Ginnastica ritmica, Agiurgiuculese con le atlete della Progetto: «Una medaglia è brillante, ma la persona conta di più»

La campionessa a Canizzano davanti a 30 atlete per lo stage di Progetto ginnastica ritmica Treviso. «La squalifica? Il momento più duro, tanti si fermavano alla parola doping, senza sapere la verità. Alla bambine dico di non identificarsi solo con i risultati: sognate senza dimenticare chi siete»

Savina Trevisiol
Alexandra Agiurgiuculese con le ragazze di Progetto ritmica Treviso
Alexandra Agiurgiuculese con le ragazze di Progetto ritmica Treviso

C’è un momento, durante gli allenamenti, in cui nelle palestre cala un silenzio particolare. Anche se c’è la musica, e gli attrezzi continuano a muoversi. Succede quando le bambine smettono di guardarsi tra loro e iniziano a fissare soltanto chi hanno davanti. Alla palestra della primaria Giovanni Bosco di Canizzano quel silenzio aveva il volto di Alexandra Agiurgiuculese.

Una trentina di giovani atlete della Progetto Ssd ginnastica ritmica Treviso sabato hanno trascorso un’intera giornata accanto alla campionessa azzurra durante lo stage organizzato dalla società.

Nata in Romania nel 2001 e cresciuta a Cordignano, Alexandra ha conquistato medaglie europee, un argento e due bronzi mondiali con la Nazionale, ha partecipato a Tokyo 2020. Nel 2023 è stata squalificata per dodici mesi dopo una mancata comunicazione relativa ai controlli antidoping, episodio che le ha impedito di partecipare ai Giochi di Parigi e che le aveva fatto anche prendere la decisione di mollare la ginnastica, per poi decidere di tornare più determinata di prima.

Com’è iniziato il suo rapporto con la ginnastica ritmica?

«Mi sono avvicinata alla ginnastica ritmica a sei anni, dopo che il pediatra aveva consigliato ai miei genitori di farmi fare sport per correggere una leggera scoliosi. All’inizio era quasi un gioco: mi piaceva muovermi, ascoltare la musica, sentire quella sensazione di libertà che provavo in pedana. Però già da bambina sentivo che dentro di me c’era qualcosa di diverso rispetto a un semplice hobby. Pensavo continuamente agli esercizi, volevo migliorarmi sempre. Quando ho iniziato a vestire la maglia della Nazionale italiana ho realizzato che tutto era cambiato: non rappresenti più soltanto te stessa, ma un Paese intero. È una responsabilità enorme, ma anche un’emozione indescrivibile».

Qual è stata la rinuncia più grande per arrivare ad alti livelli?

«Probabilmente vivere un’adolescenza diversa dagli altri. Mentre tanti ragazzi uscivano o viaggiavano, io passavo giornate intere in palestra. Però questo sport mi ha dato tantissimo: disciplina, resilienza e rispetto. Cresci più in fretta e impari presto a convivere con la fatica e con la pressione. Da più giovane vivevo tutto con una pressione enorme, ogni errore sembrava una tragedia. Oggi invece ho imparato ad ascoltarmi di più e a capire che il valore di una persona non dipende da un punteggio o da una gara. La competitività è rimasta, ma è diventata più sana».

Nel suo percorso è arrivato anche il momento della squalifica nel 2023. Cosa hai provato?

«È stato uno dei momenti più duri della mia vita. Nel mio caso non si trattava di sostanze vietate, ma di errori legati alla reperibilità e alla comunicazione dei miei spostamenti dopo viaggi e gare internazionali. Però fuori spesso le persone leggono solo una parola: “doping”. E quella parola pesa tantissimo. È stato difficile accettare che tante persone giudicassero senza conoscere davvero la situazione. Ho sbagliato nella gestione di quella comunicazione e me ne sono presa la responsabilità, ma non sono mai stata accusata di avere assunto sostanze vietate. Eppure quella squalifica mi ha tolto la possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Parigi, che erano uno degli obiettivi più importanti della mia carriera».

