West Nile, in Veneto aumenta la circolazione del virus: tasso di positività al 4 per cento
Il monitoraggio dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie registra 73 pool positivi su 2.131 analizzati tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia. In Italia sono invece 312 i casi confermati. In Veneto positivi anche 33 uccelli selvatici

Aumenta la circolazione del virus West Nile. Lo riporta l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), che indica per il 2026 una circolazione del virus superiore a quella registrata nel 2025 e negli anni precedenti, con un tasso di positività dei pool pari al 4% in Veneto e allo 0,5% in Friuli Venezia Giulia.
Si tratta di un dato che viene monitorato in modo continuativo da anni: individuare precocemente la circolazione virale è esattamente l’obiettivo del sistema di sorveglianza.
I dati
Secondo i dati del Laboratorio di entomologia sanitaria – SCS3 Ecosistemi, nelle due regioni i pool positivi sono 73 (71 in Veneto, 2 in Friuli Venezia Giulia) su 2.131 analizzati, corrispondenti a circa 168 mila zanzare catturate.
I siti positivi sono 46 su 86 trappole installate (41/57 in Veneto, 5/29 in FVG). Le province interessate sono Venezia (9), Rovigo (8), Verona (8), Padova (7), Vicenza (5), Treviso (4), Udine (4) e Pordenone (1).
Sul fronte veterinario, in Veneto sono risultati positivi 33 uccelli selvatici nelle province di Verona, Padova, Venezia, Treviso e Vicenza, e 5 equidi con positività sierologica nelle province di Padova, Verona e Vicenza. Anche queste rilevazioni rientrano nel normale funzionamento del piano di sorveglianza e concorrono ad attivare le misure di prevenzione a tutela della popolazione.
«Rispetto al 2025 le zanzare positive al virus West Nile sono in aumento – dichiara Fabrizio Montarsi, biologo entomologo responsabile del Laboratorio di entomologia sanitaria dell’IZSVe. Le temperature elevate di questa estate e il prolungamento della stagione calda favoriscono sia la proliferazione dei vettori sia la circolazione virale. A questo si aggiunge un fattore ecologico: la nostra pianura è ricca di zone umide, ma le condizioni di siccità prolungata concentrano le poche riserve d’acqua disponibili, che diventano punti di aggregazione fra uccelli selvatici e zanzare (simpatria), con conseguente amplificazione del virus fra serbatoio animale e vettore. La fase di massima circolazione è attesa, come ogni anno, fino ai primi di settembre, con un andamento che dipenderà in larga misura dalle temperature».
Il funzionamento di ‘One Health’
In Italia è attivo un Piano nazionale di sorveglianza per la West Nile che integra il monitoraggio di insetti vettori, uomo, uccelli ed equidi secondo un approccio One Health.
L’obiettivo è individuare precocemente la circolazione del virus nei vettori e nell’avifauna, in modo da attivare per tempo le azioni di mitigazione del rischio di trasmissione all’uomo, fra cui il controllo sistematico dei donatori di sangue e dei donatori di organi.
Alla prima zanzara o al primo esemplare di avifauna positivo, lo screening per le attività trasfusionali e di trapianto viene attivato immediatamente: è la ragione per cui la sicurezza trasfusionale resta garantita anche nelle stagioni di maggiore circolazione.
La sorveglianza entomologica dell’IZSVe si basa su 86 trappole per zanzare distribuite fra Veneto (57) e Friuli Venezia Giulia (29), con monitoraggio capillare da maggio a ottobre a cicli di 15 giorni. Per l’avifauna selvatica il Piano nazionale prevede sorveglianza passiva e attiva su specie target.
I numeri e i sintomi
Nella grande maggioranza dei casi l’infezione da West Nile nell’uomo decorre senza sintomi: si stima che circa l’80% delle persone infette non sviluppi alcuna manifestazione clinica, che una quota minore presenti una sindrome simil-influenzale e che meno dell’1% sviluppi la forma neuro-invasiva. Il rischio di forme gravi si concentra nelle persone anziane, con patologie croniche o con ridotte difese immunitarie.
Secondo l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità (20 agosto 2026), in Italia i casi confermati nell’uomo sono 312, di cui circa la metà in forma neuro-invasiva, con 13 decessi notificati.
Le Regioni interessate sono 12: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sardegna. La quota elevata di forme neuro-invasive fra i casi confermati riflette il fatto che la sorveglianza intercetta soprattutto i quadri clinici più gravi, e non la reale distribuzione dell’infezione nella popolazione.
Nel confronto europeo pubblicato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC, 21 agosto), l’Italia riporta il numero più alto di casi, davanti a Grecia (157), Spagna (63), Macedonia del Nord (37), Romania (28) e Francia (17).
Il dato italiano risente anche dell’ampiezza del sistema di sorveglianza nazionale, fra i più capillari in Europa, che aumenta la capacità di individuazione dei casi rispetto a Paesi con sistemi meno estesi.
In occasione della Giornata mondiale delle zanzare del 20 agosto, l’Ecdc ha ricordato che il West Nile continua a interessare nuove aree del continente e che le specie di zanzare invasive si stanno stabilizzando in più Paesi europei, indicando nel rafforzamento delle capacità di controllo dei vettori la principale linea di intervento.
West Nile e altri virus trasmessi da zanzare
La West Nile è un’infezione virale trasmessa dalla zanzara comune (genere Culex). È bene ricordare che il virus non si trasmette da persona a persona, ma soltanto attraverso la puntura di una zanzara infetta. La zanzara si infetta pungendo uccelli infetti e può veicolare il patogeno a ospiti accidentali come il cavallo e l’uomo. Molte specie di uccelli domestici e selvatici fungono da serbatoio: l’infezione si mantiene e si amplifica nell’ambiente attraverso il ciclo zanzara-uccello-zanzara.
Altri virus come dengue e chikungunya sono trasmessi dalla zanzara tigre (genere Aedes) e circolano soprattutto in aree tropicali e subtropicali. Una volta introdotti attraverso i flussi di viaggiatori possono essere acquisiti dalla zanzara tigre presente sul nostro territorio (Aedes albopictus), con possibilità di trasmissione autoctona.
I casi di dengue (15) e chikungunya (5) finora registrati in Veneto sono tutti di importazione, associati a persone di rientro da viaggi all’estero.
Le linee guida
Non sono previste limitazioni alle normali attività quotidiane. Accanto ai sistemi di prevenzione di sanità pubblica, la misura più efficace per ridurre il rischio resta l’adozione di semplici comportamenti individuali, in particolare da parte delle persone anziane o con patologie croniche: usare repellenti cutanei, soprattutto all’alba e al tramonto, quando le zanzare Culex sono più attive, indossare abiti coprenti di colore chiaro nelle ore serali,utilizzare zanzariere alle finestre, evitare ristagni d’acqua in vasi, sottovasi e contenitori esterni, impiegare prodotti larvicidi in tombini e pozzetti.
A supporto, l’IZSVe partecipa a iniziative di informazione e comunicazione, fra cui incontri con la cittadinanza – in particolare presso gli Auser, per raggiungere le fasce di popolazione più esposte a forme gravi – la campagna “Attenzione animali pericolosi” promossa dalla Regione del Veneto e l’app gratuita “Mosquito Alert”, progetto di citizen science coordinato da istituzioni e centri di ricerca pubblici.
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