Ciao Treviso. E ringrazia gli ultrà

La tribuna “guarda male” la Curva Sud: finisce con un inutile 0 a 0 l’ultima a porte aperte al Tenni
Bolognini Treviso Acd Treviso-Sedico in foto
Bolognini Treviso Acd Treviso-Sedico in foto

TREVISO. Sono poco più di una trentina, raggruppati a in mezzo a una Curva Sud semideserta. Stanno stretti quanto sparuti, dire che fanno massa critica significa aver voglia di scherzare...

Cantano inni nei quali il loro ruolo è esaltato, lodato come assolutamente necessario per la vittoria della squadra per cui tifano. Infatti la squadra non vincerà e darà così addio - quasi definitivo -ai sogni di playoff, in questo gelido anticipo di campionato. Sono gli ultras del Treviso, presenti per l’ultima volta allo stadio Tenni, visto che le ultime tre partite casalinghe del torneo si giocheranno a porte chiuse.

Per colpa loro, per colpa della bravata di Nervesa e di un lancio di lattine verso il guardalinee che solo l’insipienza del loro comunicato post-squalifica può definire “normale anche nelle partite internazionali”. Qui siamo tra i dilettanti, in Eccellenza, quattro gatti: già la parola ultras non è sovrapponibile all’immagine della bolgia di partite professionistiche, figuriamoci...

La gente s’è stancata di questa pantomima e anche molti di quelli che sarebbero volentieri venuti a tifare - normalmente - per il Treviso nell’ultima casalinga a porte aperte, se ne son rimasti a casa.

Gli altri, in tribuna, guardano quella curva chiassosa ma semideserta e fanno un cenno con la testa sussurrando: «Mancavano giusto quelli là».

Hanno pure appeso uno striscione “spiritoso” dietro la porta. Si legge: «Sospendete la partita. la lattina è già finita». Non ride nessuno ma non è nemmeno il caso di farlo strappare: non prende in giro nessuno se non chi ha fatto il furbo a Nervesa domenica scorsa, cioè loro stessi.

I cori sono i soliti. «Lotteremo fino alla morte, inneggiando ai nostri color», urlano ai biancoblù (in campo con la maglia gialla). Gridano il nome dell tifoso che morendo ha dato il nome alla curva, Fabio Di Maio. Non si accorgono di quanto suoni sballato quel loro «Siamo la forza del Treviso e mai nessuno ci fermerà». Ci ha pensato il giudice sportivo a fermarli. E il megadirigente (si fa per dire), che guarda nervoso dal parterre una partita che non si schioda, confessa: «Non sappiamo nemmeno se valga la pena di presentare appello. Grazie a questi... tifosi in Federazione hanno un incartamento alto così su di noi. Non si può nemmeno sperare nella benevolenza di chi governa il nostro calcio, come si fa?». E il responsabile amministrativo Gerry Schettino va a bomba: «Tre mancati incassi, questo hanno provocato. Con cosa li paghiamo gli stipendi noi, con i diritti televisivi? Per cosa poi, per una sceneggiata delle lattine che non entrerà certo negli annali degli ultras calcistici...».

La partita s’infiamma a tratti. Ma Moresco fa il centroboa senza che attorno girino i tiratori, mister Rorato grida e protesta ma non smuove alcuni dall’apatia (e finisce col farsi espellere), l’estro di Dal Compare non basta a fare il miracolo. A un certo punto gli sparuti ultras non sanno nemmeno più come buttarla: gridano sì ma quasi per inerzia. E quando non sanno più cosa fare, finiscono col lanciare una serie di belati che dovrebbero ammonire le “capre”, quei montanari del San Giorgio di Sedico.

Effetto? Nessuno, i montanari sono tosti e sono qui per il pareggio. E per tacere del loro mister, Gava, che è addirittura trevigiano.

Per suggerire il tasso alcolico, uno degli esagitati sbraita: «Bastardo, torna a casa tua, negrone». Coloured in campo? Neanche... l’ombra. Allora se la prende con la dirigenza del Treviso, in nome di cosa non si sa. Finisce con un nulla di fatto. Le prossime se le faranno raccontare, così imparano.

Toni Frigo

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