L’avvocato col casco: «Navigatore di rally, nonostante mamma»

Anna Tomasi, una vita col turbo nel campionato italiano Wrc accanto a Pedersoli. Iniziò “da furba” al Prealpi Trevigiane

TREVISO. Il destino, talvolta, è tracciato. Se con le auto da corsa hai a che fare fin da bimba, la conquista di un ruolo di primo piano nel panorama rallistico italiano non deve sorprendere. Più inconsueta, decisamente, è la doppia vita di Anna Tomasi: avvocato e navigatrice, dalla toga al casco, dalle arringhe in tribunale al rombo dei motori. Una vita a tutto gas, la velocità come fil rouge. Ha appena archiviato due udienze, nello smartphone gli impegni di lavoro e le immagini degli ultimi successi. I due mondi quasi si sovrappongono, ormai è abituata a far combaciare tutto. Anche se quest'anno, con l'Italiano Wrc da disputare per intero con Luca Pedersoli, servirà un surplus di energie. La campionessa di Vittorio Veneto, 40 anni il 18 ottobre, un centinaio di gare in carriera e cinque vittorie assolute, racconta la sua "vita spericolata" davanti a un caffè. Non mancheranno aneddoti simpatici e spunti di riflessione.

Com'è nata la passione per il rally?

«Ho respirato benzina già nella pancia della mamma... I miei genitori possiedono la scuderia Vimotorsport, 36 anni di storia. L'ha fondata mio padre Antonio: vetture a 360 gradi, ma anche ciclocross e mtb. Papà disputava gare di velocità in salita».

«Fin da piccola, lo seguivo ogni fine-settimana. Sono cresciuta in mezzo ai motori, compiuti 18 anni il passo è stato breve».

Ed è cominciata la carriera di navigatrice: l'esordio?

«Fu al Prealpi Trevigiane, la corsa di casa. Era il 1997, Trofeo Punto Monomarca, pilota Andrea Biasiotto su Clio Gruppo N: sesti assoluti, bel risultato. La particolarità è che gareggiai quasi all'oscuro di mia mamma. Perché non era d'accordo: m'ero appena iscritta all'università, Giurisprudenza, e temeva che per via dei rally non sarei arrivata alla laurea. Feci tutto di nascosto con l'aiuto di papà, che in quel periodo rischiò il divorzio... Pensate: era mia madre che seguiva la segreteria, occupandosi delle iscrizioni. E, sistematicamente, si rifiutava d'inserire il mio nome, mettendo un altro navigatore. Così, alle verifiche pre-gara, dovevo ogni volta modificare l'iscrizione. Il ritornello è proseguito fino alla laurea».

Perché navigatrice?

«Le abilità sono le stesse di un avvocato. Bisogna essere precisi e meticolosi, serve determinazione. E, soprattutto, una capacità di decisione molto veloce. Come in auto, così in tribunale. Devi essere sempre lucido e saper trovare la soluzione migliore. Ci vuole furbizia, occorre essere calcolatori. Due lavori che vanno di pari passo».

Oltre a dettare in corsa, cosa fa una navigatrice?

«Fondamentali le ricognizioni. Il pilota fornisce le indicazioni e io preparo il quaderno note. Senza scordare la sostituzione gomme: se capita, ci si distribuisce equamente l'onere».

Allenamento?

«Certo. Tanta corsa, per lavorare su resistenza e fiato. Indossi il casco e sei legato, la temperatura dell'abitacolo è alta, corri a gran velocità e parli senza sosta».

Mai provata l'ebbrezza del volante?

«Solo una volta. Formula Challenge, a Vittorio Veneto. Fu divertente, ma lo lascio volentieri a chi sa usarlo meglio. Mi sento più portata per il sedile destro».

Paura?

«La passione è talmente forte, che non ci pensi. Scatta il semaforo verde e cancelli tutto».

Donna in un ambiente tradizionalmente maschile: come viene accolta?

«C'è sempre qualcuno che storce il naso, ma la competenza te la riconoscono. Certo, spesso ci sono pregiudizi ed è innegabile che sul piano fisico accusiamo un gap. Noi siamo però precise e ordinate. E abbiamo voci rassicuranti, trasmettiamo calma».

Come concilia le due vite?

«Per molto tempo, ho un po' sacrificato la passione a vantaggio del lavoro. Quest'anno ho deciso però di fare tutto il campionato italiano Wrc, quattro gare rispetto alle sei del 2016. Ci sarà da faticare il doppio, dovrò fare i salti mortali. Però sono abituata, ai rally mi porto pure il lavoro. E ho qualche collaboratore che m'aiuta. In tribunale i colleghi s'incuriosiscono, seguendomi su Facebook».

C'è pure una rivincita in ballo: com'è decollato il binomio con il bresciano Pedersoli?

«L'anno scorso siamo arrivati secondi a due punti dal trevigiano Signor. Ci vogliamo riscattare. Avevo iniziato l'Italiano con Porro, poi Perdersoli mi ha chiamata una settimana prima del Mille Miglia per l'indisponibilità del navigatore. L'abbiamo vinto, grande soddisfazione».

Così nel 2017 farà il calendario completo: debutto?

«All'Elba, inizio maggio. Su Citröen C4. Poi Mille Miglia Moderne, Marca, Alpi Orientali, San Martino di Castrozza e Como».

Il rally dei sogni?

«Montecarlo. ll sogno di tutti».

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