LA STORIA/ Un ingegnere nel “cuore” della Ferrari

TREVISO. Un trevigiano alla corte della Ferrari. Sì, proprio a Maranello, la cittadina emiliana simbolo e cuore pulsante della “rossa” Ferrari. Marco Fiorotto, 32 anni, trevigiano, ci è arrivato grazie ai suoi studi di ingegneria. Ma prima è stato anche un campione di bocce...E anche a Maranello c’è un campo di bocce che Marco frequenta nel tempo libero.
Prima del tuo approdo in Ferrari eri un campioncino di bocce...
«Non so, sinceramente, quante gare ho vinto a livello giovanile. Sono stato campione italiano a coppie insieme a mio fratello Nicola a San Benedetto del Tronto, era il 1997 e giocavamo nella categoria Ragazzi. Poi ho conquistato il titolo di campione regionale negli Esordienti e quindi nei Ragazzi e negli Allievi, sia nell’individuale che in coppia ed il periodo migliore è stato quello da Esordiente, durante il quale ho vinto diverse decine di gare in Veneto, Emilia Romagna e Marche. La vittoria che ricordo con più piacere è quella ottenuta nella gara nazionale di Ancona, nell’ultimo anno da Esordiente, mentre con mio fratello, lui categoria Ragazzo e io Allievo, abbiamo vinto la gara regionale di Scorzè per seniores. Poi quando ho iniziato l'Università ho smesso di giocare a livello agonistico, non avevo più tempo».
Il tuo presente parla rosso Ferrari
«Appena laureato ho iniziato a lavorare all'Università come borsista di ricerca, continuando a vivere a Padova. Nel 2009, era gennaio, ho iniziato il dottorato di ricerca in ingegneria industriale e mi sono occupato prevalentemente di ricerca nel settore dei materiali plastici e compositi. Ho trascorso le mie giornate tra i laboratori dell'Università di Padova e in quelli di Rovigo collaborando con alcune aziende nell'ambito dei diversi progetti di ricerca. Durante dottorato, nel 2011, mi sono trasferito per quattro mesi a Bradford, in Inghilterra, per fare ricerche in uno dei laboratori all'avanguardia a livello mondiale sulle tecnologie di lavorazione dei materiali polimerici e nel 2012 ho conseguito il titolo di dottore di ricerca e ho continuato a lavorare all'Università come assegnista di ricerca. Ero convinto di rimanere all'Università per cominciare la carriera di ricercatore ed avevo anche deciso di andare a convivere con la mia fidanzata, Amy, in un appartamento di Padova. Poi è arrivata la chiamata della Ferrari...».
Quindi?
«Dopo alcune notti insonni ho accettato l'offerta di Maranello: ho abbandonato la carriera universitaria per iniziare questa nuova avventura».
Maranello, un sogno che è diventato realtà. In cosa consiste il tuoi lavoro?
«Certo, da agosto 2012 lavoro nel reparto Compositi della Gestione sportiva di Maranello. È il reparto dove vengono prodotti i componenti in materiale composito delle vetture, che partecipano al mondiale di Formula 1. Sono un ingegnere di produzione e responsabile di una piccola area all’interno del reparto. Seguo la realizzazione dei pezzi in composito con fibre di carbonio di sospensioni, scatola cambio e linea sterzo dalla definizione della geometria da parte dell'ufficio tecnico fino alla consegna ai meccanici del montaggio del veicolo. Ho la responsabilità di garantire la consegna dei pezzi finiti nel rispetto dei tempi e della qualità richiesti. Tutti i giorni mi confronto con i progettisti per risolvere i problemi che si presentano sui pezzi, sia in fase di realizzazione, che di montaggio in vettura».
Ma com’è l’azienda?
«La Ferrari si divide in Gestione industriale e Gestione sportiva. Sono 700 le persone fanno parte della Gestione sportiva, la divisione dedicata all’ auto di Formula 1. Idealmente piloti, ingegneri di pista, progettisti, ingegneri di produzione, aerodinamici di galleria, meccanici, operai, magazzinieri, fanno tutti parte dello stesso team. Appartenere a una squadra così numerosa e prestigiosa, con persone reclutate da tutte le parti del mondo, dà una grande carica. Tanti aspetti della vita lavorativa di tutti i giorni fanno capire che non si tratta di un’ azienda come le altre. Mi capita di lavorare a fianco di persone che sono in Ferrari da tanti anni e che raccontano aneddoti su piloti, dirigenti e macchine che hanno fatto la storia della Formula 1».

