I GIOVANI PATRIMONIO DEL FUTURO

Solo un anno fa, la squadra conquistava la promozione nel girone Élite nazionale. Al debutto, quest’anno, a settembre, trenta punti sul groppone. Sembrava la tariffa della matricola, otto mesi dopo è...

Solo un anno fa, la squadra conquistava la promozione nel girone Élite nazionale. Al debutto, quest’anno, a settembre, trenta punti sul groppone. Sembrava la tariffa della matricola, otto mesi dopo è diventato il viatico dello scudetto.

Il tricolore conquistato ieri dal Marchiol under 18, con un’emozionante rimonta nella ripresa (3-13 al riposo, 19-16 al fischio finale) ha del sensazionale solo per chi non conosce il vivaio di Mogliano, una delle culle del rugby di Marca. Per chi non ha visto il lavoro di Darrel Eigner e Fabio Boscain, con gli inseparabili Marco Michieletto e Giacomo Branni. Per chi non conosce il progetto tecnico allestito dal ds Nicolò Pagotto con Stefano Saviozzi e i dirigenti Moreno Querin, Italo Padovani (papà di Edo) e Gabriele Squizzato.

La squadra campione d’Italia juniores – che nella poule playoff aveva scucito il tricolore 2014 ai cugini del Benetton: un segno del destino? – è il prodotto di casada, il doc moglianese, con sapienti innesti da tutto il Nordest: Villorba e Trieste, Tarvisium e Pordenone. Dove il cuore del mediano Fabi – carattere super: ha superato gravissimi traumi e più recenti incidenti – si sposa al fosforo di Rizzi, 17 anni, ma maturo come un veterano. E dove la verve di Nicotera si accompagna alla solidità di Schiavon. E dove tanti cognomi tradiscono dinastie, famiglie, memoria, storie: Gigliodoro, Ceccato, Lavorgna, Visentin e Bordini. Altrettanti cromosomi ovali.Uno scudetto vero, non meno importante di quello dei grandi nel 2013. Il presidente Facchini - ieri commosso per la felicità («non penso potessi chiedere di più, quello che i ragazzi hanno fatto nella ripresa è stato semplicemente eccezionale») – lascia il timone della società con un bilancio straordinario. E con un’apertura sul futuro, per il patrimonio che sono i giovani a Mogliano, vero core business della società – che sembra un viatico anche per il nuovo incarico di Facchini: la prima conduzione dei nuovi Dogi. E offre un’indicazione a tutto il rugby italiano, se vuole uscire da uno stallo più lungo della crisi economica e in odor di involuzione. I giovani, i bravi allenatori, il lavoro e i valori profondi, le competenze. La buona scuola del rugby, no? Ricetta antica e sempre valida. (a.p.)

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