Piccin e Bartoli, i 2002 a caccia di spazio con il mito di Bryant

GUERRETTA . AG.FOTOFILM .RONCADE . TVB DE LONGHI
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Silvano Focarelli / TREVISO

L’anno scorso la serie A se la sono vista dalla panchina. In realtà Piccin 30 minuti complessivi se li è pure fatti, realizzando anche canestro; per Bartoli invece 5 gare senza schiodarsi dalla panca. Ma quest’anno, inseriti in pianta stabile, avranno il loro numero (13 Piccin, 9 Bartoli). Stiamo parlando dei due 2002 della Treviso Basket: Vittorio Bartoli, umbro di Spoleto e del coneglianese Lorenzo Piccin. Il primo è un 4 di 2.01, l’altro una guardia di 1.91. Dice Bartoli, studente di Scienze applicate allo Scientifico con la Maturità la prossima estate: «Per me questa è un’occasione molto importante: non mancheranno le difficoltà, sarà il mio vero primo campionato con i senior. Ma per me sarà una motivazione in più, avrò la possibilità di mettermi alla prova. Allenarmi con i titolari sarà fondamentale, sarò io che dovrò adattarmi a loro, che certo mi spingeranno a dare quel qualcosa in più».

Pensi di ritagliarti un tuo spazio?

«Lo spero, dipenderà molto da me: dovrò dimostrare di poter reggere il campo. Io sono un’ala forte, mi ritengo abbastanza versatile, nel senso che non ho qualcosa in particolare che faccio benissimo ma riesco a fare un po’ di tutto. Quest’anno non farò parte dell’under 20, solo prima squadra».

Il poster in camera tua?

«Kobe Bryant, però cerco di carpire qualcosa da diversi giocatori».

In quanto a Piccin, Scientifico pure lui, è il classico esterno penetratore. «Sì, mi piace attaccare il ferro ma anche tirare da tre; sono aggressivo in difesa, è una delle mie caratteristiche principali. In squadra avrò una bella concorrenza, anche se non dovremo entrare in competizione fra noi, piuttosto dovremo creare un buon gruppo».

Sinceramente: cosa ti aspetti da questa stagione?

«So bene qual è il mio ruolo: dovrò cercare sempre di farmi trovare pronto e lavorare duro in palestra per convincere coach Menetti».

A che giocatore ti ispiri?

«Kobe Bryant è sempre stato il mio giocatore preferito, dopo che è morto lo è ancora di più. Mi piaceva il suo stile di gioco, sempre aggressivo, intensità pazzesca alla quale cerco di avvicinarmi».

Oggi potresti apprendere dal professor David Logan.

«Anche lui mi ha insegnato molto da quando è a Treviso. E quest’anno che mi allenerò solo con la prima squadra sono sicuro che imparerò ancora di più». —

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