L’ex campione di moto Melandri approda al Giro come deejay: «La bici è uno stile di vita»
L’ex pilota, chiamato a intrattenere con un dj set il popolo rosa a Ca’ del Poggio durante la tappa 18 della corsa, ha lasciato il mondo dei motori e si è innamorato del ciclismo: «È un momento che dedico a me stesso»

Dal rumore dei motori al silenzio dei boschi, passando per la musica elettronica e il fascino del Giro d'Italia. Marco Melandri giovedì 27 maggio sarà protagonista a Ca' del Poggio per una giornata tra ciclismo e dj set, raccontando un rapporto con la bicicletta diventato negli anni sempre più personale. Non più soltanto allenamento, ma un modo per staccare da tutto e vivere il territorio con ritmi completamente diversi rispetto a quelli del paddock.
Melandri dopo una carriera vissuta sempre al massimo in moto, cosa rappresenta oggi per lei la bicicletta?
«Oggi è uno stile di vita. Cerco di ritagliarmi tempo per uscire perché mi fa stare bene. Mi piace andare senza musica, ascoltare la natura, vedere posti incredibili, stare fuori città tra boschi e colline. Quando correvo la bici era soprattutto allenamento fatto da ritmi e tabelle, adesso invece parto e improvviso, so solo quante ore starò via».
Quindi è diventato anche un momento personale.
«Sì, oggi la bici è il momento in cui sto da solo con me stesso, senza telefono e senza distrazioni. Credo che ormai non siamo più abituati a farlo e invece io lo trovo terapeutico».
Anche perché è quasi l’opposto rispetto alla musica e al dj set.
«Esatto. Per anni nel motorsport ero sempre chiuso nei box, tra benzina e la "musica" dei motori. Anche oggi passo tantissimo tempo ad ascoltare musica e preparare set, mentre la bici è il momento in cui stacco completamente da qualsiasi cosa».
Che rapporto ha con il Giro d'Italia?
«Sono sempre stato appassionato. Sono cresciuto in Romagna e da bambino andavo a vedere partenze e arrivi delle tappe. Il Giro ha qualcosa di speciale perché attraversa l’Italia ed è una festa che coinvolge tutti».
E infatti non è soltanto sport.
«No, assolutamente. La giornata del Giro dura tutto il giorno, con la gente sulle strade dalla mattina. È quasi una tradizione italiana. Vedi famiglie intere insieme sulle salite e un’atmosfera che pochi altri sport riescono a creare».
Oggi sarà a Ca' del Poggio, cosa le piace di questo ambiente diventato ormai un punto di ritrovo iconico degli appassionati della corsa rosa?
«La cornice è incredibile, sembra un quadro. Guardare il muro dall’alto mette voglia di fermarsi lì a vivere la giornata. Si percepisce davvero la passione per il ciclismo».
E il muro lo affronterà anche in bici?
«Sì, piano piano e col mio ritmo, però lo farò. Magari senza esagerare, visto che poi nel pomeriggio dovrò salire anche in console».
Nel pomeriggio poi spazio al dj set. Come nasce questa passione?
«Da ragazzino trovai i giradischi e i vinili di mio padre e iniziai a smanettarci. Negli anni Novanta ascoltavo sempre il Deejay Time e la passione è cresciuta da lì. Anche quando correvo, la musica era il modo migliore per rilassarmi».
Oggi è diventata anche una seconda carriera.
«Sì, mi sta portando a fare esperienze molto belle. Ho suonato in Malesia durante la MotoGP, in Brasile e in tanti eventi che non c’entravano nulla con il motorsport. Sto iniziando anche a produrre musica e questa cosa mi entusiasma molto».
E non deve essere semplice ripartire da zero dopo essere arrivato ai massimi livelli in uno sport.
«No, infatti non è semplice. Il nome magari aiuta a farti conoscere, però c’è anche tanto pregiudizio verso gli ex sportivi che fanno i dj. Io invece ci tengo davvero e sto cercando di crescere piano piano. La cosa che mi piace di più oggi è proprio rimettermi in gioco in qualcosa di nuovo e continuare a imparare, senza smettere di divertirmi. È questo che oggi mi dà più energia».
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