Rugby, franchigia popolare

Una nuova società per una franchigia di rugby triveneta, E non sono i Dogi. Un progetto nuovo per l’Italia, quasi rivoluzionario: una selezione triveneta gestita da un cda in un modello misto, fra territorio, azionariato popolare, soci e sponsor illustri e non. Un po’ come il Munster, o l’Ateltico Bilbao nel calcio, riveduto e corretto sul Triveneto. Il progetto, covato da mesi, ha un forte marchio trevigiano, con l’imprenditore Walter Bernardi e l’ex azzurro Manrico Marchetto .
Il progetto è stato presentato al presidente federale Alfredo Gavazzi. «Siamo completamente estranei a logiche politiche e di campanile», dice Marchetto, «il nostro progetto parte dal basso, punta al massimo coinvolgimento di appassionati, realtà locali, imprenditori, istituzioni sportive e non: di chiunque voglia impegnarsi con noi, senza escludere nessuno, nella più leale collaborazione con gli organismi di governo del movimento rugbistico e della cooperazione con i club del Triveneto». Fra i promotori altri curriculum importanti, in terre rugbistiche come l’Irlanda, e competenze manageriali specifiche. C’è anche il veronese Marco Rangone, tecnico del Valpolicella.
Il bilancio partirebbe da 6,5-7 milioni annui, ma punta ad arrivare a 10 annui con il contributo di azionariato popolare, soci, istituzioni. In un quadro che vuol superare i campanili, diventare espressione del popolo del rugby, dei club, in sinergia con Fir , sponsor e grandi sostenitori. Si parla di un cda di 5 persone, con i rappresentanti delle diverse realtà (compreso gli azionisti popolari). Partite itineranti. Simbolo già pronto, ma sul nome c’è ancora mistero.
Evidente la sfida al progetto Dogi e a Marzio Innocenti presidente del comitato veneto, al tavolo con i club (Benetton, poi Rovigo, Mogliano, Petrarca e San Donà, le altre 12 militanti in serie A e B) .
Solo un caso che negli ultimi giorni Marzio Innocenti, presidente del comitato regionale veneto, abbia accelerato sui Dogi? Lo statuto è alla dirittura finale e c’è tanta voglia di rilancio (in primis il presidente del Benetton, Zatta).
E altrettanto di campo: si parla di un match a fine stagione (maggio o giugno) a Monigo, contro i Barbarians francesi.
Cosa succederà? Il progetto della franchigia popolare, dopo la Fir, sarà illustrato ai club grandi e piccoli di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino. Problema, per questa franchigia: i club veneti più importanti sono al tavolo dei Dogi, con Innocenti. A Gavazzi non spiace certo che a Nordest ci siano progetti alternativi ai Dogi.
La chiave, adesso, diventano le società. «Partirà una serie di incontri», prosegue Marchetto, «per proporre loro la nostra visione e ascoltare le loro necessità e le loro idee. Vogliamo riportare la nostra tradizione rugbistica ai livelli più alti della gloriosa storia triveneta».
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