Bepi Zambon: «Torno a insegnare il tennis»

Lo storico maestro trevigiano: «Mi manca il campo: mi rimetto in gioco e faccio servizio... a domicilio»
Bolognini Treviso conferenza stampa bepi zambon
Bolognini Treviso conferenza stampa bepi zambon

Bepi Zambon riparte... da sé e scende in campo. Da tennis, ovvio. Ricomincia da ciò che sa fare meglio: il maestro. Il baffo, coinvolto in tanti pasticci, cause e controversie legali, si piega ma non si spezza.

L’ultima volta l’avevamo visto incatenato alla sua roulotte a San Zeno, a denunciare la sottrazione, a suo dire senza fondamento, della gestione dello Sporting Club: come gli avessero tolto la potestà di un figlio. Ora in quella roulotte Bepi vive. A Quinto, riva del Sile. Ma con le mani in mano non ci può stare, anche perché si deve pur campare, allora ieri al Dopolavoro di via Benzi, in un praticello disseminato dalle foto delle sue imprese, ha annunciato che a 71 anni ("e mezzo" aggiunge civettuolo) si rimette su piazza per insegnare come si tiene in mano la racchetta.

«Ho ritrovato gli stimoli e riparto. Da zero. Dopo due anni ho deciso di insegnare di nuovo; e mi interessa farlo alle persone diciamo normali. Tanti ragazzini iniziano ma mollano subito, perché non gli si dà qualcosa in più: non serve diventare campioni per forza, esiste il semplice gusto del gioco. Sono rientrato da Ascoli e mi piacerebbe tornare lì a San Zeno, collaborare con i nuovi gestori. Al Dopolavoro ho amici, sono socio, affitto il campo ed insegno a qualche giovane ed a tutti coloro che sono interessati. Guardate che ce n’è di gente, ho ritrovato vecchi allievi dopo che in tanti in passato erano stati attratti dal golf. Confesso che mi manca la sudata in campo, il toc-toc della pallina sulle racchette. Non ho obiettivi precisi, solo tanta voglia di ricominciare, giorno per giorno. Vado dove mi chiamano, faccio servizio a domicilio».

Vulcano di un Bepi: dice una cosa e già pensa alla prossima. Oddio, ci sarebbe tuttora qualche problemino giudiziario.

«Zavorra che appartiene al passato, ora voglio essere positivo. Il mio sogno è prendere in gestione un piccolo club, un paio di campi bastano. Vorrei magari ripristinare quelli abbandonati, vedi Paese e Zero Branco: ho parlato con il mio amico Sergio Palmieri (direttore degli Internazionali di Roma ndr), vediamo se si può fare qualcosa. Ah Sergio: quella volta di Borg-Panatta, 1984, Gilberto mi cedette il Palaverde gratis, 7 mila persone ma Palmieri non ci credeva, continuava a dirmi se mi fossi ammattito. Ragazzi, tutto si può fare, basta avere il personaggio e creare l’evento. E riparto da me è un evento, no?» Sorride il Bepi: sotto i baffi.

(si. fo.)

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