L’amaro addio di mister Tentoni: «La rosa andava sfoltita»

TREVISO. Signori si nasce. E Davide Tentoni ha affidato il suo addio al Calcio Treviso a un comunicato di gran classe, in cui porge il suo sentito ringraziamento a tutto l’ambiente, a cominciare dal presidente Totera («che l'anno scorso mi ha voluto fortemente su questa gloriosa panchina sostenendomi sempre»), al ds Tonicello («serio e competente»), al suo staff («gente seria e preparata che ha sempre lavorato al mio fianco con impegno e professionalità"), ai giocatori («con i quali ho condiviso tante battaglie calcistiche ed ogni giorno allenamenti, sudore e passione»).
A mister Rorato il classico “inbocca al lupo”, un grazie anche alla stampa ed ai tifosi, in particolare agli ultras («che con la loro passione non ci hanno fatto mai sentire soli»). Lascia con una promozione, il quinto posto e la semifinale di Coppa Italia. Non è bastato. «I motivi chiedeteli a chi non ha voluto la mia conferma. Con me il Treviso ha vinto tanto e perso poco (in campionato 16-7-5, ndr), ho la coscienza a posto perché ho lavorato con tanto impegno, donando a tutti il meglio di me stesso. Anch’io ho dei difetti, dei limiti, ma anche l’umiltà di riconoscerli. So già che il campo mi mancherà tantissimo, cercherò di sostituirlo con lo studio: andrò a vedere partite ed allenamenti, voglio aggiornarmi. La botta è pesante ma la voglia di reagire non mi manca, anche se dovrò attendere almeno l‘anno prossimo».
Uno dei difetti a lei imputati è di avere poco polso. «Dipende cosa si intende. Non avevo certo un gruppo che meritasse punizioni e severità. Con situazioni diverse mi sono sempre fatto sentire. Il Treviso è squadra con tanti valori. Forse ho dato a qualcuno troppe prove d’appello fidandomi della sua buona fede, però è una critica che non accetto: la squadra mi seguiva, il polso lo si usa quando nello spogliatoio c’è un’atmosfera che non va, ma qui non era così. I giocatori del Treviso sono bravi ed in gamba ma anche fragili, e mi riferisco alla loro generazione, ragazzi che vanno trattati da atleti ma anche da uomini. Io l’ho fatto, ho lacoscienza pulita perché ho sempre considerato l’aspetto umano, non solo tecnico. E‘ il mio modo di operare: se poi qualcuno ha voluto involontariamente approfittarne non me ne sono accorto».
Cosa non rifarebbe? «Un mio errore è stato non aver deciso e portato avanti un certo assetto, ma con una rosa di 22 giocatori ho preferito ruotarli, cercando di non creare malumori. Una scelta condivisa con Tonicello, per arrivare poi a sfoltirla a dicembre. Sarebbe bastato insomma avere un po‘ di pazienza in più».
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








