Benetton, il vizio: 22’ di inferiorità a gara Ora la classifica respira: playoff a 4 punti

TREVISO. I conti sono presto fatti: i 63 minuti di Brex fuori dal campo per il rosso si aggiungono ai 25 di inferiorità del derby di andata. per i tre gialli comminati a Riccioni, Halafihi e Quaglio (nel finale). Morale? Il Benetton ha giocato 88 minuti con l’umo in meno i due derby, ammorbiditi solo dal giallo a Walker. Come dire un derby abbondante in 14 contro 15. Eppure, i leoni di Crowley li hanno vinti tutti e due, segno che questo Treviso è indisciplinato, sa complicarsi la vita ma sa anche venirne fuori, va detto più con le risorse emotive che con il gioco.
Certo, il tutto visto dalla parte delle Zebre federali assumerebbe ben altro risvolti: gli uomini di Bradley hanno dominato il primo derby, cogliendo solo un punto, e hanno scialato un’ora abbondante di superiorità, incassando 31 punti, a Treviso. I due punti finali (3 fra andata e ritorno) sono amarissimi, fronte dei 9 del Benetton.
Numeri che fanno onore a Treviso. Ma dopo 13 partite – 9 nel Pro 14 e 4 nella Champions Cup – il fattore cartellini sta diventando doppiamente antipatico. Non solo è una costante, ma pone il Benetton sotto i riflettori arbitrali, e non certo nella luce migliore.
Il cammino di questa stagione fa impressione: in 9 match di Pro 14 Treviso ha perduto un giocatore per 198 minuti, quasi 3 ore e 20!. Come dire 22 minuti di media, più di un quarto di gioco, regalando un effettivo agli avversarti. In Coppa solo 3 gialli in 4 partite (ma siamo sempre a 7 minuti e mezzo con avversarie favoriti).
Un autentico stillicidio. Il conto complessivo dei dazi disciplinari comprende i 31 minuti di Ratuva, i 69 di Lazzaroni, i 20 di Halafihi (2 gialli, e non dimentichiamo la scorrettezza sanzionata post- partita)), i 63’ di Brex, e ancora 10 per Steyn, Riccioni Barbini, e quasi 20’ per Quaglio (2 cartellini ma uno “incompleto”). Solo in 5 partite (su 13) i leoni son rimasti immuni da cartellini. Numeri inaccettabili, se si vuole andar lontano. Sabato è andata bene, ma non sempre ci sono le Zebre così inconcludenti. E ora Brex rischia un mese e mezzo di stop per lo “spear tackle”.
Numeri e situazioni che anche lo staff tecnico del Benetton avrà illuminato. Poi, certo, sabato, i grandi protagonisti sono stati gli uomini del pack, specie i primi 5 e il versatile Lazzaroni. La chiusa ha vinto il duello, la maul ha divelto la difesa zebrata, Mancano sempre i punti al piede (anche per chiudere prima i discorsi, i parmensi avrebbe potuto rientrare con la meta fallita davanti alla meta da Elliott).
L’uomo in meno, va detto, è stato mascherato bene. Con la conquista, un possesso non eccezionale ma comunque migliore di quello zebrato, con una pressione finalmente efficace. Il capitolo extratecnico dice invece che hanno debuttato felicemente la nuove maglie firmate Castelbajac, che il pienone di Monigo ha fatto buona impressione al ceo del pro 14, Anayi (gradito anche il saluto pubblico del numero uno del torneo), che la febbre ovale con i risultati, sembra tornata ai migliori livelli.
Infine, un capitolo nazionale. Il derby d’Italia era molto poco autoctono: un giocatore su 2 in lista, cioè 23 su 46, erano di formazione straniera (12 il Benetton, 11 le Zebre). Una riflessione si impone, ai piani alti. In mostra comunque gli emergenti e i dimenticati da O’ Shea, vedi Lazzaroni e Licata (e non va scordato chi è tornato alla ribalta, come Leo Sarto). Ma chissà che il nuovo ct Smith, o meglio la Fir, non stiano valutando le equiparazioni di Faiva, 7 mete in stagione, e Ioane, azzurrabili in teoria da ottobre 2020, oltre la barriera del Sei Nazioni affidata all’ex coach Benetton. Faiva ha corteggiatori da Oltremanica al Giappone, per Ioane c’è la ressa. Entrambi hanno il contatto fino a giugno, con la Ghirada.
Meglio, per il Benetton, concentrarsi sulla classifica finalmente ri-compattata. Leader Munster 7 punti sopra, Edinburgh a + 6, Scarlets terzi a soli 4 punti. È il bivio della stagione, i leoni sanno che non devono sbagliare più. —
Andrea Passerini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








