Truffe sentimentali e falsi amici nei social, l’allarme della postale: «Basta un clic per rovinarsi la vita»
Aumentano le truffe telefoniche e quelle legate al trading online: «Dobbiamo evolverci in un modo virtuale ma che ha effetti sulla vita delle persone»

«L’orco ha il volto del vicino di casa sorridente e di bell’aspetto, abilissimo nel manipolare le persone più fragili e insinuarsi nella loro vita. E quello che in questi ultimi anni mi sconvolge, è che è sempre più giovane».
Tiziana Pagnozzi, primo dirigente della Polizia di Stato a capo del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica (C.o.s.c.) della Polizia Postale per il Veneto, è in pensione da qualche giorno.
Specializzata bel campo dei reati di pedopornografia e pedofilia, elencare quello che ha visto e sentito in questi anni, non rende l’idea, basterebbe citare le operazioni Viper 1 e Viper 2, rimanendo nell’arco temporale recente.
«La divisa ce l’ho cucita addosso, difficile dismetterla da un giorno per l’altro» spiega. Con lei, è andato in pensione un altro pilastro, il sostituto commissario della Polizia di Stato Luca Cosson, responsabile Affari generali del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica per il Veneto di Mestre (che tra l’altro canta con il coro gospel Big Vocal Orchestra), e a breve, in uscita, l’ispettore della Polizia di Stato Stefano Bianco.
«Al di là dell’aspetto professionale» spiega l’ex dirigente dal 2022 a capo della Postale «è stata una esperienza totalizzante, un gruppo così coeso non l’ho mai trovato».
Nel grande edificio che accoglie la Postale, sono in tantissimi a bussare la porta, e quando arrivano, la maggior parte sono disperati.
La divisa che incontrano, è la sola loro luce. «In costante aumento sono le truffe legate al trading online e le truffe telefoniche del finto agente. Quello che fa male, è che vanno a carpire la buona fede delle persone anziane: noi cerchiamo di fare tantissima pubblicità, ma è anche vero che basta poco quando una persona è anziana e vulnerabile e si trova ad aver a che fare con bravissimi manipolatori, potrei cascarci anche io. E poi abbiamo la testa talmente altrove che a volte basta un click senza accorgersene per rovinarsi la vita. Prima di fare qualsiasi azione bisognerebbe essere presenti a noi stessi, ma non sempre siamo in questa condizione».
Anziani e adolescenti usati e venduti online. «Serve massima attenzione dei genitori verso i figli, i più attenti hanno fermato in tempo certe situazioni, ma è impegnativo stare dietro ai ragazzi, perchè sono tecnologicamente più veloci di noi».
Prosegue: «Spesso basta chattare online con gli amici, chi vuole sa come inserirsi in questi gruppi. Sono grandi manipolatori che si spacciano per coetanei e fingono di capirli. Nessuno si presenta “piacere sono io l’orco”. Non saprei dire quante ne ho viste, ho iniziato ad occuparmi di fasce deboli e di pedofili ancor prima di arrivare alla Postale».
«L’orco è giovane e gentile»
Cosa l’ha colpisce di più? «L’età media degli orchi, prima andava dai 50 in su, oggi in rete ci sono orchi di 20, di 30 anni, ecco, di questo non mi capacito, la fascia di età si è abbassata in modo repentino. È un cambiamento rilevante che non va sottovalutato».
Chi è l’orco? «La persona della porta accanto che si trasforma in orco dietro il Pc. Non ce l’hanno scritto in fronte, sono come i truffatori: carini, gentili, di bell’aspetto. Se arriva l’avanzo da galera si alzano le protezioni, ma se è bello e carino».
Il vostro lavoro come è cambiato? «È cresciuta la nostra professionalità nell'approcciare chi ci chiede aiuto: le vittime collaterali, moglie, figli, madre, i parenti dei truffati. E abbiamo un team di psicologi che ci aiuta a superare eventuali situazioni. Vedere certe immagini non fa bene, ci danno consigli per affrontare i famigliari e il contesto».
Le truffe sentimentali
La Polizia postale, salva vite e si trova di fronte a famiglie distrutte. Spiega Luca Cosson, in passato portavoce della Questura: «Dobbiamo evolverci in un modo virtuale ma che ha effetti sulla vita delle persone. Sono due i tipi di truffe che più mi fanno male: quelle affettive, sono le più dolorose. Persone ingannate online, da gruppi che per la maggior parte stanno in Nigeria o Costa D’Avorio, usano i traduttori automatici e sfuggono alle leggi internazionali e gli accordi europei. Lentamente, piano piano, studiano i profili social delle persone deboli, fragili, bisognose di relazioni e le circuiscono. E anche dopo che hanno perso tutto, che si sono indebitate, che hanno fatto bonifici a persone mai viste di cui si sono invaghite da dietro un Pc, ancora ci credono, ancora ci sperano nonostante le mettiamo di fronte ai fatti e alla cruda evidenza, nonostante i famigliari disperati siano venuti da noi. Vengono così ingannate da crederci fino alla fine, da sperarci ancora anche se non hanno più nulla. E questo accade sempre più spesso. Vediamo persone manipolate a tal punto da giocarsi capitali e società, e la leva è l’aspetto affettivo, la solitudine, il bisogno».
Prosegue: «E poi ci sono le truffe online che coinvolgono gli adolescenti che magari mandano una loro foto spogliata, ingenuamente, e iniziano a venire ricattati da qualcuno. E dopo il primo pagamento, essendo affettivamente immaturi, non sanno più cosa fare, si vergognano, si chiudono in se stessi. Ci sono persone bravissime a millantare, rubare credenziali, far fare involontariamente mosse false, dalle quali è difficile tornare indietro».
Aggiunge: «Fa male vedere la disperazione di queste persone sole, deboli a volte con fragilità cognitive. E giovani che si sentono senza via di uscita».
Cosa fate? «Il nostro compito è accogliere e mostrare una via di uscita».
Infine: «Tra gli aspetti che abbiamo sviluppato ci sono i protocolli d’intesa con il mondo delle aziende e dei privati che detengono materiali sensibili, vedi le aziende sanitarie. Che riusciamo a proteggere dagli attacchi hacker proprio grazie a queste intese e scambi di informazioni. Ne abbiamo sottoscritti già 25-26. Penso agli acquedotti, alla San Benedetto, una volta era impensabile immaginare questa osmosi pubblico-privato, oggi è normale».
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