«Treviso, il tuo futuro è con Venezia»

Ferruccio Bresolin: asse ideale per storia e per caratteristiche, si può creare un polo di cultura e innovazione industriale
Di Fabio Poloni

TREVISO. Lo suggerisce la storia. Lo chiede il presente. Lo pretende il futuro. Treviso deve “andare” con Venezia. Motivo: ci sono affinità, continuità, direzioni comuni. E un obiettivo: creare un polo dell’industria culturale e creativa che faccia da contraltare a quello finanziario e produttivo fra Padova e Verona. In questo balletto tra riforma delle Province e dialogo su quale sia la mappa giusta per superare il modello nordestino che scricchiola, il professor Ferruccio Bresolin, docente di di Politica economica all’università Ca’ Foscari, non ha dubbi.

Professor Bresolin, perché è un sostenitore dell’“asse” fra Treviso e Venezia?

«Per diversi motivi, storici ma anche di prospettiva. Fra Treviso e Venezia ci sono continuità storiche e pure urbanistiche. Il vero continuum geografico è tra queste due province, non con Padova, per esempio».

Solo geografia?

«No, anzi: l’idea di fondo è quella di riuscire a creare un polo d’attrazione culturale e dell’industria dell’innovazione. Entrambe le province hanno queste caratteristiche nel proprio dna, vanno valorizzate. L’Europa chiede di investire nell’innovazione, qui c’è tutto per poterlo fare».

Basterà un disegno a tavolino per lanciare un progetto di questo tipo?

«Serve una governance di tipo metropolitano, che dia alla maxi-provincia poteri forti soprattutto nel campo dei collegamenti. Quelli fisici, ma non solo. Le due realtà vanno messe in rete, ma non isolate dal resto del Veneto. Resto convinto che la vera realtà metropolitana sia la regione: vanno messi in rete tutti i punti nodali».

Ridisegnare le Province, quelle amministrative, rischia di creare un conflitto di attribuzioni con la Regione?

«Vanno trovati gli equilibri, le gerarchie di ruoli per valorizzare le vocazioni di ciascun polo. Il vero tema è: la riorganizzazione dev’essere funzionale a specializzare i punti nodali. Treviso-Venezia per cultura e innovazione, Padova-Verona per industria e finanza».

Ma questo riordino in atto tiene conto di obiettivi del genere, secondo lei, o è un puro disegno fatto con il bilancino?

«Purtroppo mi sembra in effetti slegato, basato solo su criteri territoriali. Un modello buono, ma con premesse sbagliate: si rischia un pateracchio con specialità non valorizzate».

Il polo culturale Treviso-Venezia ha già una base: la sinergia universitaria.

«Giusto, mentre invece Padova e Venezia hanno tradizioni diverse, cosa rispecchiata dai rispettivi atenei».

Questo discorso di prospettiva, secondo lei, ha qualche ricaduta concreta sulla realtà delle piccole imprese locali?

«Non credo, almeno sul breve, sul presente. Per le piccole imprese, anzi, la maggior contiguità potrebbe essere con Padova, non con Venezia. I bisogni delle piccole imprese trevigiane, penso alla micro-finanza, trovano risposte più sull’asse verso Padova: banche, consorzi fidi».

Su questo, però, si muovono già le associazioni di categoria.

«Vero, assolutamente. Il discorso sull’aggregazione tra Province però potrebbe rilanciare progetti più ampi, e necessari. La banda larga, per esempio, che colleghi tutti i piccoli centri, non solo i capoluoghi».

@fabio_poloni

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