Božana, dal dramma di Mostar all’Imoco «Felice di essere qui, sto imparando»

CONEGLIANO
Il 19 agosto 2000 le pietre del ponte di Mostar, distrutto durante la guerra dei Balcani, erano ancora tutte a terra. Nella città bosniaca, luogo simbolico del conflitto di frantumazione della Jugoslavia, nasceva proprio quel giorno Božana Butigan, oggi centrale dell’Imoco Conegliano e della nazionale croata. “Bibi”, come la chiamano tutti, ha fatto in tempo a vedere il ponte ricostruito, nel 2004 grazie anche ad un importante contributo economico dell’Italia.
Com’e avvenuto il cambio di nazionalità?
«Sono vissuta per 15 anni in Bosnia-Herzegovina, poi, per motivi legati alla pallavolo, mi sono trasferita a Zagabria in Croazia, dove poi sono rimasta fino alla scorsa estate, prendendo la nazionalità».
Come ti trovi all’Imoco?
«Sono molto soddisfatta e felice di essere qui. Mi trovo benissimo con gli allenatori, con le compagne, che mi hanno già aiutata a migliorare molto in questi mesi. È un ambiente meraviglioso, il posto migliore dove sarei potuta arrivare».
Cosa hai pensato quando ti è stato chiesto di venire a giocare a Conegliano?
«Ero felicissima, ma anche un po’ confusa: è uno dei club più importanti al mondo, con giocatrici fortissime. Pensavo di non essere adeguata e pronta, ma poi, parlando con Santarelli, che è anche allenatore della Croazia, mi sono convinta. Lui mi aveva visto in nazionale e ho accettato la sfida: dovesse capitarmi ancora non avrei alcun dubbio a dire di sì».
In questa stagione hai già giocato dieci partite, e 6 da titolare. Te l’aspettavi?
«Sinceramente no. Sapevo che ne avrei giocata qualcuna, quando ci sarebbe stato bisogno, come mi aveva detto il coach, e del resto qui ci sono giocatrici molto più importanti nel mio ruolo. Però sono molto contenta e orgogliosa di com’è andata finora: penso di aver mostrato di saper fare quello che mi viene chiesto, ricambiando la fiducia che è stata riposta in me».
Come pensi di esser cambiata in questi mesi?
«Mi vedo cresciuta come giocatrice e come persona, perché in questa squadra si impara qualcosa da tutti».
Le centrali esperte sono De Kruijf e Folie. Cos’hai appreso da loro?
«Ho già capito un sacco di cose da loro. Sono contenta di essere una loro compagna, mi aiutano molto, mi spiegano come correggere gli aspetti tecnici. Sono molto grata per quello che fanno per me»
Preferisci muro o schiacciata?
«Murare è molto più divertente»
È vero che gli allenamenti sono più impegnativi di certe partite?
«È così. In palestra ci scateniamo , le sessioni sono combattutissime. Non ci si annoia mai».
Finora avete vinto tutte le gare…
«Spero che sarà lo stesso da qui alla fine della stagione»
La Croazia avrà gli Europei in casa a settembre. Cosa vuol dire questo per te e per la tua nazionale?
«Siamo contenti di ospitare uno dei gironi di una manifestazione così importante. Penso che faremo un bel lavoro di preparazione con Santarelli; spero, giocando in casa, che riusciremo a mettere in campo una buona pallavolo e raccogliere buoni risultati»
Come stai vivendo la pandemia?
«Il lockdown di marzo l’ho fatto in Croazia; resta una situazione molto difficile, anche se noi siamo controllate con un tampone ogni tre giorni. E’ brutto non potersi muovere nel tempo libero, ma siamo contente di riuscire a giocare, anche senza pubblico»
A proposito, non hai ancora potuto “assaggiare” il calore dei tifosi gialloblù.
«Ed è molto triste. So che sono molto appassionati, coi loro cori e le loro bandiere. Spero che al più presto possano tornare a riempire il Palaverde, in modo da poter vedere dal vivo quello che le mie compagne mi hanno solo raccontato, o che avevo visto in qualche filmato». —
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