Mai così in basso le grandi trevigiane

Viaggio nella crisi dello sport trevigiano. Basket, calcio, rugby: tre grandi scuole alle corde. Perchè? Viaggio alle radici di una crisi.
PRANDI VILLORBA BENETTON - LOTTOMATICA ROMA IN FOTO MENSAH BONSU AGENZIA FOTOGRAFICA FOTO FILM
PRANDI VILLORBA BENETTON - LOTTOMATICA ROMA IN FOTO MENSAH BONSU AGENZIA FOTOGRAFICA FOTO FILM
Quelli del calcio, che ad agosto avevano stravinto l’Oscar del mercato in B, a novembre sono terzultimi e tristi come il cielo sopra il Tenni.

Quelli della pallacanestro, usciti a fatica da un pasticciaccio brutto denominato caso-Lorbek, al mercato si erano beccati se non l’Oscar almeno il Leone d’oro: ora sono ultimi, e la buonissima compagnia (Napoli, Varese e Milano) non può e deve consolare.

 Rugby e volley così così: è l’autunno nero dello sport trevigiano. Quelli della pallavolo avevano cambiato di meno (comunque parecchio rispetto al solito), appena un paio di titolari e l’allenatore: dopo un inizio choc (due 0-3 di fila) ora sono quarti.

Quelli del rugby, compresa la Supercoppa, sono stati sconfitti tre volte in cinque gare, e pazienza se appena una l’hanno giocata a Monigo.

 Ecco il quadro aggiornato e desolato di inizio novembre dello sport di vertice a Treviso. Di vertice nel senso che si riferisce ai club che giocano nelle serie maggiori, perchè se guardiamo le classifiche dopo due mesi di attività ci sarebbe da piangere. Sembra che una terribile congiuntura abbia colpito contemporaneamente Calcio Treviso, Benetton Basket e Rugby e Sisley Volley, che stanno battendo ogni record negativo: il Treviso mai aveva perso 10 gare su 13, nemmeno nell’anno della serie A, la Benetton Basket mai era stata ultima dopo 8 gare, neanche negli anni bui delle retrocessioni, il Rugby erano 28 anni che non restava a zero punti in una gara, 8 che non perdeva a Rovigo e 4 che non beccava due sconfitte di fila.

E tale carestia di risultati è capitata, si badi, dopo campagne acquisti se non faraoniche economicamente quantomeno importanti, di grande spessore, segno di investimenti, di sacrifici e non certo di smobilitazione. Nel calcio è arrivata gente che la serie A l’ha bazzicata molto più che la B, nel basket Dermarr Johnson, arrivato dalla Nba a miracol mostrare e che avrebbe dovuto trascinare la squadra a suon di canestri, è stato cacciato dopo 7 partite e la sua ex squadra è ultima nonostante la presenza di ottimi stranieri, di 4 nazionali azzurri e di uno turco, nel rugby addirittura mai erano arrivati tanti giocatori, una rosa di 45 in totale, anche di grido (uno, Corneil Van Zyl, ha appena vinto lo scudetto sudafricano, quello dei campioni del mondo) per puntare all’Europa, nella pallavolo si è scelto il meglio per rimpiazzare l’allenatore, l’alzatore ed uno dei centrali che avevano preferito altri lidi. E allora, con tali premesse, come mai le soddisfazioni sono così rare? Certo, teniamo conto che il tempo per gli aggiustamenti e dunque per recuperare c’è tutto, i dirigenti non se ne stanno con le mani in mano, tra poco arriveranno dei correttivi, leggi nuovi atleti, e d’altra parte con 3 organici rivoluzionati su 4 serve molta pazienza.

A livello di tifosi di contestazioni non ce ne sono proprio state se non per il calcio, con lo striscione”Vergogna!» appeso a Lancenigo, ma anche questa è la conferma che nel cuore del nord est le pance sono ormai piene e che la passione per lo sport non è più quella di una volta. Nel bene e, oggi, anche nel male.

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