Nessuno mai come Nidia nostra signora dei canestri

Premio della Fip alla Pausich per i sessant’anni dedicati al basket
TREVISO 20/1/2004 NIDIA PAUISICH ALLENA I BAMBINI MINI BASKET nidia pauisch
TREVISO 20/1/2004 NIDIA PAUISICH ALLENA I BAMBINI MINI BASKET nidia pauisch

di Silvano Focarelli

A casa vanta una collezione di trofei, cimeli, memorabilia, maglie, da far invidia a un museo, in una cassetta di sicurezza invece sono custodite le medaglie d’oro meritate dopo aver vinto gli otto scudetti.

Nidia Pausich è questo e tanto altro: è la signora dei canestri, il simbolo vivente della pallacanestro femminile italiana, il Dino Meneghin dell’altra metà del cielo, quella fatta a spicchi di color arancione. Oltre 60 anni di fila dedicati al basket, nessuno c‘è mai riuscito in qualsivoglia sport: iniziò nel 1950, a 15 anni e non ha ancora smesso. Ha fatto di tutto: giocatrice, allenatrice, arbitro (livello giovanile), persino la giornalista (scrisse alcuni articoli nel ‘67 per la Tribuna del Mezzogiorno in occasione degli Europei di Messina, da lei vissuti in Nazionale). Triestina di nascita ma ormai trevigiana a tutti gli effetti: sabato Nidia ha ricevuto l’ennesimo attestato alla sua straordinaria carriera: a Milano Marittima proprio il presidente della Fip le ha consegnato il premio, istituito dalla Lega femminile e dalla Fondazione Cannavò, riguardante l‘ultimo mezzo secolo di pallacanestro nazionale, come miglior giocatrice degli anni ‘60. Non che ci volesse l’ufficialità, il curriculum parla da sé. Inoltre dal 2008 Nidia Pausich è inserita nella Hall of Fame italiana, l’Arca della gloria dove sono presenti i più grandi personaggi di sempre della pallacanestro nostrana. «Questo premio della Lega l’hanno dato a me come potevano darlo a Nicoletta Persi (amica fraterna e coetanea, che a Monfalcone da 30 anni giace ammalata di artrite reumatoide, anche lei nella Hall of Fame,ndr) o a qualcun’altra, non è questo il punto-sbotta, come sempre senza peli sulla lingua-ovvio che in me ci sia soddisfazione, ma il significato spero vada trovato anche nel mio attaccamento alla maglia azzurra, una passione che oggi, e lo dico con grande dispiacere, non trovo in nessun cestista. Per me giocare in Nazionale è stato il momento più alto della mia carriera, era innanzitutto un onore e un orgoglio; ogni volta, all’inizio come alla fine, ero emozionata; adesso chi sta dimostrando di essere davvero onorato e orgoglioso di indossare questa maglia?»

La trevigianità di Nidia è fuori discussione: qui vive e lavora da oltre 40 anni, vera istituzione a livello giovanile, anzi infantile, con decine di maschietti e femminucce suoi allievi e che considera, lei mai diventata mamma, come nipotini. Senza contare l’attività con Luciana Montelatici, sua discepola negli anni ’70, a favore di quelli meno fortunati. Già, i ruggenti anni 70, sul finire dei quali Nidia, coach della Plastilegno-Giomo, diede vita ad accanite battaglie con la Pagnossin di Bianca Rossi e di coach Franco Novarina: Treviso con due squadre in serie A era considerata la capitale della pallacanestro femminile. Peccato che, in quelle due stagioni, perse tutti e sei i derby, alcuni proprio per un soffio, come il primo, 57-54 (13 novembre 1977 con le «Piscine» strapiene), che tuttora le sta sullo stomaco. Di quei tempi ricorda l’amicizia con il presidente Antonio Cesero, l’altra figura-chiave del basket cittadino rosa, scomparso improvvisamente il 23 ottobre 2008 a 70 anni. «Quante discussioni, quanti litigi abbiamo fatto in tanti anni, eravamo due caratterini sempre sul punto di esplodere ma poi, come “morosi“, eravamo anche pronti ogni volta a far pace. Con lui sono sempre stata bene e ne approfitto per ricordarlo: non potete immaginare quanto ancor oggi, e sempre di più, “Toni” mi manchi».

Ma lei non è donna da vivere di ricordi; quanti ne avrebbe: l’oratorio Pitteri a Trieste, il papà Bruno fuochista sul piroscafo Conte Verde catturato nel ’43 dai giapponesi a Shangai, l’adorata mamma Antonietta, sua accanita tifosa, il fidanzamento con Giorgio Listuzzi, attore con De Sica e Antonioni, gli 8 scudetti tra Udine e Vicenza, le centinaia di episodi vissuti in maglia azzurra. A quasi 77 anni Nidia Pausich dà una mano alla neonata Nuova Pallacanestro Treviso, a Nessuno Escluso e va ogni giorno al Coni con i suoi i «nipotini» a vivere e respirare basket.

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