United colour per il nuovo Treviso

Tre nuovi giocatori sono pronti per far parte della rosa del A.c.d. Treviso, con la quale si allenano da diverse settimane: sono una seconda punta panamense e due centrocampisti, della Costa d’Avorio e del Ghana. Si aspetta solo che arrivi da Roma il via libera per il loro tesseramento. «I documenti sono partiti da una settimana» spiega il diesse Edy Sartori, «I tempi purtroppo non sono brevissimi, contiamo di farcela entro un mese, forse anche prima. Sono tre ragazzi molto rapidi, che in futuro potranno dare il loro contributo».
Treviso quarto: posizione che rispecchia il suo valore?
«Buon piazzamento, ma alla lunga sono certo che verremo fuori. Del resto abbiamo fatto la squadra all’ultimo momento, siamo partiti che eravamo in 13, non c’era una grandissima possibilità di scelta: in questi casi certe cose riescono bene, altre un po’ meno. L‘importante è restare lì per un altro paio di mesi, poi di sicuro miglioreremo».
Quali analogie con l’esperienza del 2009 in Eccellenza?
«Tante. I problemi di allora sono quelli di oggi: quando arrivano pensano di essere già dei professionisti, hanno pretese, si lamentano. I tempi sono davvero cambiati. No ecco, per la verità una differenza c’è: allora le maglie le avevamo trovate, stavolta non c’erano... Comunque meglio non parlare troppo: qui tutti dicono che manca una punta, ma abbiamo due portieri per due squadre (c’è anche quella juniores ndr), se si fa male uno che facciamo?».
Beh, ma un attaccante di peso sarebbe proprio inutile?
«Nel calcio moderno questo ruolo quasi non esiste più: Roma e Barcellona, tanto per fare due esempi, non ce l’hanno; ora si fa tanto movimento, ci sono gli inserimenti. Guardate Matri nel Milan, ogni volta che l’ho visto non ha toccato una palla, e certamente non per colpa sua».
Treviso leone in casa e agnellino fuori: da cosa dipende?
«Dall’atteggiamento degli avversari. Con i difensori di Cornedo, Caldogno e Rossano, tutti molto lenti, noi andiamo a nozze. La verità è che i moduli vanno bene tutti, ma bisogna anche avere gli uomini per farli». (s.f.)
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