Tensioni in Medio Oriente e voli cancellati: rallenta il turismo asiatico a Venezia

Secondo Confindustria Veneto Est cala la domanda da Cina, Giappone, Corea e Australia, che vale circa 1,2 milioni di presenze, mentre restano forti i mercati europeo e statunitense

Eugenio Pendolini
Turisti all'imbarcadero del vaporetto Actv
Turisti all'imbarcadero del vaporetto Actv

Sta anche nella lettura dei flussi turistici uno dei principali effetti diretti delle tensioni internazionali. Vale per il Veneto nel suo complesso, dal litorale fino alle Dolomiti, in grado nel 2025 di raggiungere i 75 milioni di presenze. Vale soprattutto per Venezia, città che del turismo ha fatto la sua principale economia.

E così i droni che cadono sulle strutture di un hub mondiale come Dubai, provocando un’ondata di voli cancellati (di compagnie come Emirates, Qatar Airways ed Etihad Airways), portano di fatto alla paralisi di quella fetta importante di turismo proveniente dall’Estremo Oriente (Cina, Corea, Giappone, India), oltre che dall’Australia. Per la sola città lagunare, parliamo di quasi un milione e duecentomila presenze (dati dell’ultimo annuario del turismo disponibile per il Comune di Venezia).

Cosa sta succedendo 

I primi effetti, gli alberghi veneziani hanno iniziato a notarli già dai giorni immediatamente successivi ai bombardamenti di Stati Uniti e Israele su Teheran. Le risposte iraniane verso le basi statunitensi e le principali infrastrutture dei paesi del Golfo hanno portato a far crescere il numero di prenotazioni cancellate.

«Negli ultimi giorni», conferma Salvatore Pisani, presidente del gruppo turismo e cultura di Confindustria Veneto Est, «abbiamo notato un forte rallentamento della domanda dei Paesi orientali. Reggono i mercati di prossimità, a partire da quello europeo, oltre che quello americano. L’auspicio, comunque, è che tutto si risolva in tempi stretti. A Pasqua ci aspettiamo un buon tasso di prenotazioni». Al momento, restano alti anche i tassi di prenotazione per la Biennale Arte, la cui inaugurazione è prevista per sabato nove maggio. Evento di richiamo internazionale, la convinzione degli operatori è che la crisi attualmente in corso possa essere risolta in tempi brevi.

Insomma, nonostante i venti di guerra che soffiano dal Medio Oriente, le prime avvisaglie della primavera se da un lato hanno portato a numerose disdette di turisti asiatici, dall’altro non hanno fermato gruppi e comitive provenienti da altre parti del mondo. Prova ne è la ressa registrata in laguna nell’ultimo weekend.

Segno evidente che la destinazione è percepita come sicura. La Prefettura ha innalzato i livelli di sicurezza all’indomani dell’attacco di Usa e Israele all’Iran e il conseguente attacco dell’Iran contro gli Emirati. Da allora i presidi sono stati rafforzati nelle aree più sensibili, con agenti in Piazza San Marco, e nei punti di accesso come la stazione ferroviaria, l’aeroporto Marco Polo e il porto.

Alcuni dati 

C’è però un altro problema a preoccupare gli addetti ai lavori. Riguarda infatti l’aumento del costo del petrolio. Se la situazione non si risolverà in tempi brevi, viaggiare diventerà inevitabilmente più costoso. Due le possibili conseguenze. Da un lato, l’87% degli ospiti che arrivano a Venezia arrivano dall’estero. A farla da padrone restano gli Usa (18%).

Segue poi il turismo italiano con il 13%, quello francese con 6,5%, Regno Unito (5,7%), Germania ( 5,5%), Spagna (4,5%), Cina ( 3%). Secondo i dati ricavati dall’Ava (associazione veneziana albergatori) negli ultimi anni la Cina ha superato per la prima volta il Canada, che rappresenta il 2,8%, Australia, Messico e Brasile che si collocano al 2,6%. Tra le novità che anche l’apertura di nuove rotte aeree.

La Cina, tra le provenienze, ha infatti registrato la maggiore crescita (+47,9%) e rappresentano una potenziale area di forte espansione in ottica futura. Altri aumenti significativi sono dal Messico, +24,1%, e dal Brasile, +19,9%. Va da sé che con un prevedibile rincaro dei biglietti aerei, tutto questo potrebbe ricadere sul turismo a Venezia e influire negativamente sull’andamento dell’anno in corso e anche su quelli futuri.

L’altra faccia della medaglia del rincaro dei costi energetici sono le possibili conseguenze che, a lungo termine, potrebbero cadere addosso agli alberghi. Un fattore, questo, che già preoccupata gli operatori. «Sì, le incognite legate ai rincari dell’energia elettrica è una preoccupazione costante», conferma Salvatore Pisani, «vedremo quello che succederà».

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