Erica Cipressa e il disastro di Venezia «I miei parenti hanno vissuto ore terribili»

La fiorettista di Mogliano ha le radici nella città della Serenissima: «È una perla rara del mondo che dev’essere protetta»



Quelle immagini di Venezia ferita dall’acqua alta l’hanno colpita nel profondo. Si trovava in ritiro con la Nazionale, ma le foto che rimbalzavano sui social non potevano lasciarla indifferente. Perché le radici sono veneziani, benché da sempre viva a Mogliano.

Così Erica Cipressa, doppia medaglia alle Universiadi di Napoli, torna sugli accadimenti degli ultimi giorni, prima di concentrarsi sulla tappa inaugurale della Coppa del Mondo di fioretto, al via oggi al Cairo con le qualificazioni (domani il tabellone principale; ci sono pure le altre trevigiane Elisabetta Bianchin e Martina Sinigalia, argento a squadre ai Giochi Mondiali Militari). L’incipit di una stagione che non è come le altre. Quella che porta alle Olimpiadi.

Cipressa, come ha vissuto i giorni dell’acqua granda?

«Ho visto immagini che mi hanno fatto male al cuore. Pensavo fossero fotomontaggi, non ci volevo credere. I miei genitori sono di Venezia (papà Andrea è il cittì del fioretto, ndr), per metà mi considero veneziana. Lì ho zia e nonna, lì va tutti i giorni mia mamma per lavorare (è fisioterapista, ndr). Le abitazioni dei parenti, per fortuna, sono ai piani rialzati. Mia nonna abita a Sant’Elena, che è fra i punti più alti della città: non oso immaginare cosa abbia vissuto chi risiede in centro. A Venezia sono molto legata: una perla rara per la nostra Italia e il mondo intero. Un dramma che mi ha toccata. Ero in ritiro con la Nazionale, ma le mie amiche, che studiano a Ca’ Foscari, si sono messe subito a dare una mano per ripulire le calli dall’immondizia. Uno dei tanti disagi di questi giorni».

Che idea s’è fatta?

«È una conseguenza del cambiamento del clima, dobbiamo prenderne atto. Su Mose e dintorni, ci sarebbero tante cose da dire… Quello che conta davvero è che Venezia deve essere protetta. Una città così è unica».

Tornando in pedana, riprende il circuito di Coppa del Mondo. Ma questa è anche la stagione che culminerà nell’Olimpiade: quattro i posti in ballo per il fioretto. Sogna Tokyo?

«Devo fare i conti con pilastri inscalfibili (Volpi, Errigo e Di Francisca, ndr), ma io cercherò di fare il mio, dando tutta me stessa. Cercherò di avere continuità, ma senza mettermi troppa ansia. Anche perché non sarebbe l’ultima occasione per provarci: casomai sposterò il mirino su Parigi 2024».

Dovesse porsi un obiettivo per l’annata?

«Provare a entrare nelle prime 16 del ranking internazionale. Servirebbe qualche podio in Coppa, ma non è così impossibile: sono 25ª. E arrivare nelle 16 permetterebbe di evitare le qualificazioni, guadagnando direttamente il tabellone principale. Un bell’impiccio evitato. Considerate: davanti ho americane e asiatiche che, favorite dal trovarsi in realtà con minore concorrenza, hanno i punti dei gruppi zonali. Invece a me, non avendoli disputati, manca lo score degli Europei».

Come sono andate le prime competizioni?

«Ho ottenuto un argento nel Circuito Europeo a Parigi, mentre nella prima prova Open ho perso ai 32esimi. Un conto è l’allenamento, un altro l’agonismo. Devo riprendere confidenza con la gara».

E le vacanze?

«Ho staccato tutto agosto. Ne avevo bisogno: venivo da una stagione lunga e intensa. Ho passato una settimana alle Bahamas, un paio a Miami e una a Marsiglia. Ho lasciato la Florida giusto in tempo per evitare l’uragano. Pensandoci ora, sembrano lontanissime». —



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