Petrucci “benedice” TvB «Siete una piazza preziosa»

Il presidente federale fa l’encomio di Vazzoler e di quanto ha costruito la società che ha raccolto l’eredità di Benetton: «Passione e competenza, persone speciali»
DORO VILLORBA AG. FOTOFILM GALA' DEL BASKET AL PALAVERDE, in foto gianni petrucci
DORO VILLORBA AG. FOTOFILM GALA' DEL BASKET AL PALAVERDE, in foto gianni petrucci



Anche a Roma, in Federazione, si guarda con grande attenzione ed interesse a Treviso: non solo per la presenza della Nazionale femminile, che oggi termina la preparazione alla Ghirada, ma anche per la finale dei playoff. La nostra è una piazza che ha vinto, sia pur sotto altra denominazione, 19 trofei italiani ed europei, ma che a tutt’oggi continua a dimostrare una passione raramente riscontrabile in altre parti d’Italia. Gianni Petrucci, romano, 74 anni il 19 luglio, dal 2013 presidente della Fip, è sempre stato un amico della Ghirada anche quando era a capo del Coni: oggi si dice ammirato della crescita esponenziale di Treviso Basket in questi sette anni e confessa “apertis verbis”, come direbbe lui, amante delle citazioni latine, la sincera ammirazione per chi ha avuto l’intuizione ed il coraggio di intraprendere questa bellissima avventura, cioè Paolo Vazzoler. Con un pensiero anche per un personaggio amato da tutti che non c‘è più, Gilberto Benetton.

«Chiariamo: io da presidente devo essere neutro, stare al di sopra di Treviso e Capo d’Orlando, ma parlando della vostra realtà non posso dimenticare il signor Gilberto, che aveva portato Treviso molto in alto e verso la cui famiglia nutro ancora un grande affetto. Nel contempo faccio i complimenti a chi ha ereditato e gestito una realtà molto pesante dopo i fasti della Benetton Basket: Paolo Vazzoler assieme a dei grandi amici è riuscito a fare dei campionati di vertice in A2 con un pubblico straordinario, spesso con il Palaverde sold out. È evidente che anche l’Orlandina sia stata bravissima, ha fatto una stagione straordinaria, però Vazzoler è una bellissima persona con la quale posso parlare di tutto, non solamente di pallacanestro: un vero dirigente deve saper discutere di ogni argomento. E Paolo dopo essere stato un buon giocatore ora è un affermato professionista. Io me li ricordo i tifosi che fin dalla prima partita gridavano “c‘è solo un presidente”. E lui se lo merita: dal niente ha portato Treviso a vivere costantemente al vertice».

Una crescita esponenziale: sette anni fa Treviso vinse la Promozione con una squadra di ragazzini e vecchie glorie. «Non ci si improvvisa a fare i dirigenti di basket. Io sono nato nel calcio, facevo le strisce al campo, poi ho collaborato con l’organizzazione della Stella Azzurra: è così che ci si fa le ossa. Si può diventare dirigenti apprendendo le regole dello sport, ma Vazzoler è passato da buon giocatore a manager affermato: a lui Treviso deve dire solo grazie. E glielo dice pure il presidente federale».

TvB l’ha fatta an he un altro grande nome, Andrea Gracis. «Giocatore modello anche quando era in azzurro, educato e per bene: Andrea è sempre stato nel mio cuore, lo stimo e gli sono tanto affezionato. Per non parlare di Coldebella e Pittis, ragazzi che mi ricordano il passato: quando Riccardo lasciò la Nazionale per me fu un colpo al cuore».

La Serie A continua a perdere club ed ha assoluto bisogno di piazze solide e competenti come Treviso. «Nello sport professionistico ci sono regole ben precise: la vicenda di Torino per me è stata un pugno nello stomaco, fortunatamente un’altra persona intelligente come Sardana (presidente di Sassari, ndr) ha portato in alto una piazza importante. Pensiamo a quanti club sono falliti ultimamente nel calcio professionistico: prendiamo il Veneto, da voi ci sono aziende che stanno bene, certo, ma oggigiorno non è più come un tempo».

E l’idea del consorzio sta prendendo sempre più piede. «Vazzoler è stato uno dei primi a lanciare questa idea, l’hanno seguita Trieste, Varese, ora anche Cantù. Lo sponsor principale serve ma da solo non basta, lo dice la realtà economica italiana. Di mecenati ne sono rimasti tre: Armani, Zanetti e Brugnaro».

E questa finale playoff chi la vince, presidente Petrucci? «Lo sapessi non manderemmo nemmeno gli arbitri… No, a parte le battute, Treviso ha il vantaggio del fattore campo ma lo svantaggio di una condizione psicologica per cui l’altra squadra gioca più serena. Guardate ciò che sta accadendo in Serie A con Milano e Venezia o anche nei playoff del calcio, spesso vince chi è in trasferta. In ogni caso, al 90% vince sempre la squadra più forte. E queste sono due squadre proprio forti, anche Capo d’Orlando ha fatto un campionato straordinario ed anche lì c’è una grande tifoseria. Io seguirò le finali in tv e non tiferò per nessuno: pensate, da laziale, sono stato anche vice presidente esecutivo della Roma…». —



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