Nikolic è l’Harry Potter della De’ Longhi «Doncic, Melli e l’Nba? Sto bene a Treviso»

il protagonista
Aleksej Nikolic è un concentrato di energia, cordialità e simpatia e soprattutto parla un inglese perfetto, con un lievissimo accento tipico del suo paese, la Slovenia. Il 24enne play di TvB è modesto nonostante abbia già in bacheca un titolo di campione di Germania, due coppe nazionali e la vittoria dell’Europeo 2017 con la maglia della Slovenia.
Come scopre il basket?
«Vengo da una famiglia di sportivi: mio padre David giocava nel Postumia, la mia città natale. Ha anche allenato, spesso capitava di andare a vederlo con mio fratello Mitja».
È legato alla famiglia?
«Moltissimo. Con mio fratello Mitja siamo sempre stati molto legati, anche lui gioca e so che lo avete affrontato con Treviglio. Non ci siamo mai affrontati da grandi, solo da ragazzi, giocando al campetto».
Anche perché in Slovenia il basket è sport nazionale…
«Certo, ma ci sono anche altri sport molto praticati: lo sci su tutti, che mi piace molto, tant’è che cerco di fare un salto in montagna ogni volta che posso. C’è anche una tradizione nel canottaggio e nella pallavolo. Tra le mie passioni c’è stato il tennis, ma ho capito di avere il basket nel destino».
Lei è sloveno ed è tesserato per una squadra serba. C’è rivalità tra le nazioni?
«No, almeno non per quella che è la mia percezione. Se si ripensa alla Jugoslavia di 30 anni fa qualche dubbio può sorgere, ma oggi ogni paese vive in pace, rispettando le tradizioni e le usanze dei confinanti. Non mi è mai capitato di osservare episodi di divisione».
Quanto l’ha fatta crescere l’esperienza cestistica?
«Tantissimo, soprattutto come uomo. A 16 anni ero già fuori casa per giocare negli OKK Spars a Sarajevo, dove sono rimasto tre anni e mezzo. Quella è stata un’esperienza significativa, ho imparato a crescere come giocatore e ad arrangiarmi da solo. E un’altra esperienza importante è stata l’approdo a Bamberg, in Germania. Qui ho conosciuto coach Trinchieri e “Nic” Melli, due italiani che mi sono rimasti nel cuore».
E in Germania sono arrivati anche i primi successi: scudetto e coppa di Germania (2016/17).
«Mi piace pensare di aver portato un contributo al successo della squadra, anche se non giocavo molto (19’, 8.2 punti col 48% da tre, ndr). Nikos Zisis mi ha insegnato tantissimo, so che ha giocato anche qui e mi ha parlato molto bene di Treviso. Chissà, spero di aver dato anch’io a mia volta un aiuto ai miei compagni nel loro percorso di crescita».
Nel 2017 arriva anche un altro successo, forse inaspettato: l’oro Europeo con la nazionale maggiore.
«Già, sembrava la classica storia di Cenerentola. Non erano in molti a scommettere sulle nostre possibilità, ma eravamo consapevoli delle nostre potenzialità e abbiamo giocato veramente alla grande. Abbiamo sudato tanto, e solo noi sappiamo tutto l’impegno che ci abbiamo messo. Al ritorno in patria ci hanno accolto come eroi, ma non vorrei esagerare troppo. Di certo abbiamo capito di aver realizzato qualcosa di grande per la Slovenia».
Anche perché in squadra c’era un certo Luka Doncic…
«Lui è un ragazzo incredibile, fin dal primo giorno in cui è entrato nel giro della nazionale è rimasto umile. E’ un gran lavoratore, in più riesce ad essere aperto e a scherzare con tutti. In campo faceva cose assurde per un ragazzo così giovane (ha 20 anni, ndr), e le faceva con la naturalezza di un giocatore con almeno 10 anni di esperienza sulle spalle. È giusto che sia approdato nella NBA, e quest’anno sta facendo vedere al mondo tutto il suo potenziale - oltre 30 punti, 10 rimbalzi e 9 assist di media a partita in stagione - ora come ora, solo il cielo è il suo limite».
Doncic a Dallas, Melli a New Orleans: l’hanno invitata a raggiungerla?
«Oh no, siamo amici e ci sentiamo spesso, soprattutto con Nicolò, ma non mi hanno ancora mandato un messaggio del genere. Se succederà, succederà, io sono felice così e a Treviso mi trovo molto bene».
Sappiamo che è appassionato di Harry Potter.
«Oh, wow quella è nata da piccolo. Avevamo già i libri della saga in casa, ma un giorno mi è capitato di vedere il primo film della serie, “Harry Potter e la pietra filosofale”, e ne sono rimasto folgorato. E’ stato una specie di amore a prima vista, mi affascinava molto l’idea che esistesse un mondo come quello, anche se era frutto della fantasia. Assieme a mamma Jana leggevamo i libri, e mi piace riguardare i film, anche se ormai li ho visti almeno 30 volte».
Altri hobby oltre al maghetto di Hogwarts?
«Sì, mi piacciono molto i film di Tarantino, li ho visti tutti. Ascolto tanta musica, soprattutto hip-hop e mi rilasso giocando a Call of Duty, sia con i miei compagni di squadra che con altri amici online».
Dove ha imparato a parlare così bene l’inglese?
«Da piccolo a casa la tv era spesso accesa su Cartoon Network e lì ho preso la predisposizione. Poi l’ho studiato tanto a scuola: conoscere quella lingua mi dava la consapevolezza di poter andare dappertutto». —
Ubaldo Saini
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