Casagrande e Seno: il Treviso non muore

Tristezza. Malinconia. Struggimento. Ma anche una buona dose di incredulità mista a rabbia. Leandro Casagrande e Andrea Seno, nella sala stampa del Tenni, a spiegare con rassegnazione, inframmezzato da qualche sorrisino allusivo, la giornata surreale di martedì, che di fatto ha decretato la conclusione di mesi di speranze, delusioni, illusioni, chiacchiere, promesse. Casagrande è stato a Roma, con Angelo Palmas, nella speranza, poi risultata vana, che da Treviso arrivasse ciò che era stato loro promesso; il secondo a Treviso, a gestire la rabbia e la frustrazione che aumentavano man mano che il flop prendeva corpo. Seno così riassume la faccenda. «Uno dei soci (da notare che il nome di Corvezzo non è quasi mai stato pronunciato direttamente, ndr) lunedì 15 ci aveva fatto sapere che era tutto pronto per l’iscrizione. Noi però volevamo almeno vedere il numero di pratica del fido, niente. La storia poi la sapete: Palmas a Roma aveva appuntamento con due funzionari della Cariparma per la fidejussione, un’altra banca invece doveva ricevere i 36 mila euro in assegni. Alle 12.20 i due dicono a Palmas: guardate che il fido lo deve mandare il vostro socio. Cosicchè Casagrande è andato alla Covisoc senza nulla in mano: il F.C. Treviso non ha presentato alcun ricorso, ma anche presentandolo non è che la vittoria fosse assicurata, per cui domani il Consiglio Federale sancirà la fine della società e la liquidazione riprenderà. A me brucia soprattutto il modo con cui hanno illuso non tanto me quanto due persone che erano partite pur sapendo che di concreto non c’era nulla. Una doppia presa in giro. Voi pensate che l’altro giorno è stato fatto venire allo stadio Ze’ Maria spacciandolo come futuro allenatore del Treviso: siamo all‘assurdo».
Leandro Casagrande un anno fa alla Covisoc pianse per la gioia di essere riuscito nell’impresa di iscrivere la squadra in extremis, ora le sue lacrime sono state di dolore. «E non me ne vergogno: tutto ciò che faccio è solo per il bene del Treviso. Certo, sono andato a Roma, non ho visto… il Papa ma l’animo era comunque fiducioso; alle 11 però mi mancavano ancora dei documenti e allora sono iniziate le fibrillazioni, poi è finita come sapete. Tuttavia a me preme dire una cosa: il calcio a Treviso deve assolutamente continuare, questa è una piazza importante, che non va abbandonata: d’ora in poi la palla passa al sindaco Manildo, che presenterà la nuova società, di cui sarà il garante, al presidente Abete. Di conseguenza è a lui che le nuove cordate dovranno rivolgersi per giocare al Tenni. E non scordiamoci che c’è anche un settore giovanile da rifondare: i ragazzi stanno aspettando solo che ci sia una società iscritta per venire a giocare in uno stadio che, tutto sommato, conserva sempre un suo fascino. Personalmente mi rendo disponibile, e lo stesso vale per Seno, per collaborare con chi subentrerà: se hanno bisogno siamo qua. Tra poco comincerà una nuova avventura: è bello talvolta partire da zero, si creano aspettative ed entusiasmo. Ecco, l’importante ora sarà ricreare proprio quell’entusiasmo che adesso abbiamo perso. Oggi siamo demoralizzati per ciò che è successo, ma da domani tutti al lavoro per avere un club che faccia calcio a Treviso, anche con i ragazzi più giovani».
Anche Angelo Palmas, da Orvieto dove ha famiglia, non nasconde ciò che gli ribolle dentro: pure per lui questo martedì 16 sarà molto duro da dimenticare. «Cos’ho dentro? Delusione, rabbia. Io alle 8.30 ero già alla Cariparma di Roma; ho aspettato 4 ore, Corvezzo l’ho sentito solo verso le 11, mi ha detto di aspettare che la fidejussione sarebbe arrivata, invece siamo tornati con la coda in mezzo alle gambe. Insomma, ci eravamo illusi fino all’ultimo di fare il miracolo, niente, abbiamo bruciato l‘ultima possibilità. Il rammarico è aver visto due mesi di contrattazioni per poi arrivare a questi risultati. A Treviso il calcio lo si può fare, e molto bene: ve lo dico uno che in 15 anni ha frequentato posti neanche da mettere con il vostro. Si lavora bene perché c’è tranquillità, lo stadio, il centro di Lancenigo che costa pochissimo. Ma bisogna farlo in un certo modo».
Non certo quello visto quest’anno.
Silvano Focarelli
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