Il Giro nella Marca Tappe a cronometro con Jesolo e Montello

Fausto Pinarello illustra i progetti ambiziosi per il futuro pensando al gran finale della corsa rosa per il 2017-2018
BOLOGNINI TREVISO ARRIVO DEL GIRO D'ITALIA 2013 IN P. BURCHIELLATI
BOLOGNINI TREVISO ARRIVO DEL GIRO D'ITALIA 2013 IN P. BURCHIELLATI

«Un weekend di recupero attivo, poi si lavorerà già in prospettiva. Perché noi non ci fermiamo, ma rilanciamo. Anche se bisogna accontentare le richieste di altre province, ci piacerebbe riportare il Giro a Treviso già il prossimo anno. Si tratti della cronometro o di un trittico, allargandoci in alternativa a Jesolo o ad altri comuni della Marca». Ma il sogno, per il 2017-18, è il gran finale. La notizia mattutina del ritiro di Bradley Wiggins dopo il calvario sul Montello («Il suo team mi ha detto che voleva ripartire, provando a recuperare in vista della cronoscalata, ma nelle sue condizioni non aveva senso. Non era da lui staccarsi così, almeno è arrivato a Treviso») non guasta il day-after di Fausto Pinarello. Treviso, a nove anni dall’ultimo arrivo di tappa, ha risposto con la passione dei suoi tanti fan della due ruote. Malgrado il tempo da lupi, nel giorno dell’exploit numero 100 di Cavendish, l’affetto del capoluogo non è mancato. Sebbene, per il grande bagno di folla, occorrerà attendere forse l’anno venturo. «Ho sentito poi in serata il direttore del Giro, Mauro Vegni», prosegue, «E ci ha fatto i complimenti. Nonostante la pioggia, la gente c’era comunque e tutto è filato liscio: gli è piaciuto molto l’arrivo. Treviso per il ciclismo dà sempre tutto, non serviva questo epilogo per confermarmelo. Le indicazioni sono positive, anche la scelta del giovedì, rispetto al sabato o alla domenica, non era stata fatta a caso. L’indomani, qui in città, ho ricevuto molti ringraziamenti: tutto ciò mi lusinga. Peccato per il villaggio saltato e l’assenza del sole, ma dispiace soprattutto per gli allagamenti verificatisi altrove. Rispetto a quanto accaduto nei dintorni, l’acqua sul Giro è ben altro genere di problema». Il pensiero va ai volontari e a tutti coloro che hanno sgobbato da mattina a sera: «L’ho promesso a Giuliana Dal Pozzo, della polizia municipale: “La prossima volta, ti porto il sole”. Alle 8.30 di sera, stava ancora spostando dei new jersey, operando in zona arrivo. Un grazie a tutti coloro che ci hanno dato una mano, fra società sportive e operai della nostra azienda, prendendosi freddo e acqua». Ma il discorso volge ai prossimi, eventuali capitoli rosa. L’idea del trittico non è nata, in realtà, nell’esaltazione del dopo-tappa. Fausto ne ha già parlato di recente con gli organizzatori del Giro: si ritroverà, con loro, la prossima settimana, a Vicenza. L’occasione per pianificare i prossimi traguardi. Le ipotesi per la tre-giorni sono svariate. La più plausibile potrebbe prevedere una cronometro (Treviso-Jesolo o viceversa), un giorno di riposo e magari una successiva partenza da Treviso per un tappone di montagna. «Il Giro è un volano per il turismo, pensate all’indotto che potrebbe garantire la carovana nella Marca per tre giorni», aggiunge. E perché non pensare anche a una cronoscalata del Montello? Ad ogni modo, il pallino dei Pinarello è la corsa contro il tempo: la soluzione Treviso-Jesolo è la più probabile, tanto che in settembre il centro balneare ospiterà la seconda edizione della “6 per A”, crono a coppie nel ricordo di Andrea. Ma i Pinarello non escludono di coinvolgere anche altre località, come Vittorio Veneto o Conegliano. Nel mentre, c’è anche il progetto 2015-18 legato alla Grande Guerra, targato Pedali di Marca. Massimo Panighel l’ha presentato in Regione nel luglio 2012: il 24 maggio 2015, la Rovereto-Nervesa, affrontando Pian delle Fugazze, Asiago-Ortigara, Monte Grappa, Mostacin e Montello; nel 2016 arrampicata sull’altopiano di Asiago; nel 2017 la scalata del Grappa; infine nel 2018 la chiusura del Giro a Vittorio Veneto.

Mattia Toffoletto

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