Quella scuola “zalfina” che pervade tutto il Giro

Se la gode, ormai, sornione, dal divano del suo albergo. «Li hai visti bene? Ne ho 17 in gara e uno a raccontarla. Nessun vanto, ma il piacere di guardarmeli, quello sì. Perchè se li hai avuti in casa, se sono parte della tua famiglia e della tua azienda, sono un pezzo della tua vita. Li guardi e sei fiero di quel che fanno». Tutti questi concetti li strappi a Egidio Fior in due ore di conversazione, perchè "Gidio" è uno che si dà un sacco di arie. Ma... dentro. Dentro? Sì dentro, come gli splendidi contadini di una volta, tutti degni di recitare una parte da Jean Gabin.
In realtà la sua ormai trentennale Zalf Euromobil Fior ne ha modellati tanti, di corridori passati al professionismo. «Tutti ancora lì, tutti resistono: sono di qualità, per quello non tornano a casa alla fine del primo anno», dice contento. Manca solo che si sfreghi le mani, mentre scorre l'elenco dei corridori iscritti al Giro. Nella Lampre ne ha due: Cunego e Pietropolli. Cuneghetto, quando correva agli ordini dei ds Camillo e Rui (cui negli ultimi anni s'è aggiunto Gianni Faresin), era un furbetto. Da dilettante andava meglio Sella, che pure non era furbetto e non sapeva vendersi altrettanto bene. Infatti Cunego ha 53 di ematocrito naturale, mentre Sella (squadra Androni) è stato beccato con (più di) 53 di ematocrito innaturale. E la moglie gliel'hanno scovata gli amici di papà. Da professionista, nella squadra di Gidio no, niente trucchi.
Nell'Astana di Kreuziger Fior "ha" Simone Ponzi, nella Bmc ha l'ex campione del mondo (e paesano, castellano) Ale Ballan. Alla Colnago Bmc ha più di metà squadra: da Sonny Colbrelli a Stefano Pirazzi, da Gianluca Brambilla (che a dispetto del nome vicentino) a Enrico Battaglin, per non parlare di quel lucano piccino-piccì che risponde al nome di Pozzovivo, ha appena vinto una tappa e, passato professionista, per 4 anni ha continuato a mantenere la residenza da Fior e a fermarsi regolarmente lì non ingombrando neppure più di tanto (non molto più di un metro e mezzo). Nella Farnese orfana di Pozzato la Zalf Euromobil Fior di Castelfranco vanta l'altivolese Oscar Gatto, l'unico ad aver davvero battuto Contador lo scorso anno. Nella Liquigas, invece, Egidio Fior e i fratelli Lucchetta (ciclismo grande passione al pari dell'arte, per i fratelli mobilieri trevigiani) hanno il capitano Ivan Basso, che del resto ha i nonni di Piombino Dese e in albergo da Fior passa, in incognito, magari con la famiglia, tanto spesso da non credere. Anche un altro Liquigas, Longo Borghini, un prodotto del vivaio di Castelfranco. E per quel vivaio è transitato pure il vecchio alpino Bruseghin, il Marzio dei Muss (ha 19 asini in Piadera, sopra Vittorio Veneto) che è l'emblema del grande gregario e corre per la Movistar spagnola. Marco Bandiera, altro ex zalfino, difende al Giro i colori della Omega QuickStep. Nella Radioshack dei fratelli Schleck, invece, il prodotto “made in Gidio” vincitore del Lombardia Oliver Zaugg. Infine c' il giovane cronoman del momento, Manuele Boaro di San Zenone degli Ezzelini, anche lui prodotto del vivaio castellano.
E poi - sorride Fior - c' anche il cronista in moto, reso famoso, oltre che dai due giri vinti, anche da quel grido "a voi" che restituisce la linea alla postazione Rai all'arrivo. Sì, è stato "suo" anche Paolo Savoldelli. Anche lui ha vissuto in quella specie di mini-residence di Castelfranco attiguo ai tavoli del ristorante dove si sono sfamati. Con un padre severo... a ggiunto - Camillo - e uno zio capace di capire i momenti no - Ciano Rui - a fare da maestri di ciclismo e di vita.
Antonio Frigo
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