E durante i Gran Premi?
«Per risolvere i problemi di montaggio, ai box di Maranello dove vengono assemblate le vetture, ogni tanto mi capita di confrontarmi con i meccanici di pista, gli stessi che vanno nei Gp in giro per il mondo. A volte mi viene chiesto di migliorare i dettagli di alcuni pezzi, perché sono gli stessi piloti che lo vogliono. Durante il Gp vedo in televisione i pezzi che durante la settimana maneggio e cerco di perfezionare».
Conosci qualcuno dei tecnici vip?
«Frequento i tecnici di fama mondiale come il direttore Allison, il capo dei progettisti Resta, il responsabile delle operazioni di pista Ioverno, l'aerodinamico De Beer, il capo dei motoristi Binotto. I piloti, invece, si fanno vedere molto raramente a Maranello, anche se in qualche occasione capita di incontrarli e sentirli parlare. A me personalmente piacciono molto il nuovo direttore tecnico James Allison per la sua chiarezza ed intelligenza ed il pilota Sebastian Vettel per la sua semplicità e determinazione. Sono sicuro che grazie a loro la Ferrari tornerà presto a vincere il mondiale».
Il tuo tempo libero come lo gestisci?
«Purtroppo i ritmi di lavoro sono molto sostenuti, soprattutto in inverno, quando viene prodotta gran parte dei componenti della macchina e quindi non riesco a ricavare il tempo libero necessario per praticare uno sport con continuità. Quando il carico di lavoro diminuisce, ho la possibilità di andare ogni tanto a giocare a bocce nel bocciodromo comunale di Maranello. Alcune volte sono riuscito a trascinare dei colleghi di lavoro, durante l’estate riesco a giocare anche a calcetto e pallavolo. Mi piacerebbe, comunque, provare a ritornare a giocare a bocce con continuità e riprendere a gareggiare perché mi è rimasta la passione che mi ha trasmesso il nonno Gino, scomparso nel 2006, il papà Gianni e la mamma Paola, anche lei in gioventù giocatrice di bocce. Per essere più vicino al lavoro durante la settimana vivo in un appartamento a Maranello con due colleghi di lavoro, mentre nel weekend ritorno a Padova, dove vivo con la mia ragazza Amy, originaria di un paesino vicino a Jesi».
Parlaci di lei...
«Ringrazio Amy perché mi ha sempre aiutato e sostenuto. Lei continua a lavorare a Padova come educatrice all'asilo poi ha uno studio di psicoterapia. Vivere a distanza per gran parte della settimana non è semplice, anche se ora abbiamo trovato un certo equilibrio. Nonostante i tanti impegni, appena posso ritorno a casa a Monastier a trovare genitori e parenti».
Senti la mancanza della tua città?
«Non ho ricordi intensi degli anni da ragazzo a Treviso, anche se rimarrò legato alla città per sempre. Finora ho conosciuto solo un altro trevigiano, che lavora in Gestione sportiva. Non so se ce ne siano altri. Qui lavoratori e dipendneti provengono da tutte le parti d'Italia e del mondo. Spesso mi capita di parlare di Treviso e della Marca. Lo faccio sempre con molto orgoglio e la pubblicizzo con molto piacere. Devo dire che le persone che hanno avuto l'occasione di visitarla, ne sono rimasti piacevolmente sorpresi».

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