Gianni. E’ per aiutare lui che nonno Astorre aveva deciso di diventare clochard ed elemosinare spiccioli in centro a Treviso, dov’era diventato in pochi anni un’«istituzione».
«Certo che sono qui - ha detto al termine delle esequie, quasi volesse rispondere a chi ha sollevato perplessità sul suo comportamento in questi anni e anche dopo il decesso di nonno Astorre. «Era mio padre, non il padre di altri - ha continuato – e gli sono e gli sarò sempre riconoscente: si svegliava presto tutte la mattine per aiutarmi. Fra noi c’era un rapporto meraviglioso». Eppure il comune gli ha notificato un vero e proprio ultimatum, per sollecitarlo a seppellire il padre: «Ero pronto a farlo, ma non potevo - ha spiegato ieri Gianni - non potevo accedere ai soldi in banca: prima è scomparsa la legale che mi assisteva, quindi il tutore. Non avevo soldi miei, né potevo chiedere alla band di darmi quelli di mio padre». E ora Gianni non ha lavoro: «Ci provo da tanto tempo, ma nessuno mi ha dato un posto, anche negli ultimi tempi» - ha precisato .
Così a pagare la cerimonia è stato il Comune, mentre fiori ed epigrafi sono stati offerti dai numerosi cittadini, e dalle associazioni, tutti commossi dalla vicenda umana di Astorre. Decine e decine i trevigiani che hanno voluto dargli l’ultimo saluto: fra loro anche l’ex assessore Vittorio Zanini.
A ricordarne la lunga vita è stato ieri il parroco di San Lazzaro, don Giovanni Salvalaggio, in una toccante omelia. «Ho conosciuto Astorre di persona – ha esordito – Mi raccontava del suo impiego nell’ufficio legale della banca di Firenze e di quando, con altri parrocchiani, ha fatto sì che nella vecchia chiesa di San Lazzaro fossero accolti i primi immigrati. Astorre e la moglie mettevano ordine nelle controversie che potevano nascere nel gruppo. E le pratiche per i permessi di soggiorno erano tutte seguite da Astorre che teneva anche corsi di italiano. Era un uomo versatile e dal cuore grande». A cambiare la vita dell’anziano sarebbe stata la morte della moglie.
«Cadde in una specie di depressione – ha detto don Giovanni – E con quel carattere forte era faticoso aiutarlo. Ora non lo vedremo più per Treviso. Riposerà in pace. Un posto per lui nella casa del padre c’è sicuramente. Se è vero che anche solo per un bicchiere offerto saremo ricompensati, lui di bicchieri d’acqua ne ha offerti tanti. Al figlio diciamo di avere un ricordo bello del papà e della mamma».
Laura Canzian
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