«Lo scontro fisico resta l’anima di questo sport Ci manca lo spogliatoio»

Simone Ferrari, pilone del Benetton Treviso, verso i derby con le Zebre «Abbiamo fame di match, e da qualche parte bisogna pur ripartire» 

/ TREVISO

Agosto rugby mio ti riconosco. E’ questo il mese che vedrà finalmente il ritorno delle partite sul campo, il doppio derby italiano fra Benetton e Zebre, 21 e 30 di sera, sarà l’antipasto alla nuova stagione, dopo che questa è finita troppo presto. Ed i Leoni naturalmente si stanno preparando a dovere: è appena terminata la prima settimana di allenamenti dopo l’introduzione dei contatti, funestata purtroppo dai due seri infortuni capitati allo sfortunatissimo Derrick Appiah (dopo la rottura del tendine d'Achille gli è toccato quella del gran pettorale) e a Matteo Drudi (rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, stagione che salvo miracoli è già finita). Ma il lavoro comunque procede spedito ed all'insegna dell'entusiasmo.

Simone Ferrari, anche lei pilone: non vedete l'ora di misurarvi con i cugini di Parma?

«È stato bello tornare a fare ciò che si faceva prima del virus, dopo mesi di corsa ed atletica, disputeremo due partite che magari non significheranno nulla in termini di classifica ma importanti per saggiare la forma di tutti. E stiamo lavorando con tanta voglia».

Che sensazioni vi danno placcaggi, mischie, touche?

«Personalmente ne sono stato molto contento, mi mancavano parecchio, a me come ai miei compagni: in questi mesi avevamo speso tanto dal punto di vista atletico e sul piano della resistenza e della velocità, adesso sono tornati i contatti, l’anima di questo sport è sempre stato lo scontro fisico, sfidare l’avversario anche in questo senso».

Almeno all’inizio un po’ di timore non c’è stato, magari inconsciamente?

«No, anche perché ci siamo arrivati davvero pronti, la preparazione precedente era stata studiata molto bene, per gradi, proprio per arrivare ad essere preparati quando sarebbero stati introdotto i contatti. Per cui niente paura di farsi male, venerdì anzi abbiamo iniziato a fare anche la mischia chiusa, piano piano in definitiva stiamo tornando agli allenamenti completi».

Che Benetton vedremo il 21 alle 20 a Monigo?

«Ci saranno naturalmente tante facce nuove, saranno due partite in cui ritengo giocheranno un po’ tutti ed ognuno ci metterà molta voglia di fare. Prevedo anche che si commetteranno parecchi errori, ci vorrà del tempo per entrare bene nel sistema di gioco, ma ciò che non mancherà sarà certamente la voglia di imporsi».

Com’è il clima all’interno del gruppo?

«Molto buono. Con questo caldo e tutti i protocolli anti Covid gli allenamenti sono ancora più duri, però s’è creata una buona alchimia. Quest’anno per i motivi non c’è stato il ritiro in montagna né molti momenti vissuti insieme, ad esempio ci manca il clima di spogliatoio con tutti i compagni, perché arriviamo già cambiati e finito l’allenamento ripartiamo immediatamente ancora sudati e la doccia la facciamo a casa. Tuttavia devo dire che giovani e meno giovani, nuovi e vecchi si sono amalgamati bene. Naturalmente dobbiamo seguire le procedure anche fuori dal campo».

Come te lo immagini il primo Pro 14 post Covid?

«Immagino una ripartenza senza pubblico e sarà ovviamente un fattore d’impatto: uno stadio vuoto cambia il clima in campo. E cambieranno anche le dinamiche delle trasferte, ci saranno più cautele da rispettare ma poi una volta sul terreno di gioco non ci ricorderemo più di nulla. E ribadisco che, al contrario del calcio che ha già ricominciato da un po’, per noi dopo essere stati fermi così tanti mesi tornare ad esprimersi in campo sarà bellissimo. Abbiamo fame di rugby e da qualche parte bisogna pur ripartire». —

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