Tumori, il Veneto è tra le regioni più virtuose: ecco quanti aderiscono agli screening
Nel 2024 raggiunto il 100% degli inviti per la mammografia e superata la media nazionale in tutti e tre i programmi. La partecipazione, però, non va oltre il 67,5%

Il Veneto si conferma tra le regioni italiane più virtuose negli screening oncologici, collocandosi nelle prime posizioni nazionali per l’adesione ai programmi gratuiti destinati alla diagnosi precoce dei tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto.
A fotografare la situazione è l’analisi della Fondazione Gimbe, realizzata sulla base dei dati 2024 dell’Osservatorio nazionale screening. Il Veneto occupa il quarto posto in Italia sia per l’adesione allo screening mammografico sia per quello cervicale, mentre sale al secondo posto per il colon-retto, alle spalle solamente della Valle d’Aosta.
Risultati nettamente superiori alle medie italiane, che evidenziano la capacità del sistema sanitario regionale di raggiungere la popolazione e accompagnarla lungo il percorso di prevenzione. Resta però un margine ancora ampio da recuperare: anche in Veneto, infatti, l’adesione non supera il 67,5%.
Mammografia, adesione al 65,7%
Per lo screening mammografico, rivolto gratuitamente alle donne tra i 50 e i 69 anni, il Veneto ha raggiunto nel 2024 il 100% di estensione, cioè ha inviato un numero di inviti equivalente all’intera popolazione interessata dal programma. La media italiana si ferma al 97,3%.

Il test è stato eseguito dal 65,7% della popolazione target, contro una media nazionale del 50%. Un risultato che vale al Veneto il quarto posto, dopo la Provincia autonoma di Trento, l’Emilia-Romagna e l’Umbria.
La mammografia permette di individuare tumori anche di piccole dimensioni, prima che compaiano sintomi. In caso di esito sospetto, il programma organizzato garantisce gli ulteriori approfondimenti, dall’ecografia alla risonanza magnetica, fino all’esame citologico o alla biopsia.
Cervice uterina, il Veneto è ancora quarto
Il Veneto si posiziona al quarto posto nazionale anche per lo screening del tumore della cervice uterina, rivolto alle donne tra i 25 e i 64 anni.
L’estensione ha raggiunto il 120,1%, poco sopra la media italiana del 117,2%. I valori superiori al 100% indicano che, oltre agli inviti ordinari, sono stati effettuati recuperi riguardanti persone che non erano state raggiunte negli anni precedenti, anche a causa delle interruzioni provocate dalla pandemia.

L’adesione è stata del 67,5%, contro il 51% nazionale. Alle donne più giovani viene generalmente proposto il Pap-test ogni tre anni, mentre nelle fasce d’età successive viene utilizzato l’Hpv test, ripetuto ogni cinque anni. Nel caso di positività, il percorso prevede la colposcopia come approfondimento di secondo livello.
Colon-retto, adesione quasi doppia rispetto all’Italia
Il dato più significativo riguarda lo screening del colon-retto, destinato a donne e uomini tra i 50 e i 69 anni attraverso la ricerca del sangue occulto nelle feci.

In Veneto l’estensione è stata del 96,5%, superiore alla media italiana del 94%. L’adesione ha raggiunto il 58,8%, quasi il doppio rispetto al 33,3% registrato a livello nazionale. Una percentuale che colloca la regione al secondo posto in Italia.
In caso di positività al primo test viene proposta la colonscopia, esame fondamentale per individuare sia eventuali carcinomi sia gli adenomi avanzati, lesioni che possono precedere lo sviluppo di un tumore.
In Italia 7,6 milioni fuori dai programmi
Il buon posizionamento del Veneto si inserisce in un quadro nazionale che resta critico. Nel 2024 oltre 7,6 milioni di persone, pari al 54% della popolazione target, sono rimaste fuori dai programmi gratuiti: in alcuni casi perché non hanno ricevuto l’invito, molto più spesso perché non hanno aderito.
In tutta Italia sono state invitate oltre 14,1 milioni di persone, ma meno di 6,5 milioni hanno effettuato il test. Secondo le stime di Gimbe, il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non avrebbe consentito di intercettare oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose: più di 11mila carcinomi della mammella, quasi 9.700 lesioni della cervice uterina, 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25mila adenomi avanzati.
«Aderire agli screening organizzati significa diagnosticare precocemente i tumori, aumentare le probabilità di guarigione e salvare vite umane», sottolinea il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Anche nelle regioni più efficienti, dunque, la sfida resta convincere una quota ancora consistente della popolazione a rispondere agli inviti.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








