Cesare, “l’altro Pinarello” quello che vinceva in pista

Sono passati due anni dalla scomparsa del campione trevigiano degli Anni ’50 Da direttore sportivo lanciò la Zalf Fior e “scoprì” il futuro iridato Fondriest

Gli ultimi anni, quelli della malattia, erano stati malinconici. Poco tempo anche per i suoi favolosi cani barzoi. Ultima apparizione, quella al venticinquennale della Zalf Fior, di cui era stato primo condottiero, scoprendo fior di talenti e un campione del mondo: Mau Fondriest.

Due anni fa, era il 2 agosto, il mondo della bici perse Cesare Pinarello, il più forte pistard della Marca. Il “secondo Pinarello della città”, quello che vinceva (Nani è invece passato alla storia per la maglia nera).

Cesare era nato in città il 5 ottobre 1932 e aveva iniziato a gareggiare appena terminate le Industriali. Aveva un fisico brevilineo, da sprinter tosto e impavido. Indossò quella che era la maglia “nobile” del ciclismo di Marca, quella dell’Uc Trevigiani che allora vantava nelle proprie fila Grosso, Cestari e Buosi. Aveva iniziato vincendo tra gli allievi, aveva conquistato anche, a Vicenza, quel Gp Campagnolo considerato una specie di diploma superiore. Da dilettante era poi passato alla Sc Padovani dove faceva scuola “penna rossa” Severino Rigoni. Vinceva, caspita, Cesare.

Oltre alla strada, nel frattempo, la scuola del Monti lo aveva convinto ad affrontare anche la velocità su pista, specialità che lo ha fatto entrare nella storia del ciclismo. Nel 1951 vince la finale nazionale del trofeo Gardiol al Vigorelli di Milano e nello stesso anno conquista il Tricolore di categoria sempre nella magica pista meneghina. Questi due exploit costringono il cittì azzurro, il mitico Guido Costa, a convocarlo. Il 1952 è l’anno in cui Cesare Pinarello si aggiudica il Gp delle Nazioni: nel tandem in coppia con Antonio Maspes, nelle specialità km da fermo e velocità. È anche l’anno delle Olimpiadi di Helsinki e Cesare è selezionato per il tandem, sempre con Maspes. Una scelta che lo premia con la medaglia di bronzo. Nello stesso 1952 conquista l’argento ai mondiali di Zurigo alle spalle di Morettini. Un’altra medaglia d’argento arriva ai campionati italiani di velocità, dietro Enzo Sacchi.

Sono gli anni più belli: la sua carriera di pistard è ormai lanciatissima. Nel 1953 intasca il titolo italiano nella velocità, ma deve accontentarsi di un quarto posto ai Mondiali di Zurigo. Nel 1954, altro quarto posto ai mondiali velocità a Colonia. Secondo, ancora, agli italiani di velocità, battuto da Giuseppe Ogna. Intanto ha iniziato i suoi impegni nelle tournées europee e mondiali, tra cui vanno segnalate le vittorie ai Gp di Londra e Parigi senza tacere deisuccessi e piazzamenti in altri importanti velodromi del Vecchio Continente.

Suoi compagni di gara in questi anni sono, oltre il già citato Maspes, Guglielmo Pesenti, Giuseppe Ogna, Marino Morettini e Vittorio Oriani. Grande risultato, sempre in questa stagione, quello dei 200 metri e del km lanciato, dove conquista il primato mondiale che resisterà per quasi un ventennio.

Arriva il 1955 e Cesare conquista ancora un tricolore nella velocità ed è di nuovo quarto, nella stessa specialità, ai mondiali di Milano. L’annata si conclude con l’importante successo nel Gp di Vienna.

Attenzione: all’epoca la pista è amatissima, vive il suo momento migliore, il pistard velocista è amato alla stregua di un Maradona. Nel1956, Olimpiadi di Melbourne, è ancora bronzo nel tandem con Ogna. Continua invece la maledizione dei Tricolori di velocità: battuto da Pesenti. Si rifà a Copenaghen dove si aggiudica il Gp, sempre nella velocità. In questa stagione effettua una tournée nell’Urss insieme con la squadra azzurra, gareggiando nei velodromi di Mosca e Leningrado.

Nel 1957 passa professionista con la Ignis di Varese e conquista un altro bronzo nel campionato italiano velocità vinto da Maspes. Lo stesso risultato, l’anno dopo, sempre indossando la casacca della Ignis, superato stavolta da Ogna. È questo uno dei suoi ultimi risultati di peso.

Rimane in casa Ignis fino al 1960, anno in cui sposa Laura Bottolo, trevigiana, figlia del costruttore delle bici “Freccia d’oro”. Un matrimonio in nome del quale promette a Laura di non gareggiare più, ma la passionaccia resta e Cesare, nel 1961, ingaggiato dalla Philco, partecipa ad una seigiorni in Venezuela in coppia con Valentino Gasparella.

Nel 1963 indossa la maglia della Termozeta Dei e partecipa ad una seigiorni, con Leandro Faggin, a Buenos Aires. Nel 1966-67 passa alla Gbc e nel 1968 all’Amaro 18 Isolabella, con cui chiude la carriera. Annate di mestiere senza grandi di risultati, anche se il pistard di Treviso fa richiamo e gli ingaggi non mancano.

Molto dopo la promessa fatta alla sposina, Cesare scende di bici e inizia una bellissima carriera in ammiraglia. Prima si mette alla guida dei dilettanti della Jolly Ceramica, Gs Crich Libertas, la Lanterna di Silea.

Infine, alla metà degli anni Ottanta, si pone al timone della neonata Zalf Fior, facendone presto una corazzata dei dilettanti e scoprendo talenti puri quali il futuro iridato Maurizio Fondriest. E’ l’inizio del sogno dei castellani di paròn Egidio. Nel 1976 l’ex ciclista dellaTrevigiani Otello Conte organizza il giro dello Zambi: a Cesare viene la voglia d’Africa e ci va come ds della Lanterna.

Poi scende anche dall’ammiraglia. L’amore per le due ruote non lo abbandona e a lungo lo si può incrociare mentre in sella percorre le strade della Marca, soprattutto quelle del Montello, dove non risparmia preziosi consigli ai giovani ciclisti e cicloamatori che lo incontrano.

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