Beatrice, la spadaccina che non perdona

Cagnin, da Castelfranco a Verona passando per Treviso: ha messo a segno la sua prima gara individuale mondiale 

castelfranco. Italiani popolo di poeti, santi, viaggiatori e… spadaccini. La lunga tradizione della scherma azzurra, costellata da decine di medaglie olimpiche, mondiali ed europee, prosegue anche col nome di Beatrice Cagnin, campionessa non ancora ventenne di Castelfranco Veneto, che domenica ha vinto la sua prima gara individuale, conquistando l’oro nella tappa italiana della Coppa del Mondo Under 20 disputata al PalaIndoor Ovidio Bernes di Udine. «Sono contentissima del risultato», racconta mascherando bene l’emozione, «Anche perché ho cambiato società da pochi giorni, passando dalla Società Lame Trevigiane alla Bottagisio Scherma di Verona: mi sono trovata molto bene con il mio nuovo allenatore Alfredo Rota (oro a squadre alle Olimpiadi di Sydney, ndr). Ho tirato bene, con decisione, purtroppo non da subito, perché nel girone eliminatorio ho subìto due sconfitte su sei sfide».

Cagnin ha battuto nei quarti per 15-12 la russa Soldatova (vincitrice proprio a Udine due anni fa, ultima non italiana a vincere nella specialità in questa categoria), in semifinale ha avuto la meglio sulla francese Vanryssel per 15-10, superando l’altra russa Murtazaeva per 15-13 nello scontro finale. Si è conclude invece ai piedi del podio la corsa della pordenonese Alessandra Segatto. Cagnin è già sbarcata ieri sera a Cuba, dove a L’Avana sono in programma sabato e domenica le gare del torneo assoluto (individuale e a squadre) di spada femminile, mentre il weekend successivo sarà in gara a Maalot in Israele ancora per la categoria Under 20. La passione di Beatrice per la scherma nasce tra i banchi di scuola. «Ho cominciato a Castelfranco quando avevo 8 anni, perché ho visto un mio compagno di classe che praticava questa disciplina e mi piaceva, e sono rimasta nella mia città fino a tre anni fa, quando sono entrata a Treviso, fino al recentissimo passaggio a Verona. Tra i tanti campioni e campionesse italiani non ho un modello a cui mi ispiro, cerco di dare il meglio di me nelle occasioni importanti». E anche la scuola è già stata luogo di soddisfazioni per lei e per i genitori, che fanno gli agenti immobiliari: dopo il 100 e lode raggiunto alla maturità scientifica, Beatrice, arruolata già da un paio d’anni come aviere scelto in Aeronautica Militare, è riuscita a superare il difficile test di ingresso alla facoltà di Economia a Padova. «Avevo puntato anche ad Ingeneria biomedica, ma poi mi sono documentata meglio, anche in vista degli sbocchi successivi, e non mi ha attratto più di tanto. Sono riuscita ad entrare qui e devo dire che mi piace, perché è più applicabile alla realtà. Per quattro giorni alla settimana sono a Verona per gli allenamenti, il resto della preparazione atletica riesco a farla a casa».

“Nulla è perduto quando ci credi, un sogno dura finché lo insegui” è il motto con cui si presenta ai suoi contatti su Whatsapp e che svela la sua determinazione a raggiungere traguardi importanti. «Come per ogni atleta il sogno è arrivare alle Olimpiadi, magari quelle di Parigi del 2024; per Tokyo la vedo dura, ma ci sto lavorando, alla fine starà agli allenatori decidere. L’oro mondiale di Mara Navarria lo scorso luglio è una bella spinta». E allora “en garde, pret, allez”, giovane Beatrice: la sfida è aperta. —

Mirco Cavallin

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