Ha mai pensato di mollare tutto?

«Sì, ci sono stati momenti in cui ho pensato di lasciare la ginnastica. Quando vivi un colpo così forte perdi per un attimo i riferimenti. Però la ginnastica è sempre rimasta dentro di me. Anche quando ero arrabbiata con questo sport, non ho mai smesso davvero di amarlo».

Come ci si rialza mentalmente dopo un colpo del genere?

«Un giorno alla volta. Mi hanno aiutata le persone che mi conoscevano davvero e anche il tempo. Credo che dentro ogni atleta ci sia qualcosa di molto forte: siamo abituati a cadere e rialzarci continuamente».

Che effetto le ha fatto tornare in palestra?

«Emotivamente fortissimo. Mi ha fatto sentire vulnerabile ma anche viva. È come ritrovare una parte di te che pensavi di aver perso. All’inizio avevo paura delle sensazioni e del confronto con me stessa, poi appena ho ripreso in mano gli attrezzi ho ricordato perché avevo iniziato».

Si sente diversa oggi come atleta e come persona?

«Assolutamente sì. Prima ero molto più dura con me stessa. Oggi sono ancora ambiziosa, ma anche più umana verso me stessa. Ho capito quanto sia importante proteggere anche la salute mentale oltre alla performance».

Oggi quali sono i suoi obiettivi?

«I sogni ci sono ancora. Voglio tornare in pedana sentendomi libera, forte e autentica. E mi piacerebbe essere anche un esempio per le bambine, far capire che si può cadere e trovare comunque la forza di rialzarsi».

Se potesse parlare alla Alexandra di qualche anno fa, cosa le direbbe?

«Di non identificarsi solo con i risultati. E alle bambine direi di inseguire i propri sogni senza dimenticare sé stesse. Perché una medaglia può brillare tantissimo, ma una persona deve brillare ancora di più».

Progetto ritmica Treviso: il ritorno nel campionato gold e il vivaio in crescita

Lo stage di sabato 23 maggio con la campionessa azzurra Alexandra Agiurgiuculese è stato uno dei momenti simbolo della stagione della Progetto Ssd ginnastica ritmica Treviso, società in forte crescita nel panorama regionale e nazionale. L’iniziativa, organizzata dalla società presieduta da Ornella Camillo e guidata dal direttore tecnico Fabiana Gobbato insieme alle allenatrici Giulia Colledan, Francesca Pordon e Vittoria Vitulli, ha coinvolto sia le agoniste sia le atlete più giovani, trasformandosi non soltanto in un appuntamento tecnico di alto livello, ma anche in una giornata di condivisione e aggregazione.

«È stata una giornata di formazione tecnica molto importante per tutte le nostre ginnaste, ma anche un’occasione per stare insieme in un clima positivo e sereno» racconta Gobbato.

La Progetto SSD è tornata nel 2026 nel campionato Gold dopo anni di risultati nel circuito Silver, ottenendo risultati importanti sia a livello regionale sia alle finali nazionali di Rimini.

Tra i risultati più significativi spicca il quarto posto conquistato da Martina Zilio alla finale nazionale Gold di specialità, uno dei migliori risultati centrati dalla società nell’ultimo periodo.

La società conta oggi circa ottanta atlete, distribuite tra la palestra della scuola media Serena e quella della scuola elementare San Giovanni Bosco. Le ginnaste dei gruppi base si allenano un paio d’ore alla settimana, mentre le agoniste superano anche le quindici ore di lavoro settimanale tra preparazione tecnica, fisica e coreografica, conciliando studio, gare e allenamenti quasi quotidiani.

L’agonista più giovane della società ha appena 9 anni, segnale di un vivaio in continua crescita e già capace di mettersi in evidenza anche fuori regione. Intanto arriva anche un’altra soddisfazione: Maddalena Romano, allieva 2 di appena 10 anni, è stata selezionata per esibirsi ai campionati nazionali assoluti di Folgaria dal 5 al 7 giugno.

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