Ciclismo, la svolta del team arabo: niente alcol sul podio

SAN VENDEMIANO. «Non si potrà festeggiare alla veneta, non rivedrete più l’esultanza stile-Jesolo. Ma hanno investito ed è giusto rispettarne la cultura». La Uae Abu Dhabi, neonata formazione World Tour degli Emirati, nata dalle ceneri della Lampre, prevede un rigido protocollo nel comportamento sui social e, soprattutto, sul podio delle premiazioni.
Le bottiglie di prosecco o champagne possono essere solo stappate e non bevute in pubblico. Così, allo stesso modo, su Facebook o Twitter non si possono postare foto, apparentemente innocue, legate ad aperitivi. La svolta araba del ciclismo - nel 2017 è decollata anche la Bahrain-Merida di Vincenzo Nibali e dei trevigiani Franco Pellizotti e Manuele Boaro - ci abituerà pure a questo. E chissà se Sacha Modolo, velocista di punta del team emiratino, dovrà fare attenzione a rispettare il vademecum fin dalla prima trasferta della stagione. Sarebbe un segnale positivo, vorrebbe dire che ha rotto il ghiaccio già all’esordio. Il 29enne di San Vendemiano comincia domani al Dubai Tour, a uno sguardo da quel Golfo Arabico che diventerà presto familiare. «A noi trevigiani potrà sembrare strano, ma in altri paesi è la normalità. Doveroso comportarsi in modo serio», precisa Modolo. Esultanze sobrie, ma prospettive interessanti. Con Sacha chiamato a riscattare una stagione poco esaltante, per usare un eufemismo. La miseria di tre vittorie fra Turchia e Repubblica Ceca e una seconda parte in cui è uscito dai radar. Peccato: al Giro non aveva vinto come nel 2015 (sigilli a Jesolo e Lugano), ma si era speso anche per Ulissi e aveva evidenziato una bella tenuta in salita.
Il Mondiale di Doha, adatto alle sue caratteristiche, avrebbe dovuto rappresentare uno stimolo importante: che cosa è successo dopo la Corsa Rosa?
«Il guaio è che dopo non ho staccato. Subito Slovenia, Tricolore, Polonia. Corse ravvicinate che si sono fatte sentire. Non bastasse, fin dal Giro, intuivo di non essere considerato per il Mondiale. Come fossi fuori dal gruppo a priori. Tutto ciò mi ha portato un po’ a mollare. E quando volevo dimostrare, m’andava per giunta male. Se una stagione non gira, diventa inutile insistere. Magari non mi si crederà, ma non era una questione di gambe. Al Cechia ero tornato a vincere, ma poi all’Eneco non sono riuscito a fare una volata e al Piemonte sono stato pure male».
Pure la stagione precedente, si era un po’ perso in estate…
«In quel caso, però, mi ero fermato troppo. E sempre dopo il Giro. Bisognerà gestirsi bene a metà stagione, trovare il giusto equilibrio. Le tre vittorie del 2016 sono poche per me, almeno 6-7 l’anno devo piazzarle».
Quest’anno è in scadenza, serviranno risultati: obiettivi?
«Di sicuro fare meglio della stagione scorsa. Spero in un po’ di fortuna. Se comincia a girare bene, poi affronti l'anno con altro spirito. Vorrei tornare a vincere al Giro, fare una buona Tirreno. Ritrovare continuità. Il Mondiale di Bergen? Un po’ tutti sono adatti a me, ma bisogna dimostrare di valerlo».
Programmi?
«Dopo Dubai, sarò all’Oman. Poi Larciano, Strade Bianche, Tirreno, Sanremo. Quindi Nord con Harelbeke, La Panne, Fiandre e Gand. Il Turchia in ottica Giro».
State lavorando sul treno per le volate?
«Sì. L’idea è di un vagoncino in più, Mohoric-Ferrari-Consonni. Con l’ex Colpack riavrei un ultimo uomo tipo-Richeze. Se troviamo il giusto feeling, può nascere qualcosa di bello».
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








