Natalino Nardo, il signore degli aquiloni

«Guarda che i ragazzini sono terribili, hanno fiato per rincorrere il vento, forza per sottrarsi alle botte d’aria che ti strappano l’aquilone di mano e ti trascinano in mare. Insomma, sono delle belle bestie. Io a 53 anni me la cavicchio. Nella gara in Francia è andata benone. Sesto, bene per essere un italiano. Noi all’aquilone acrobatico siamo arrivati in ritardo rispetto ad alcuni paesi nordici, paghiamo il ritardo».
È simpatico Natalino Nardo, detto Nat. E ha pure una faccia da fumetti di Manara. A Portiragnes, nel sud della Francia, si è recentemente classificato sesto nel primo Europeo di free style con aquiloni acrobatici, dopo l’ottimo terzo posto ai campionati nazionali italiani, nella categoria due cavi di Stack Italia svoltisi a Cervia ai primi di maggio. Natalino Nardo è di Motta di Livenza e di mestiere fa il pittore edile. Appartiene al gruppo Lion Venice Kyte di Mestre, e si sa far rispettare dai migliori “piloti” di Francia, Olanda, Germania, Spagna, Belgio, Stati Uniti ed Italia. Nessun italiano, sulle spiagge francesi, si è classificato meglio di lui agli Europei. Il primo, dopo Nat, è arrivato nono. Sono sette anni che il nostro si destreggia tra telai in carbonio e vele in icarex e mylar. E pensare che tutto è cominciato per far contenti i bambini. «Diciamo così» ammette «che i bimbi sono stati la scusa. Eravamo in vacanza e volevano l’aquilone, Poi i ragazzini si divertivano poco e noi vecchi moltissimo. È nata per caso, questa passione, ma poi mi ha catturato. Ho avuto occasione, a Caorle, di incontrare a un ragazzo di Biella che si esercitava con gli aquiloni acrobatici. Ci sono cascato come un pero: mai più mollati: mi si era aperto un mondo. Fatto, certo, di aquiloni ed evoluzioni, di libertà e fantasia, ma anche di amici con i quali si è consolidato un rapporto personale partito dalla passione comune. I miei amici hanno cominciato a dire: sei entrato in una setta, ti sei fatto l’amante, ci nascondi qualcosa. Niente di tutto questo, solo che avevo cominciato volare. Direte: roba da figli dei fiori. E io risponderò: sì anche, ma soprattutto la soprattutto la scoperta di una grande libertà».
Da anni questa libertà si estrinseca anche sul palcoscenico delle competizioni, che spesso coincide con le spiagge, dove il vento spira più convinto. Lo potete trovare spesso anche al parco San Giuliano di Mestre, dove si allena, oltre che sulle spiagge del litorale veneziano, dove, direbbe Dalla, "il mare luccica e spira forte il vento".
«Libertà è accarezzare il vento, fermarlo quando è forte, cercarlo quando è debole. Ci vuole un fisico bestiale, a 53 anni. I giovani, certo, sono favoriti, ma finché mi reggono passione e tecnica...».
Di che si tratta? Gli aquiloni, diciamolo, sono di generi diversi, a seconda del "range" di vento con cui fare i conti. Costano dai trecento euro in su, non si possono certo definire giocattoli. Un concorrente ne ha 4 o 5 in rastrelliera.
«È uno sport che ha punti di contatto con il pattinaggio artistico» dice Natalino «in una gara si fanno prima gli obbligatori, poi il free style, infine il balletto. Ci sono anche gare in notturna, con aquiloni luminosi oppure con occhi di bue che li seguono nel cielo buio. Coreografie e musica sono irrinunciabili. Bisogna conoscere il vento, è un po' come gestire una vela in barca. Certo, ci sono anche corsi per imparare, anche se in Italia siamo ancora un po' naif. Piace, ha un futuro».
E le mogli, i figli? Sì, peccato non esserci stati. Ciao Nat, l'uomo che accarezza il cielo con gli aquiloni.
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