Ino, 40 anni da allenatore «Entusiasmo e gruppo»

Pizzolato, icona della Tarvisium, non ha mai smesso dal 1973. E sempre gratis «Bisogna dare, ricevere conta meno. Il rugby cambia, ma i valori restano»

Quarant’anni consecutivi di campo. Sempre alla Tarvisium. A formare uomini, prima che rugbisti. Dilettantismo puro: mai aver preso un soldo.

San Giuseppe, 1973: Ino, che sta per Luigino, Pizzolato, ha 22 anni. La Tarvisium ha appena vinto il primo scudetto juniores (in 4 anni di vita!), sotto la guida del fondatore «Nata» Cadamuro, che poi deve girare per lavoro. Tocca all’assistant Pizzolato... San Paolo, 2013: Pizzolato è allenatore della Tarvisium. U. 18, coordinatore del settore giovanile, consigliere. Ha vinto 4 scudetti giovanili, ha vinto due volte con l’Italia giovanile in Inghilterra (l’unico), ha portato uno straordinario gruppo dalla C/2 alla A.

La sua è una storia incredibile. È spirito di servizio?

«È importante, se c’è partecipazione, convogliare un gruppo a fare cose assieme. L’entusiasmo è la benzina indispensabile. Se invece si pensa a fare il compitino, a vedere se il gruppo apprende e basta, non mi piace, è fatica e basta. Chi lavora deve diventare protagonista».

Ha avuto grandissimi risultati, ma forse non è mai stato valutato abbastanza.

«Ma per quanto un allenatore lavori e sia bravo, non va da nessuna parte e non ha la collaborazione del gruppo. Soprattutto se si parla di formazione, di giovanili».

Ha sempre scelto il dilettantismo più puro. Eppure le offerte non le sono mancate.

«Mai pesato, anche se potrebbero dire che sono stato sciocco (non dice proprio così ndr!) Scelta ponderata. C’è un piano del dare, delle generosità, che vien prima del ricevere, e prima di ogni aspetto tecnico. E c’è in me il senso dell’appartenenza, l’identità, la disponibilità per un club, un’idea»

La sua filosofia del lavoro?

«Ognuno deve dare quel che ha, sia 100 o 20. Per crescere: ma anche chi porta l’acqua è importante, perché consente a quelli più bravi e dotati di far meglio. Si deve capire che il lavoro di tutti fa bene a tutti. Nel rugby da soli non si fa nulla, il gruppo è fondamentale»

Il rugby si è trasformato,ma Ino è sempre al suo posto.

«I valori restano immutati. Lo stare bene insieme, la disponibilità ad aiutarsi, a partecipazione al progetto, il rispetto dei ruoli. Il lassismo non mi è piace, non fa crescere».

La Tarvisium, da sempre, è scuola di placcaggio e difesa.

«Molto per necessità, ma la difesa è sempre più fondamentale. Oggi si fatica in attacco, le difese sono più organizzate».

Le nuove regole?

«In mischia c’è troppa confusione. Meglio una volta: braccio, giù e ingaggio. O si lascia il margine al giocatore che intreti con, o facciamo le mischie no contest».

In Tarvisium non avete mai avuto giganti. Ma il rugby, si è sempre detto, e sport per tutti. Ancora oggi?

«Sì. Ma oggi chi non ha grandi taglie dev’essere reattivo, esplosivo e far vita da atleta. Io poi rinuncio sempre a 20 chili o a 20 centimetri, se c’è spirito di sacrificio...»

Cosa non le piace?

«Chi parla degli assenti, mi manca questo, manca quello. Si fa con quelche si ha, ci si guarda in faccia, a si parte. Salvarsi, spesso, è meglio che arrivare secondi»

La Tarvisium gioca domenica per tornare in A.

Sarebbe bello, per coronare il lavoro di un gruppo e di un club. A parte 2 giocatori, tutti gli altri sono cresciuti in Tarvisum. E’ un valore».

Fino a quando va avanti?

«Da quando sono in pensione mi accorgo che, pur scrivendo e facendo altre cose, sono solo. E rischio di instupidirmi. Bisogna restare in contatto con gl i altri. Il rugby è una medicina, non una droga».

Un allenatore e un giocatore che si porta dentro.

Coste. Ci metteva il cuore. l’Italia dovrebbe baciare dove cammina, senza il Sei Nazioni dove seremmo oggi? E il gruppo Tarvisium del 64-65,66 con cui dopo lo scudetto juniores 84 arrivati in A. Molti di loro allenano, possono continuare a trasmettere le emozioni e i valori con cui siamo cresciuti tutti. È la forza della Tarvisium».

Andrea Passerini

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