Candiago: «Casellato era come Mourinho»

Rugby Eccellenza. Il capitano del Marchiol: «Quando uno come lui se ne va, si fa dura per chiunque»

«Casellato era come Mourinho. Quando un allenatore con quel tipo di personalità se ne va, diventa dura per chiunque». Mogliano sta all'Inter come l'esautorato Mazzariol al Benitez nerazzurro. Lo scudetto del Marchiol vale il triplete interista. Edoardo Candiago, capitano dei biancoblù, utilizza una metafora calcistica per spiegare ciò che non ha funzionato nella travagliata stagione dei campioni d'Italia. Dopo la sciagurata prestazione di Prato, il club del Terraglio ha voltato pagina: da questa settimana, tocca al trio Eigner-Properzi-Galon. L'assistant di Mazzariol viene affiancato dall'ex tecnico dell'Under 18 e dall'estremo ex Benetton, che si sdoppia, continuando a giocare. Se Cornwell ne avrà almeno per un mese causa lussazione all'acromio sinistro, al contrario Lucchese potrebbe aver risolto i problemi fisici e tornare disponibile per il prossimo match con la Lazio. «Con “Cocco” ho un buon rapporto, con lui ho pure giocato», ragiona “Dado”, «Ma è sempre difficile arrivare in una società dopo una vittoria importante, sostituendo una personalità del calibro di Casellato, che quella vittoria l'ha costruita. Si è rivisto ciò che era successo all'Inter dopo la partenza di Mourinho. Umberto e Francesco hanno due caratteri totalmente diversi. Io ho avuto Casellato per sei stagioni, fra Venezia e Mogliano: credo nessun giocatore l'abbia avuto per così tanto tempo. È un motivatore, un accentratore, un tecnico di altissimo livello, il numero uno in Italia. Eravamo diventati “Umberto centrici”, tutto ruotava attorno a lui. Non faceva solo l'allenatore, si occupava dei giocatori a 360 gradi. E quando un tecnico del genere va via, è difficile ricreare lo stesso feeling. Dopo aver vinto lo scudetto, sapevamo che sarebbe stata un’annata complicata: Mazzariol è arrivato nel momento sbagliato». La ricostruzione non fa una piega. Ma Candiago chiama in causa anche i compagni: «La colpa è di tutti, una grossa responsabilità l'abbiamo pure noi giocatori, che andiamo in campo. Se sbagli un placcaggio, l'allenatore non c'entra. Non abbiamo mai giocato bene, le avvisaglie c'erano state. Nessuno, io per primo, ha reso al suo livello». A Prato si è toccato il fondo: «È stata un'umiliazione. A Gloucester presi 90 punti, ma non ho mai provato imbarazzo come sabato. Serviva una scossa, ma adesso non ci sono più alibi. Non siamo una squadra finita: dobbiamo vincerle tutte, ai playoff ci crediamo».

Mattia Toffoletto

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