La terza apocalisse azzurra arriva puntuale contro la Bosnia

Fortunatamente per Gravina, l'arbitro francese Turpinci ha messo lo zampino. E così, possiamo prendercela con l'arbitro ed evitare di fare qualsiasi autocritica.

Giovanni ArmaniniGiovanni Armanini

Siamo stati bastonati un'altra volta. Quando sembrava che la partita fosse in discesa ci ha pensato Bastoni, il difensore centrale dell'Inter, che alcuni non vorrebbero in nazionale per motivi etici, a riaprire una partita che andava solo gestita e portata a termine, aggiungendone anche alcuni tecnici.

E così per la terza volta consecutiva l'Italia non va ai mondiali di calcio. Fortunatamente per Gabriele Gravina, plenipotenziario presidente della Federazione Italiana Giuoco calcio, espressione di tutte le componenti del nostro calcio, l'arbitro francese Turpin, lo stesso che ci aveva diretto contro la Nord Macedonia in occasione del nostro ultimo tracollo mondiale, ci ha messo lo zampino.

E quindi possiamo prendercela con l'arbitro ed evitare di fare qualsiasi autocritica. Del resto, dare la colpa all'arbitro è il primo sport nazionale davanti a quello che anche negli ultimi giorni sembrava essere lo sport emergente pronto a scalzarlo: ovvero fare analisi senza costrutto sulla crisi. Immaginarsi poi quando lo si può fare con almeno un paio di ragioni buone.

Il vantaggio, segnato da Kean su assist di Barella, era nato da un errore clamoroso svarione del portiere avversario che ci consegna palla al limite spianandoci la strada del gol. Una svista di livello tale che esiste una sola persona al mondo in grado di vederne una questione di tecnica e tattica anziché un clamoroso regalo natalizio fuori stagione in cui individuare meriti nostri, purtroppo per noi fa il commento tecnico sul primo canale Rai.

Quando la situazione si sblocca l'Italia riceve soprattutto un messaggio chiaro: noi avremo anche la pressione del risultato, ma l'evento lo sentono tanto anche loro: una libertà dal risultato che non sembra però tradursi in libertà mentale. E siccome non è Italia se non ci mette un po' di drama, la partita svolta quando al 43' Bastoni si fa cacciare (decisione indiscutibile) per fallo da ultimo uomo.

Nella ripresa è l'Italia ad avere le migliori occasioni attaccando a campo aperto o giocando di rimessa e sfruttando le palle inattive in zona offensiva. Gli errori di Kean, Pio Esposito e Di Marco, tuttavia, servono solo a ricordarci la dimensione tecnica di questa Italia. A quel punto la Bosnia pareggia con un gol in mischia di Tabakovic che necessita di controllo Var.

Lo stesso controllo che nei 30 minuti supplementari il var al servizio dell'arbitro francese Turpin non ritiene di dover applicare quando ci starebbe un rosso anche alla Bosnia e forse un rigore per i nostri.

Ai rigori si fanno gli scongiuri e si controllano le statistiche, il loro portiere è un pararigori con percentuali importanti, ma non serve, i nostri fanno tutto da soli. Sbagliano Pio Esposito e Cristante e anche stavolta non andiamo ai mondiali.

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso