Slongo svela il Nibali del 2015: «No al Giro, punterà al Tour»

Il volto disteso e abbronzato si spiega con la lontananza dalle competizioni e la recente vacanza in Egitto. Domenica, nel Pratese, riceverà l’Ammiraglio d’oro, tributo all’indimenticabile 2014. Ma già l’indomani, a Montecatini, si getteranno le basi per la stagione ventura. Saranno definiti i programmi dell’Astana, che il trevigiano Paolo Slongo, ospite del Panathlon Treviso, svela, risolvendo il dilemma Giro-Tour della maglia gialla Vincenzo Nibali. Come era prevedibile, il campione messinese, che con il trionfo alla Boucle ha regalato al suo preparatore la gioia più grande, non tenterà la doppietta nel 2015, puntando al bis in Francia. Non rivedremo Nibali al Giro il prossimo anno.
«L’idea della doppietta Giro-Tour si è allontanata, abbiamo valutato che sarebbe stata un azzardo. Vincenzo si concentrerà sulla Boucle, dove potrebbe essere affiancato da Fabio Aru, che a maggio sarà invece il nostro capitano nella corsa rosa. Prima di decidere, abbiamo atteso di conoscere il percorso del Giro. E quello del 2015 si presenta esigente e con arrivi in salita già nella prima settimana. Nibali non può permettersi di andare al Giro solo per partecipare e fare la gamba per il Tour. L’idea iniziale era di arrivarci all’80%, per poi essere al top nell’ultima settimana. Idea non praticabile alla luce del tracciato. Il Tour è fatto su misura per Vincenzo: il pavé, solo 14 km di crono individuale più una cronosquadre. Correre pure il Giro sarebbe stata un’incognita».
Il progetto-doppietta è stato preso in considerazione? «Ci avevamo pensato per trovare nuovi stimoli. Ma inseguire due picchi è difficile. A Nibali il Giro piace, ma, al di là dei sentimenti, non valeva la pena rischiare. Vincenzo non può essere né carne né pesce. La doppietta non tramonta, potrebbe essere la sfida degli anni successivi. Ma servirà un Giro che consenta di sfruttare le prime due settimane per entrare in condizione». Cambierà il percorso di avvicinamento al Tour. «Cominceremo a Dubai, poi rispetto al 2014 si dovrebbe disputare la Tirreno-Adriatico al posto della Parigi-Nizza. Quindi Sanremo, Amstel, Freccia e Liegi. Si valuterà se correre il Romandia». Com’è la maglia gialla fuori dalle corse? «Riesce a estraniarsi, ha quasi due personalità. Quando stacca il numero, stacca pure la spina. Dorme, smanetta su Facebook. Il ritardo è consuetudine. Malgrado i guadagni, non ha mai perso la misura della realtà. Di recente, in Giappone, l’ho preso in giro: confrontava i prezzi negli aeroporti, cercava la videocamera che costava meno». Ai tempi della Liquigas-Cannondale, ha seguito Peter Sagan: l’approdo alla Tinkoff aiuterà lo slovacco a riscattarsi? «L’ultimo anno tante cose sono cambiate nella sua vita: si è trasferito a Montecarlo, si è trovato con un altro allenatore, ha modificato le abitudini. Gli sono mancate un po’ l’esplosività e la tenuta sulle corse lunghe. Ma Peter è ragazzo orgoglioso, una squadra nuova porta stimoli nuovi». E spiega come nasce il suo amore per la bici. «Grazie a un zio ciclista e un vicino di casa. Cominciai alla Pro Olmi, poi da allievo alla Trevigiani con Paolo Schiavon. Da junior vincevo, poi da dilettante divenni uomo squadra, un po’ regista. Mentalmente ero già diesse».
Mattia Toffoletto
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








