Maddock, maori di Marca, lancia la sfida al Connacht

Papà da dieci giorni di Florence: "Omaggio all'Italia". Già Kingi chiamò la figlioletta Siena: ora un altro "leone" adora Treviso (e la Toscana)
Joe Maddock
Joe Maddock
MONIGO. Dion Kingi ha messo nome Siena alla sua figlioletta? Bene, Joe Maddock per la sua ha scelto Flo, abbreviativo di Florence, ossia Firenze. Tra i maori di Treviso, ormai è evidente, s'è diffusa la moda di chiamare i figli, soprattutto le femminucce, come le città toscane. Per la precisione Flo Mariah Bonham Maddock, nata il 16 ottobre, proprio alla vigilia della trasferta di Perpignan, che il papà saltò per ovvi motivi.


«In verità doveva nascere la settimana successiva - spiega l'ala neozelandese - Comunque ora è tutto ok. In quanto al nome, ho scelto quello perché, chiaramente, adoro Firenze». Maddock ha un curriculum da paura: nel 2002 con i Crusaders non perse una gara, con il Canterbury in due stagioni segnò 27 mete in 30 partite, con i New Zealand Maori realizzò 8 mete in altrettante presenze, nel 2009 fu metaman in Premiership: 11.


Come ti stai adattando tecnicamente, tu originario di Christchurch, cioè dell'altra parte del globo, anche se arrivi dall'Inghilterra, a una realtà completamente diversa?
«Ma il rugby è lo stesso, ad ogni latitudine: in questo momento della mia carriera ho voluto fare una esperienza comunque nuova, qui ci sono metodi d'approccio differenti, ma da parte mia, adesso che è nata la secondogenita, posso tornare tranquillamente a dare il massimo per la squadra. Dal punto di vista sportivo il mio obiettivo è migliorare costantemente, segnare qualche meta, salvarne qualcuna, cioè rendermi utile».


Giochi in una squadra italiana: che idea ti sei fatto, dopo un paio di mesi, del livello del nostro rugby?

«Sicuramente è migliorato: sapevo di alcuni risultati importanti conseguiti in passato, in particolare sapevo che Treviso fosse una squadra competitiva, con giocatori di un certo rango, come si è visto con il Leicester. Aggiungo che a mio avviso si possono comunque fare ulteriori passi avanti per raggiungere livelli migliori».


A proposito di Leicester, come hai preso quell'errore finale che è costato la vittoria contro gli inglesi?

«Naturalmente ho provato molta delusione. In quella circostanza ho cercato di forzare un po' le cose quando invece si poteva fare diversamente, magari andare ad un contatto e giocare su più fasi. Non mi è andata bene e ne sono rimasto un po' frustrato, fra l'altro già quando giocavo con il Bath l'anno scorso avevo subìto qualche episodio negativo proprio contro il Leicester».


Al di là del rugby, come ti sei integrato nel nostro sistema di vita? Ti piace la cucina trevigiana, la gente di Treviso?

«Certo, qui mi sono trovato subito bene, la squadra mi ha aiutato parecchio, ho potuto girare un po' per la città, "passeggiata in centro" (detto in italiano, ndr). Sì, Treviso mi piace davvero».
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