La guerra allontana i nuovi turisti dalla Marca: in calo anche gli arrivi business
Secondo Federalberghi Treviso le cancellazioni hanno raggiunto il 15%. «Il problema sono le mancate prenotazioni per il futuro»

«Il problema non sono tanto le cancellazioni di oggi, quanto più le mancate prenotazioni di domani». È il futuro quindi, non il presente a spaventare albergatori e operatori del settore turistico. A fare da portavoce Giovanni Cher, presidente di Federalberghi Treviso, che scatta una fotografia del comparto dopo 10 giorni di guerra, partendo da un numero con il segno meno. Secondo una prima stima di Federalbeghi, le cancellazioni oggi hanno raggiunto il 15% del totale delle prenotazioni.
Effetto, dunque, della situazione critica nei cieli del Medio Oriente dopo l’attacco di Israele e Usa all’Iran, con le compagnie dei Paesi del Golfo costrette a operare un numero limitato di voli da Dubai, Abu Dhabi e Doha, principali scali mondiali.
«Abbiamo riscontrato la cancellazione degli arrivi legati ai voli che attraversano gli aeroporti emiratini, quelli operati da Emirates, Etihad e Qatar Airways e che riguardano tutto il traffico proveniente dall’Oriente, inclusi anche Paesi come il Giappone e il Sud Est Asiatico», spiega Cher, «è chi lavora con questi mercati che sta ricevendo cancellazioni, nella provincia di Treviso in questi giorni ne abbiamo contate circa il 15% del totale delle prenotazioni, soprattutto nella zona sud, quindi nelle strutture di Mogliano e Monastier». Le zone afferenti a Venezia, quelle considerate prettamente turistiche.
Ma non solo, perché a risentire degli effetti della guerra in Iran è stato anche il settore business: «Le cancellazioni hanno riguardato anche il traffico d’affari e le strutture che hanno rapporti commerciali e legami con i Paesi di quella parte del mondo, non perché si siano fermati affari, ma sempre per motivi legati allo spazio aereo praticabile e alle limitazioni delle compagnie che normalmente coprono quelle tratte».
Cher nella sua analisi fa un paragone con il recente passato, il 2020, quando la pandemia aveva fermato il mondo: «Al momento non stiamo riscontrando particolare paura o frenesia, non c’è lo stesso effetto Covid, quando assistemmo alla cancellazione del 100% delle prenotazioni, oggi stiamo notando cancellazioni dei voli operati da determinate compagnie. Da Israele invece abbiamo ricevuto cancellazioni nette. Da lì gli arrivi si sono fermati».
Come anticipato, però, la preoccupazione non è per la situazione congiunturale, ma per il prossimo futuro che si sta delineando sotto tinte piuttosto scure: «Si temono ripercussioni nei prossimi mesi: c’è la paura che le condizioni peggioreranno e anche di parecchio perché ora sono le compagnie che cancellano, mentre c’è la reale possibilità che presto lo faranno i turisti. Il vero problema risiede quindi nella programmazione», ammette il presidente di Federalberghi.
L’analisi del comparto quindi viene proiettata in avanti di qualche mese: «Le prenotazioni arrivano a rilento, quasi bloccate. Marzo è un mese in cui solitamente c’è una raccolta altissima. I turisti aspettano a prenotare, aspettano di capire come evolveranno le cose, basta pensare che la maggior parte degli americani, tra i maggiori turisti, considerano l’Italia sulla strada verso l’Iran».
Siamo in un periodo di sospensione: «Come del resto stiamo facendo anche noi trevigiani. Tantissimi aspettano a prenotare o confermare il prossimo viaggio, soprattutto verso mete lontane».
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