Vergassola, pillole al vetriolo
Il comico spezzino infiamma il pubblico di Preganziol
Oltre 700 persone hanno applaudito divertite Dario Vergassola venerdì sera al Teatro Arena di Preganziol per lo spettacolo organizzato dal Comune insieme al Gruppo Alcuni in seno alla rassegna di satira «Stella d'estate». Dopo il successo televisivo di «Parla con me» con Serena Dandini, il comico spezzino sta girando l'Italia con il suo spettacolo «Le interviste impossibili», riscuotendo un grande successo di pubblico. Venerdì, prima di entrare in scena, si è scatenato anche con la stampa.
«Amo molto il Veneto - ha confidato Vergassola dietro le quinte pochi minuti prima dell'inizio dello spettacolo - E qui in provincia di Treviso sono già venuto qualche anno fa. Ma tutti questi cartelli sulle lucciole, “vietato fermarsi con le prostitute”, e poi lo sceriffone che c'è a Treviso, Gentilini, con la storia delle lanterne dei ristoranti cinesi che vuole togliere... Ma dite un po': non avrete mica scambiato lucciole per lanterne?». E via di questo passo, vetriolo puro. E infatti per oltre un'ora il comico ha incatenato il pubblico con la sua autoironia e i suoi racconti veri-surreali su divi e vallette del mondo dello spettacolo.
Li ha tirati in ballo proprio tutti: veline, calciatori, attori, sindaci, politici, addirittura la Lollo.
E a Prodi ha confidato di aver chiesto: «Ma sa che lei dal vivo sembra proprio... vivo?». E dopo 10 lunghissimi secondi il premier sembra avergli risposto: «Ehh?», lasciando il povero Vergassola del tutto basito.
Da riferire ce ne sarebbero molte, come la domanda fatta a Natalia Estrada ancora ai tempi della love-story con Paolo (o forse Silvio) Berlusconi: «Ma lei è venuta qui in Italia per farsi... una famiglia?». E lei candidamente annuì.
Non potevano mancare le canzoni: «Non me la danno mai», storico brano che l'ha reso celebre al Costanzo Show; quella sull'ufologia; quella di Marta e Mario, che ha concluso lo spettacolo tra gli applausi del pubblico.
E per concludere, una riflessione di Dario Vergassola sul Veneto: «Ha un alone strano questo Nordest - ha confidato sempre dietro le quinte - Lo vedo dall'esterno e mi pare sia cresciuto troppo in fretta, questo Nordest. Eppure è una zona meravigliosa, in cui si ha la possibilità di fare tutto. Ma sembra mancata la formazione di una vera classe dirigente. Pare tutta una corsa e fa un po' paura: lavoro, lavoro, lavoro. E per chi rimane indietro è finita. Lo credo che poi, al primo senegalese che passeggia, gli urliate: “A casa tua, fannullone!”. Forse basterebbe lavorare meno e godersi un po' di più le cose. Che dite?».
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso
Leggi anche
Video








