Novembre ’87, Treviso-Pro Patria Così morì Andrea Ceccotti

Amatori a rischio. «Defibrillatori, medici rianimatori, ambulanze attrezzatissime. Ad un certo livello la morte di un atleta è improbabilissima, un’eccezione. Specie in Italia e tra gli agonisti professionisti, dove ormai le tutele sono altissime, diveramente da ciò che accade in quasi tutti i paesi stranieri», dice il noto medico sportivo trevigiano Patrizio Sarto. «Insomma, sono lontani i tempi in cui i giocatori di A e B di calcio rischiavano grosso. La serie di esami cui vengono sottoposti ora è così fitta e sofisticata, che io mi preoccuperei soprattutto di altri atleti. Gli amatori che fanno attività con in mano un certificato ottenuto con 20 euro al medico di famiglia che ti chiede: “come stai, hai disturbi, no?”e poi firma, quelli m’inquietano. E in alcuni casi bisogna essere inflessibili con i ragazzini... a dispetto dei genitori. Se fermi un ragazzino perché su di lui sembrano necessari ulteriori accertamenti, capita che ad impennarsi siano proprio i genitori, che vedono minati i loro sogni sui... futuri campioni di casa». Il dottor Sarto, che va fiero di aver fermato, per tempi più o meno lunghi, anche giocatori di Serie A sposando la priorità della salute, parla molto chiaro.Intanto ai vecchi sportivi trevigiani sovviene un episodio che ricorda molto quello purtroppo occorso a Morosini sabato scorso.
Ceccotti morì a Treviso. Era l’8 novembre 1987, la partita si svolgeva al Tenni di Treviso e opponeva la squadra biancoceleste alla Pro Patria di Busto Arsizio, campionato di C/2. Dopo appena dieci minuti di gioco, si sentì male e svenne in campo il giocatore Andrea Ceccotti, friulano ventenne che militava tra i bustocchi. Venne trasportato d’urgenza al Ca’ Foncello, già in coma irreversibile. La diagnosi fu di trombosi alla carotide. Dopo sei giorni senza riprendere conoscenza, Ceccotti morì.
Ambulanze disarmate. Domenica, in una gara ciclistica per Giovanissimi a Colognole, s’è scoperto che c’era sì l’ambulanza al seguito, ma senza medico a bordo. Passati in rivista i regolamenti, la gara è partita lo stesso. Ma numerosi genitori non hanno consentito ai loro ragazzi di parteciparvi.
Antonio Frigo
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