Del Piero, 40 anni da campione

Ci sono personaggi che non hanno bisogno di presentazioni. Ci sono personaggi che rubano la scena per un ventennio. Ci sono personaggi che scrivono la storia del calcio ed entrano a gamba tesa nei libri dei record. Ci sono personaggi che diventano icone planetarie e brand da esportare. Alessandro Del Piero è il made in Italy targato pallone, un fuoriclasse universale, la faccia bella del calcio. L’asso di San Vendemiano entrerà domenica negli “anta”. Abbiamo contattato allenatori ed ex calciatori (pure un ex arbitro compaesano) della Marca per fargli gli auguri, ricordare aneddoti e momenti condivisi con la stella del Delhi Dynamos, il club della neonata lega indiana, dove ha debuttato nelle scorse settimane. Quarant’anni meritano un omaggio speciale. Bepi Pillon, già tecnico del Treviso, tratteggia il campione, citando una partita del Chievo: «Riuscimmo a pareggiare 1-1 con la Juve, poi a fine gara chiesi ad Alex di spedirmi una maglietta per mia figlia Giorgia, che è sempre stata una sua supertifosa. Pensavo si dimenticasse, invece mantenne la promessa. Oltre che un simbolo del nostro calcio, Del Piero è stato un esempio per le qualità morali, un modello per i giovani per la professionalità e semplicità, per il modo di essere e rapportarsi con gli altri. Gli mando un abbraccio forte». Pure Gianfranco Zigoni, ex stella di Juventus, Roma e Verona, evidenzia un episodio riguardante la figlia: «Si festeggiavano i 100 anni della Juve e venni invitato per una partitella fra vecchie glorie. Cristiana è sempre stata tifosa bianconera: voleva a tutti i costi un autografo di Alex. Ci avvicinammo al pullman, Del Piero salutò e si fermò per farle la dedica, ma all’improvviso s’infilarono altri fan. Dopo averli accontentati, tornò indietro ed esaudì il desiderio di mia figlia, posando per una foto. Altri calciatori se ne sarebbero fregati, lui invece è sempre stato diverso. Quel gesto mi è rimasto impresso. Fenomeni come lui nascono ogni 50 anni, negli ultimi 20 al suo livello in Italia ho visto solo Baggio e Totti. Il gol che decise la Coppa Intercontinentale è ancora stampato nella mia mente». L’ex arbitro Gabriele Gava, oggi vice commissario in Can B, lo raggiungerà fra un mese. Stessa classe e stesse radici. Compaesani, ma anche cresciuti da bimbi nella medesima squadretta: l’Ac San Vendemiano. «Eravamo compagni, anche se io venivo dirottato spesso in panchina», racconta, «Del Piero, viceversa, ci faceva vincere. Scartava tutti e segnava. Fin da piccolo, dimostrava qualità superiori, era di un’altra categoria. Aveva sempre voglia di migliorarsi e imporsi. Cercava sempre la vittoria. Giocava soprattutto con la gioia negli occhi, giocava per divertirsi». L’ha arbitrato una decina di volte, ma ripensa ancora alla recita finale: «Chiusi la carriera il giorno dell’ultima sua partita a Torino con la maglia della Juventus (13 maggio 2012, avversaria l’Atalanta, ndr). Il tributo che gli regalò il pubblico fu emozionante, qualcosa di unico. Gli applausi non finivano mai, davvero toccante. Il rapporto in campo è sempre stato splendido, corretto e collaborativo». Renato Buso, già attaccante di Fiorentina e Napoli, ex vice di Corini al Chievo, l’ha affrontato da avversario: «Al di là del calciatore immenso, mi sono sempre piaciute semplicità e naturalezza della persona. La straordinaria umiltà, la serenità. Un campione carismatico, ma mai sopra le righe. Ha fatto conoscere il nostro calcio in tutto il mondo». Archiviata l’esperienza indiana, lo vede a Torino: «La Juventus è la sua casa. Spero che la società possa trovargli un ruolo adeguato in futuro». Gianni De Biasi, commissario tecnico dell’Albania, si sofferma su uno dei suoi tantissimi gol: «Allenavo il Modena, il ricordo è negativo... Sembra strano, ma dominavamo. Alex realizzò di testa il gol-vittoria a un quarto d’ora dalla fine. Un giocatore favoloso, una grande persona, un campione a 360 gradi. Non è un caso che a 40 anni sia ancora in campo». Daniele Pasa ha conosciuto bene il fratello Stefano: «Giocammo assieme sette mesi a Udine, tornavamo in macchina. Mi ha sempre colpito la tranquillità con cui ha gestito polemiche e difficoltà, penso anche alla stessa uscita dalla Juventus».
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